Tyler Hadley – uccide i genitori per dare una festa

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In breve
Il 16 luglio 2011 a Port St. Lucie, in Florida, il diciassettenne Tyler Hadley uccise a martellate i genitori, Blake e Mary-Jo, nascose i corpi in camera da letto e poche ore dopo diede una festa in casa con decine di ragazzi. Arrestato all’alba dopo la telefonata di un amico, nel 2014 fu condannato a due ergastoli. Nel 2018, dopo l’annullamento in appello, è stato condannato di nuovo all’ergastolo, con una revisione dopo 25 anni.

Tyler Hadley, 17 anni, non è un ragazzo popolare. Per questo forse vuole dare una grande festa a casa sua e invitare mezza scuola. I suoi genitori però non gli danno il permesso. Tyler trova comunque il modo di organizzare la festa senza avere problemi: decide di disfarsi dei genitori, uccidendoli a martellate.

L’omicidio

Il 16 luglio 2011 Tyler vive con i genitori, Blake, 54 anni, e Mary-Jo, 47, in una villetta di Port St. Lucie, in Florida. Il pomeriggio, poco prima delle 5, decide di ucciderli.

Prima nasconde i loro cellulari perché non possano chiedere aiuto, poi ascolta una canzone rap per caricarsi. Ha paura di non farcela da lucido e prende tre pastiglie di ecstasy.

Poi prende un martello dal garage e va dalla madre, che sta lavorando al computer. Resta dietro di lei per qualche minuto, poi comincia a colpirla alla testa. La madre grida e il padre accorre. Davanti alla scena chiede al figlio:

Perché?

e Tyler gli risponde “Perché no?”, prima di colpire alla testa anche lui.

Uccisi i genitori, Tyler trascina i corpi nella loro camera da letto, li copre con vestiti e asciugamani e comincia a pulire il sangue. Gli ci vogliono circa tre ore, molto più di quanto si aspettasse.

La festa

Già quel giorno Tyler aveva scritto su Facebook che forse ci sarebbe stata una festa a casa sua, ma nessuno gli aveva creduto: i suoi amici sapevano che i genitori erano contrari. Alle 20:15 posta un altro messaggio:

Festa a casa mia, fatevi sentire.

Quando un’amica, incredula, gli chiede cosa succederebbe se i suoi tornassero all’improvviso, lui risponde:

Non lo faranno. Fidati.

In una cittadina come Port St. Lucie non ci sono molti svaghi per i ragazzi e la casa di Tyler si riempie presto di adolescenti, secondo la polizia tra le 40 e le 60 persone. Tutti si comportano come se fossero a casa propria, e anche peggio: fumano, mettono i piedi sul tavolino, gettano bicchieri e avanzi di cibo per terra, giocano a beer pong, rompono soprammobili e spengono le sigarette sul tappeto.

Tyler sembra non curarsene. È più preoccupato per il rumore e chiede a tutti di non fare troppo chiasso, altrimenti i vicini potrebbero chiamare la polizia.

Sembra rilassato, ma è evidente che ha preso qualche droga: ha gli occhi spalancati, le pupille dilatate e apre e chiude nervosamente i pugni. Quando i ragazzi gli chiedono dove sono i suoi genitori dà risposte vaghe e confuse: prima dice che sono in Kansas, poi a Orlando, infine che non vivono con lui.

Verso mezzanotte comincia a dire cose strane. A un ragazzo dice di avere paura perché ha ucciso qualcuno, a un altro che voleva dare una festa prima di finire in prigione.

Nessuno gli crede. Verso l’una Tyler parla con Michael Mandell, un suo amico d’infanzia, e gli confessa di aver ucciso i genitori. Nemmeno Michael gli crede, così Tyler lo porta nella camera da letto e gli mostra il mucchio di vestiti e asciugamani sotto cui ha nascosto i corpi. E gli racconta come è andata.

L’arresto

casa di Tyler Hadley

Michael non chiama subito la polizia. Lo fa solo qualche ora dopo, poco prima delle cinque del mattino, quando quasi tutti i ragazzi se ne sono andati.

Gli agenti bussano alla porta, Tyler apre e si fa ammanettare. Dice loro di portarlo in prigione, perché sa che è lì che finirà.

Ma cosa ha portato questo ragazzo a uccidere i genitori? Certo non il fatto di non poter dare una festa. Tyler aveva problemi di droga e da tempo saltava la scuola, e i genitori lo avevano fatto ricoverare per curarsi. Secondo gli inquirenti, il movente era proprio il risentimento verso di loro per quel ricovero.

Poco più di un mese prima la madre lo aveva portato in un ospedale psichiatrico, preoccupata per lui. Due settimane dopo diceva di essere contenta dei suoi progressi, senza sapere che di lì a poco lui l’avrebbe uccisa.

Il processo

Nel febbraio 2014 Tyler non contestò le accuse di duplice omicidio di primo grado e nel marzo dello stesso anno il giudice lo condannò a due ergastoli, definendo gli omicidi “brutali, efferati e premeditati”.

Nell’aprile 2016 però la corte d’appello annullò la sentenza: Tyler era minorenne all’epoca dei fatti e, secondo la legge della Florida, la sua pena doveva prevedere una revisione dopo 25 anni. Il nuovo processo per decidere la pena si tenne nel 2018, con la testimonianza dello zio e del fratello maggiore, Ryan.

Nel dicembre 2018 Tyler è stato condannato di nuovo all’ergastolo, ma con la possibilità di una revisione della pena dopo 25 anni di carcere. Lo zio ha detto che la famiglia era sollevata e voleva solo andare avanti.

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Fonti

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