Dennis Rader, il BTK killer

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In breve
Dennis Rader, nato nel 1945, uccise almeno dieci persone tra il 1974 e il 1991 a Wichita e Park City, in Kansas. Si firmava BTK, “Bind, Torture, Kill”, lega, tortura e uccidi, e scriveva lettere alla polizia e ai giornali. Di giorno era un marito, un padre e il presidente del consiglio della sua chiesa luterana. Fu tradito nel 2005 da un floppy disk che lui stesso aveva spedito, e sta scontando dieci ergastoli consecutivi.

Dennis Rader è un serial killer americano, in carcere per l’omicidio di 10 persone. Il suo soprannome, BTK, sta per Bind, Torture, Kill, che significa lega, tortura e uccidi. Le sue vittime venivano infatti legate e torturate prima di essere uccise.

Cenni biografici

Dennis Lynn Rader nasce il 9 marzo 1945 a Pittsburg, in Kansas, il più grande di quattro fratelli, e cresce a Wichita, la stessa città in cui poi compirà gli omicidi.

Da ragazzo, come molti serial killer, torturava animali e aveva un feticismo per la biancheria femminile.

Da adulto rubava la biancheria e altri oggetti personali alle sue vittime, come le patenti, e li conservava come trofei. In apparenza però la sua vita era tranquilla: nel 1966 entrò nell’aeronautica militare americana, prestando servizio anche in Turchia, Grecia e Corea del Sud, poi si laureò e il 22 maggio 1971 sposò Paula Dietz nella Christ Lutheran Church di Wichita. Ebbero due figli, Kerri e Brian.

Dal 1974 al 1988 lavorò nell’ufficio di Wichita della ADT, un’azienda di sicurezza, installando allarmi. E, ironia della sorte, molte persone preoccupate che il BTK killer potesse entrare nelle loro case chiamarono proprio la sua ditta per farsi installare un allarme. In seguito diventò accalappiacani e addetto ai controlli comunali a Park City, dove i vicini lo ricordano come un uomo pignolo e severissimo. Era anche capo scout e presidente del consiglio della sua chiesa.

Le vittime del BTK killer

La famiglia Otero

Le sue vittime accertate sono dieci, quattro delle quali appartenenti a un’unica famiglia: padre, madre e due figli di 11 e 9 anni.

  • 15 gennaio 1974: Joseph Otero, la moglie Julie e due dei loro cinque figli, Josephine e Joseph II;
  • 4 aprile 1974: Kathryn Bright, 21 anni (il fratello Kevin fu ferito ma sopravvisse);
  • 17 marzo 1977: Shirley Vian Relford, 26 anni;
  • 8 dicembre 1977: Nancy Fox, 25 anni;
  • 27 aprile 1985: Marine Hedge, 53 anni, una sua vicina di casa;
  • 16 settembre 1986: Vicki Wegerle, 28 anni;
  • 18 gennaio 1991: Dolores Davis, 62 anni.

Il suo modus operandi era più o meno sempre lo stesso: entrava nelle case delle vittime, le legava, spesso con oggetti trovati sul posto, e poi le soffocava con un sacchetto di plastica o le strangolava.

Amava torturare le sue vittime facendole perdere i sensi e poi rianimandole, prima di ucciderle. Questo gli dava piacere sessuale. Dava perfino dei nomi in codice ai suoi “progetti”: Nancy Fox era “Project Foxhunt”, Vicki Wegerle “Project Piano”, Marine Hedge “Project Cookie”.

L’uccisione della famiglia Otero

Durante il processo raccontò come uccise i membri della famiglia Otero. Pensava che in casa ci fossero solo la moglie e i due bambini, invece c’era anche il marito. Aspettò sul retro e, quando aprirono la porta per far uscire il cane, entrò.

Disse di essere un ricercato, estrasse una pistola e chiese le chiavi della macchina e del cibo. Poi legò mani e piedi a tutta la famiglia. Fu in quel momento che si rese conto di avere il volto scoperto e che le sue vittime avrebbero potuto riconoscerlo, e decise di ucciderli.

Mise un sacchetto di plastica sulla testa di Joseph e strangolò Julie. Joseph riuscì a fare un buco nel sacchetto e lui gliene mise un altro sopra. Poi uccise anche i due bambini. La signora Otero, prima di morire, lo pregò di risparmiare almeno il figlio.

Le vittime successive furono soprattutto donne sole. Rader confessò anche che una delle sue potenziali vittime si salvò solo perché tornò a casa tardi: nel 1979 era entrato in casa di Anna Williams, 63 anni, e l’aspettava, ma dopo alcune ore si arrese e se ne andò furioso.

Le lettere alla stampa

Rader cominciò presto a scrivere lettere ai giornali. In una di queste si lamentava del fatto che nessuno parlasse di lui: “Quanti ne devo uccidere prima di avere il mio nome sul giornale o un po’ di attenzione nazionale?”. Disse che a spingerlo a uccidere era un “fattore X”, qualcosa di soprannaturale che secondo lui aveva spinto anche Jack lo Squartatore e il Figlio di Sam.

Alla fine della lettera proponeva anche alcuni soprannomi per sé, tra cui “BTK”, lo strangolatore di Wichita, lo strangolatore poetico, lo strangolatore bondage e il fantasma della garrota.

Nel gennaio 1988 Mary Fager, il cui marito e le cui due figlie erano stati uccisi poco tempo prima, ricevette una poesia firmata BTK. Rader però negò di essere l’autore di quel delitto e, dopo il suo arresto, fu confermato che non era stato lui.

Il ritorno di BTK

Dennis Rader, il BTK killer

Il suo ultimo omicidio avvenne nel 1991 e ormai il caso era diventato uno dei cold case più famosi d’America. Nel 2004, però, dopo tredici anni di silenzio, Rader ricominciò a scrivere ai giornali, alle televisioni e alla polizia, inviando in tutto undici comunicazioni.

In una di queste rivendicava l’omicidio di Vicki Wegerle del 16 settembre 1986, che fino ad allora non era stato collegato a BTK, e allegava alcune foto della scena del crimine e una fotocopia della patente della vittima, rubata durante l’omicidio e mai ritrovata dalla polizia.

Per tutto il 2004 continuò a spedire lettere e pacchi con oggetti di ogni genere a giornali, televisioni e polizia.

La cattura

In una di queste lettere il BTK killer chiese alla polizia se fosse sicuro per lui inviare i messaggi tramite floppy disk, senza poter essere rintracciato. La polizia rispose con un annuncio sul giornale, assicurandogli che sì, era sicuro.

Nel febbraio 2005 Rader inviò un floppy disk alla televisione KSAS di Wichita. Nei metadati di un file Word cancellato la polizia trovò due informazioni: “Christ Lutheran Church” e l’ultimo utente che l’aveva modificato, “Dennis”. Una rapida ricerca rivelò che Dennis Rader era il presidente del consiglio di quella chiesa. Quando gli investigatori passarono davanti a casa sua, videro parcheggiata una Jeep Cherokee nera, come quella ripresa da una telecamera di sorveglianza mentre BTK lasciava uno dei suoi pacchi.

Servivano però prove schiaccianti. Usarono allora il DNA della figlia Kerri, recuperato con un mandato da un pap test conservato nella clinica della Kansas State University, e lo confrontarono con il DNA trovato sotto le unghie di Vicki Wegerle. Il DNA era compatibile con quello di un parente stretto: era la prova decisiva.

Dennis Rader venne arrestato il 25 febbraio 2005 mentre guidava vicino a casa. Quando un agente gli chiese se sapesse perché lo stavano portando in centrale, rispose: “Oh, ho dei sospetti”. Il 27 giugno 2005 si dichiarò colpevole. Venne condannato a 10 ergastoli consecutivi, che sta scontando nel carcere di El Dorado, in Kansas.

BTK oggi

Nel luglio 2005 la moglie Paula ottenne un divorzio d’urgenza. Né lei né i figli avevano mai sospettato niente. La figlia Kerri Rawson ha raccontato in diversi libri e interviste quanto sia difficile conciliare la sua infanzia “normale” con il fatto di essere stata cresciuta da BTK, e nel 2025 Netflix le ha dedicato il documentario My Father, the BTK Killer.

Nel 2023 Rader è stato indicato come principale sospettato della scomparsa di Cynthia Kinney, una ragazza di 16 anni sparita nel 1976 a Pawhuska, in Oklahoma, dopo che nei suoi scritti erano state trovate parole come “Kinney”, “laundry mat” e “Pawhuska”. Era stato anche sospettato dell’omicidio di Shawna Garber nel 1990, ma per quel caso gli investigatori hanno poi concluso che il colpevole era un altro.

Per sapere ogni dettaglio della storia di Dennis Rader, delle sue torture e della sua psiche, non perderti questo approfondimento! Nella mente del serial killer. La storia vera di trent’anni di caccia a Btk, lo strangolatore di Wichita racconta la storia, vera e appassionante, della sua cattura da parte di John Douglas, agente dell’FBI.

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