Ed Gein è stato un assassino e un profanatore di tombe, passato alla storia come il macellaio di Plainfield. Con le ossa e la pelle dei cadaveri che dissotterrava nei cimiteri della sua cittadina, nel Wisconsin, costruiva oggetti d’arredamento, maschere e vestiti. La sua storia ha ispirato alcuni dei più famosi “cattivi” del cinema horror: Norman Bates di Psyco, Leatherface di Non aprite quella porta e Buffalo Bill de Il silenzio degli innocenti.
Edward Theodore Gein (La Crosse, 27 agosto 1906 – Madison, 26 luglio 1984) fu un assassino e profanatore di tombe americano. Confessò di aver ucciso due donne, Mary Hogan nel 1954 e Bernice Worden nel 1957, e di aver trafugato per anni cadaveri dai cimiteri di Plainfield, nel Wisconsin, per realizzare oggetti con la loro pelle e le loro ossa. Riconosciuto infermo di mente, passò il resto della vita in un ospedale psichiatrico.
L’infanzia

L’infanzia e la giovinezza, come per quasi tutti i serial killer, furono decisive per Ed. Nacque il 27 agosto 1906 nella contea di La Crosse, nel Wisconsin, secondo e ultimo figlio di George e Augusta Gein, entrambi di origine tedesca. Il fratello maggiore si chiamava Henry.
Il padre era un alcolizzato violento, che picchiava regolarmente i figli e cambiava spesso lavoro, e la madre lo disprezzava per questo. Augusta, invece, era una donna di una religiosità fanatica: ogni pomeriggio leggeva ai figli passi della Bibbia, soprattutto dell’Antico Testamento e dell’Apocalisse, su morte, omicidio e castigo divino. Li metteva in guardia dalla corruzione del mondo e dall’alcol, e sosteneva che tutte le donne fossero per natura delle prostitute e strumenti del diavolo.
All’inizio la famiglia viveva a La Crosse, dove il padre aveva anche un negozio di alimentari. Poi lo vendettero e si trasferirono in una fattoria isolata a Plainfield, dove Augusta poteva tenere lontani gli estranei che avrebbero potuto “corrompere” i figli. Ed usciva dalla fattoria solo per andare a scuola. Era un bambino timido, e compagni e insegnanti lo ricordavano come “strano”, con risate improvvise, come se ridesse di battute che solo lui conosceva. Secondo i conoscenti di famiglia, la madre lo puniva ogni volta che cercava di farsi degli amici. Ed la idolatrava, fino all’ossessione.
La strana morte del fratello
Il padre morì d’infarto il 1° aprile 1940, e Ed e Henry cominciarono a fare lavoretti in paese per mantenere la famiglia. In città erano considerati due ragazzi affidabili e onesti, e Ed faceva spesso il babysitter per i vicini. Henry, però, cominciò a frequentare una donna divorziata con due figli e voleva andare a vivere con lei. Era preoccupato per l’attaccamento morboso del fratello alla madre, e quando ne parlava male davanti a Ed, lui ci restava malissimo.
Il 16 maggio 1944 Henry stava bruciando delle sterpaglie vicino alla fattoria, ma il fuoco sfuggì al controllo e intervennero i vigili del fuoco. A fine giornata, quando tutto era spento, Ed denunciò la scomparsa del fratello. Henry fu trovato morto, a faccia in giù, senza ustioni. Si pensò a un infarto, e il medico legale indicò come causa l’asfissia. Secondo il biografo Harold Schechter, però, aveva dei lividi sulla testa. Non ci fu nessuna indagine né autopsia, ma anni dopo più di uno studioso ha pensato che quella morte fosse il primo delitto di Ed.
Poco dopo Augusta ebbe un ictus che la lasciò paralizzata, ed Ed si dedicò interamente a lei. Morì il 29 dicembre 1945, a 67 anni. Ed perse, come scrisse Schechter, “il suo unico amico e il suo unico vero amore”, e rimase completamente solo al mondo.
Il profanatore di tombe
Dopo la morte della madre, Ed chiuse con delle assi le stanze che lei usava, lasciandole intatte, mentre il resto della casa diventava sempre più sporco e disordinato. Lui viveva in una stanzetta accanto alla cucina. Cominciò a leggere riviste pulp e storie di cannibali e di atrocità naziste, in particolare quelle su Ilse Koch, accusata di aver usato la pelle dei prigionieri tatuati per fare paralumi.
Tra il 1947 e il 1952, raccontò poi, fece una quarantina di visite notturne in tre cimiteri della zona, in uno stato “come di trance”. In una trentina di queste occasioni si riprese prima di fare qualcosa, sistemò la tomba e tornò a casa a mani vuote. Le altre volte dissotterrò i cadaveri di donne di mezza età sepolte da poco, che secondo lui somigliavano alla madre, e li portò a casa, dove ne conciava la pelle per fabbricare i suoi oggetti. In tutto ammise di aver profanato nove tombe.
Il suo progetto più folle era una “tuta da donna”: voleva diventare sua madre, letteralmente entrare nella sua pelle. Negò invece di aver mai avuto rapporti con i cadaveri, spiegando che “puzzavano troppo”.
Gli omicidi
L’8 dicembre 1954 sparì Mary Hogan, 51 anni, proprietaria di una taverna. Il caso rimase irrisolto fino al 1957.
La mattina del 16 novembre 1957, in piena stagione di caccia al cervo, sparì Bernice Worden, 58 anni, proprietaria di un negozio di ferramenta di Plainfield. Quel pomeriggio il figlio, il vicesceriffo Frank Worden, entrò nel negozio e trovò la cassa aperta e macchie di sangue sul pavimento. Ricordò che la sera prima Ed Gein era passato a comprare e doveva tornare quella mattina per una tanica di antigelo. L’ultimo scontrino scritto da sua madre era proprio per quell’antigelo. Quella sera stessa Gein fu arrestato in un altro negozio di alimentari, e lo sceriffo fece perquisire la sua fattoria.
L’orrore nella fattoria
In un capanno della fattoria gli agenti trovarono il corpo di Bernice Worden: era stato decapitato e appeso a testa in giù per le gambe, con una traversa alle caviglie e corde ai polsi, e il busto era stato “eviscerato come un cervo”. La donna era stata uccisa con un colpo di fucile calibro 22, e le mutilazioni erano state fatte dopo la morte. Nella casa trovarono:
- ossa umane intere e frammenti di ossa;
- un cestino per la carta fatto di pelle umana;
- diverse sedie rivestite di pelle umana;
- teschi umani montati sulle colonnine del letto;
- crani femminili, alcuni con la calotta segata;
- ciotole ricavate da teschi umani;
- un corsetto ricavato dal busto di una donna, scuoiato dalle spalle alla vita;
- gambali fatti con la pelle di gambe umane;
- maschere fatte con la pelle dei volti di donne;
- la maschera del volto di Mary Hogan in un sacchetto di carta e il suo cranio in una scatola;
- la testa di Bernice Worden in un sacco di iuta e il suo cuore in un sacchetto di plastica davanti alla stufa;
- nove vulve in una scatola da scarpe;
- una cintura fatta di capezzoli femminili;
- quattro nasi;
- un paio di labbra usate come tirante di una tenda;
- un paralume fatto con la pelle di un volto umano.
Tutti questi oggetti furono fotografati al laboratorio della polizia scientifica e poi “smaltiti con decenza”. Le tombe indicate da Gein furono aperte per verificare la sua confessione, anche perché gli investigatori dubitavano che un uomo così mingherlino potesse dissotterrare da solo una bara in una notte. Ma le casse erano a soli 60 centimetri di profondità, nella sabbia, e le tombe erano state violate subito dopo i funerali, quando non erano ancora chiuse del tutto. Tutto corrispondeva al suo racconto. Durante l’interrogatorio Gein confessò anche l’omicidio di Mary Hogan, ma disse di non ricordare i dettagli.
Un ragazzo, figlio di amici di Gein, raccontò che Ed gli aveva mostrato delle “teste rimpicciolite”, che secondo lui erano state mandate da un cugino che aveva combattuto nelle Filippine. Erano in realtà pelli di volti umani, staccate con cura dai cadaveri e usate come maschere.
Gein fu sospettato anche di altre sparizioni avvenute in Wisconsin in quegli anni, tra cui quelle di due cacciatori nel 1952 e di un vicino nel 1954, ma la macchina della verità non lo collegò a nessun altro delitto.
Il processo
Il 21 novembre 1957 Gein si dichiarò non colpevole per infermità mentale. Gli fu diagnosticata la schizofrenia e fu giudicato incapace di affrontare un processo, così fu rinchiuso nell’ospedale per criminali malati di mente di Waupun e poi nel Mendota Mental Health Institute di Madison. Nel 1968 i medici stabilirono che era in grado di difendersi. Il processo, senza giuria, cominciò il 7 novembre 1968 e durò una settimana: Gein sostenne che il colpo che aveva ucciso Bernice Worden era partito per sbaglio mentre esaminava un fucile nel suo negozio. Il giudice Robert Gollmar lo dichiarò colpevole il 14 novembre, ma in un secondo processo sulla sua sanità mentale lo riconobbe “non colpevole per infermità mentale”. Per motivi di costi fu processato solo per l’omicidio Worden.
Durante uno degli interrogatori, lo sceriffo Art Schley avrebbe sbattuto la testa di Gein contro un muro, e per questo la sua prima confessione fu dichiarata inammissibile. Schley morì d’infarto nel 1968, a 43 anni, prima del processo. Molti di quelli che lo conoscevano dissero che non si era mai ripreso dall’orrore di quel caso.
La fine

La fattoria di Gein doveva essere messa all’asta il 30 marzo 1958, tra le voci che potesse diventare un’attrazione turistica. Ma all’alba del 20 marzo fu distrutta da un incendio. Si sospettò un incendio doloso, ma la causa non fu mai accertata, e a capo dei vigili del fuoco c’era proprio Frank Worden, il figlio di Bernice. Quando Gein lo seppe, alzò le spalle e disse: “Meglio così”. La sua Ford, con cui trasportava i corpi, fu venduta all’asta per 760 dollari a un impresario di luna park, che faceva pagare 25 centesimi per vederla. Oggi non si sa dove sia.
Ed Gein morì nel Mendota Mental Health Institute il 26 luglio 1984, a 77 anni, per un’insufficienza respiratoria causata da un cancro ai polmoni. È sepolto nel cimitero di Plainfield, tra i genitori e il fratello. Negli anni i cacciatori di souvenir hanno staccato pezzi della sua lapide, finché nel 2000 è stata rubata. Fu ritrovata nel 2001 vicino a Seattle e oggi è custodita dallo sceriffo della contea, mentre la tomba non ha più nessun segno.
Ed Gein nella cultura popolare
La storia di Gein arrivò al grande pubblico con il romanzo Psycho di Robert Bloch del 1959, da cui Alfred Hitchcock trasse il celebre film dell’anno dopo. Da allora ha ispirato film come Deranged e Non aprite quella porta (entrambi del 1974), La casa dei 1000 corpi di Rob Zombie e personaggi come Buffalo Bill de Il silenzio degli innocenti. Nell’ottobre 2025 Netflix gli ha dedicato la terza stagione della serie antologica di Ryan Murphy, Monster: La storia di Ed Gein, con Charlie Hunnam nel ruolo del protagonista.
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