Carl Newton Mahan aveva sei anni quando uccise un amico di otto sparandogli con il fucile del padre. Il suo caso, nel Kentucky del 1929, è ancora oggi ricordato come quello dell’imputato per omicidio più giovane della storia degli Stati Uniti: un bambino che si addormentava sul tavolo della difesa mentre una giuria di adulti decideva il suo destino.

Paintsville, 1929
Paintsville è una piccola città della contea di Johnson, nel Kentucky orientale, tra le colline dei monti Appalachi. Alla fine degli anni Venti vive soprattutto di carbone. Le famiglie dei minatori sono numerose e povere, e la Grande Depressione, che esploderà a ottobre con il crollo di Wall Street, qui si fa sentire già da tempo.
Anche i bambini cercano di portare a casa qualche centesimo. Uno dei modi più comuni è raccogliere rottami di ferro da rivendere. È quello che fanno, il 18 maggio 1929, due bambini del paese: Carl Newton Mahan, sei anni, figlio di un tassista, e Cecil Van Hoose, otto anni, che abita poco lontano.
Il pezzo di ferro
Durante la ricerca Carl trova un pezzo di ferro, un piccolo tesoro per due bambini poveri. Cecil glielo strappa di mano e, secondo i racconti dell’epoca, lo colpisce. Carl reagisce con una minaccia che in quel momento nessuno prende sul serio: se non glielo restituisce, gli dice, lo ucciderà.
Poi corre a casa. La madre non c’è. Il fucile da caccia del padre, un calibro 12, è appeso a un chiodo sul retro di una porta, abbastanza in alto da dover salire su una sedia per prenderlo. Carl ci sale, lo stacca e torna fuori.
Quando ritrova Cecil, gli grida qualcosa come “Ora ti sparo” e preme il grilletto. Il colpo raggiunge l’amico al petto. Una vicina, la signora Fitzpatrick, che aveva visto la lite, aiuta a caricare Cecil su un’automobile per portarlo in ospedale. Il bambino muore poco dopo l’arrivo. Secondo le cronache, chi preparò il corpo per la sepoltura contò diciotto pallini, tre dei quali avevano colpito il cuore.
Cecil Van Hoose fu sepolto nel cimitero Mayo di Paintsville. Aveva otto anni.
Un bambino davanti a una giuria
Quello che accadde dopo è forse la parte più incredibile della storia. Carl non fu affidato a un servizio per l’infanzia né semplicemente riconsegnato ai genitori: fu processato. Il giudice della contea, John W. Butcher, che presiedeva anche il tribunale dei minori, decise di procedere con un vero processo davanti a una giuria, come per un adulto.
Il processo si tenne meno di una settimana dopo la sparatoria, il 22 e 23 maggio 1929, e durò di fatto una giornata. La giuria era composta per lo più da contadini e minatori, più un negoziante. Già la scelta dei giurati fu movimentata: lo sceriffo Harry Adams ebbe un battibecco con il giudice sul numero di candidati convocati e fu multato di tre dollari.
A difendere Carl c’era l’avvocato John Wheeler. Il bambino fu fatto sedere al tavolo della difesa e raccontò con parole sue che cosa era successo. La madre testimoniò che, dopo lo sparo, il figlio le aveva detto di non sapere che il fucile fosse carico. Poi, per il resto della giornata, Carl rimase lì, tra gli adulti, giocando con quello che aveva davanti e a volte addormentandosi, come fa qualsiasi bambino di sei anni costretto a stare seduto per ore.

Il verdetto
La giuria si ritirò e, in circa mezz’ora, tornò con la sua decisione: non omicidio volontario, ma omicidio colposo. Il giudice Butcher dispose che Carl fosse mandato nel riformatorio statale di Greendale, vicino a Lexington, fino al compimento dei 21 anni; i giornali dell’epoca parlarono di una pena di quindici anni. In attesa che la sentenza diventasse esecutiva, il bambino poté tornare a casa grazie a una cauzione di 500 dollari, che la famiglia riuscì a pagare con l’aiuto di parenti e amici.
L’avvocato Wheeler annunciò subito che avrebbe chiesto un nuovo processo. I suoi argomenti erano tecnici, ma pesanti: il tribunale dei minori della contea non aveva il potere di celebrare un processo con giuria per un’accusa di omicidio, che spettava semmai alla Corte di circuito, e anche le istruzioni date ai giurati erano contestabili.
L’America si divide
Nel frattempo il caso era finito sulle prime pagine dei giornali del Kentucky e poi di tutto il paese, fino al New York Times. L’immagine di un bambino di sei anni condannato da una giuria colpì l’opinione pubblica, che si spaccò. C’era chi considerava la condanna troppo lieve per chi aveva tolto la vita a un altro bambino, e chi la trovava assurda e crudele. Alla famiglia Mahan arrivarono lettere di solidarietà e lettere di insulti.
Intervennero anche personaggi noti. Padre Edward Flanagan, il sacerdote che aveva fondato in Nebraska la celebre casa per ragazzi di Boys Town, chiese che Carl fosse affidato a lui. Un giudice di Cincinnati, Charles Hoffman, suggerì una valutazione psicologica, e la psicologa Ethel Goldsmith Muegle esaminò il bambino e parlò con la madre. Il governatore del Kentucky, Flem Sampson, sostenne che i resoconti dei giornali erano molto esagerati. E perfino Clarence Darrow, il più famoso avvocato penalista d’America, commentò pubblicamente il caso, irritando i magistrati coinvolti.
C’era poi un problema molto concreto: i responsabili del riformatorio fecero sapere che la struttura non poteva accogliere bambini sotto i dieci anni. La sentenza, in pratica, era inapplicabile.
Il writ of prohibition
Il 24 maggio 1929, appena un giorno dopo il verdetto, la questione arrivò davanti al giudice di circuito J. F. Bailey. Il magistrato emise un writ of prohibition, un provvedimento con cui un tribunale superiore vieta a uno inferiore di andare oltre i propri poteri. Secondo Bailey, il giudice Butcher aveva superato la sua autorità celebrando un processo penale con giuria in un caso che riguardava un minore. L’invio di Carl al riformatorio fu bloccato, e il bambino rimase con i genitori.
Alla base c’era anche un principio antichissimo del diritto anglosassone: per la common law, un bambino sotto i sette anni era considerato per definizione incapace di commettere un reato, perché non in grado di capire davvero il significato delle proprie azioni. Carl ne aveva sei.
Il procuratore generale del Kentucky, J. W. Cammack, chiese gli atti completi per decidere se lo Stato dovesse intervenire. A fine giugno annunciò che non avrebbe fatto nulla. Il 30 giugno il giudice Butcher riprese in mano il caso, ma questa volta non per omicidio: Carl fu giudicato come minore “delinquente” e affidato alla supervisione del Kentucky Children’s Bureau, l’ente statale per l’infanzia. Il 9 luglio il tribunale stabilì che poteva restare con la famiglia. Il giorno prima di quell’udienza, tra l’altro, il padre era stato fermato per guida in stato di ebbrezza.

Colpevole o no?
La domanda che attraversò l’America nel 1929 è la stessa che ci facciamo oggi: un bambino di sei anni può essere davvero responsabile di un omicidio?
Carl sapeva che cosa fosse un fucile e sapeva che sparando si può uccidere: lo dimostra la minaccia rivolta a Cecil. Ma sapere che una cosa è “cattiva” non significa capire fino in fondo che cosa sia la morte, né controllare la rabbia come farebbe un adulto. A sei anni i bambini imparano soprattutto guardando i grandi, e la Paintsville del 1929 era un luogo duro, dove le armi erano in ogni casa e la violenza faceva parte della vita quotidiana.
Il caso ebbe anche conseguenze pratiche. Contribuì a far crescere, in Kentucky e non solo, l’idea che i bambini molto piccoli dovessero essere separati dalla giustizia penale degli adulti e affidati a tribunali e servizi pensati per loro. Una strada che gli Stati Uniti avrebbero percorso solo lentamente.
Che fine fece Carl
Della vita di Carl Newton Mahan dopo il processo si sa pochissimo. A un certo punto lasciò la contea di Johnson e si trasferì nella contea di Jefferson, quella di Louisville. Morì nel 1958, a soli 35 anni. Secondo alcune ricostruzioni, si sarebbe tolto la vita.
Restano due bambini e una lite per un pezzo di ferro. Uno non diventò mai grande. L’altro crebbe con il peso di quel pomeriggio di maggio e di un processo che lo rese famoso in tutta l’America prima ancora che imparasse a leggere.
Se vuoi approfondire altri casi di bambini assassini, leggi anche la storia di Amarjeet Sada, il serial killer più giovane del mondo e quella di Retta McCabe, la più giovane assassina a 4 anni.
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- Without Precedent (Paintsville, Johnson County, Ky) – Kentucky Cop Stories
- Carl Newton Mahan – Murderpedia (con articoli di giornale dell’epoca e un articolo del Cincinnati Enquirer del 2000)
- List of youngest killers – Wikipedia (EN)






