Alexander Pichushkin, il “killer della scacchiera”, uccise almeno 49 persone tra il 1992 e il 2006 nel Parco Bitsa di Mosca, soprattutto anziani senzatetto che attirava con la vodka. Voleva arrivare a 64 vittime, una per ogni casella della scacchiera. Fu incastrato dal biglietto della metro della sua ultima vittima e nel 2007 fu condannato all’ergastolo. Oggi è in isolamento nella colonia penale artica “Gufo polare”.
Alexander Pichushkin, detto anche Sasha, è un serial killer russo condannato per 49 omicidi, anche se lui sostiene di averne commessi 60. È conosciuto come il killer della scacchiera o “il maniaco del Parco Bitsa”.
Vita di Alexander Pichushkin
Sasha nasce il 9 aprile 1974 a Mytishchi, vicino a Mosca, e cresce in via Khersonskaya, in un appartamento di due stanze al quinto piano dove vive con la madre, la sorellastra, il marito di lei e il loro figlio. Il palazzo è a sei minuti a piedi dal Parco Bitsa.
Da piccolo è un bambino socievole e tranquillo, fino a quando ha un incidente.
Un giorno cadde all’indietro da un’altalena e venne colpito in fronte dal seggiolino che tornava indietro. Da quel giorno divenne più aggressivo e gli esperti ipotizzarono che la corteccia frontale fosse stata danneggiata.
Un danno di questo tipo provoca una scarsa capacità di controllare gli impulsi e una tendenza all’aggressività, ed è più grave nei bambini, perché la loro fronte protegge il cervello molto meno di quella di un adulto. Sasha infatti diventa ostile e impulsivo, tanto che la madre decide di toglierlo dalla scuola normale e di iscriverlo in una per bambini con difficoltà di apprendimento.
I ragazzini della scuola normale lo tormentano, picchiandolo e chiamandolo “il ritardato”, e questo non fa che aumentare la sua rabbia. All’inizio dell’adolescenza è il nonno materno a capire che Sasha è molto intelligente e che il suo talento viene sprecato: la scuola che frequenta pensa solo a superare le disabilità, non a premiare i progressi.
La vita col nonno
Sasha va quindi a vivere con il nonno, che lo spinge a coltivare i suoi interessi. Lì impara a giocare a scacchi, gioco che diventa la sua passione, e diventa talmente bravo da sfidare gli anziani che giocano in pubblico nel Parco Bitsa.
Negli scacchi Sasha trovò un canale di sfogo per la sua aggressività: dominare la scacchiera in ogni partita.
Verso la fine dell’adolescenza il nonno muore e Sasha ne è devastato. Torna a vivere con la madre e comincia a bere grandi quantità di vodka per lenire il dolore e calmare la sua aggressività. Continua a giocare a scacchi nel parco, bevendo con gli altri giocatori, ma a differenza loro l’alcol non sembra fargli effetto. In questo periodo comincia anche un nuovo e sinistro hobby.
Quando sapeva di dover incontrare dei bambini, portava con sé una videocamera e li minacciava.
In un filmato reso pubblico si vede Sasha tenere un bambino a testa in giù per una gamba, minacciando di lasciarlo cadere dalla finestra. Guardava i suoi filmati in continuazione per riaffermare il suo potere, ma nel 1992 questo non bastava più a soddisfare i suoi impulsi.
Il primo omicidio
Il suo primo omicidio risale al 27 luglio 1992, quando ha diciotto anni. Sasha dà appuntamento nel Parco Bitsa al suo compagno di classe Mikhail Odïtchuk: secondo il suo racconto, avevano progettato insieme di uccidere 64 persone. Ma Mikhail ci ripensa e gli dice che non vuole più farlo.
Sentendosi preso in giro dal suo migliore amico, Sasha lo strangolò con una corda e gettò il corpo in un tombino del parco. Il corpo di Mikhail non è mai stato ritrovato.
Alcuni testimoni avevano visto i due ragazzi camminare insieme verso il parco e Sasha fu interrogato dalla polizia il 30 luglio. Ammise di aver incontrato l’amico, ma disse di averlo lasciato sano e salvo. Non c’erano prove e fu rilasciato.
Per anni non uccise più. Secondo alcune ricostruzioni, a riaccendere il suo interesse fu la moratoria sulla pena di morte introdotta in Russia nel 1996.
Gli omicidi del Parco Bitsa

I media russi ipotizzarono che volesse competere con un altro famoso serial killer russo, Andrej Čikatilo, condannato per l’omicidio di 52 tra bambini e giovani donne.
Sasha disse di volerne uccidere 64, una per ogni casella della scacchiera, salvo poi ritrattare dicendo che se non fosse stato fermato avrebbe continuato a uccidere all’infinito.
Il 17 maggio 2001 giocò a scacchi nel parco con Yevgeny Pronin, un uomo di 52 anni. Dopo la partita lo invitò a fare una passeggiata, dicendo che era l’anniversario della morte del suo cane e che voleva visitarne la tomba. In un punto isolato tirò fuori una bottiglia di vodka, brindarono al cane e poi lo colpì alla testa con la bottiglia. Gettò il corpo in un pozzo.
Tra il 2001 e il 2005 aggredì 36 persone, tre delle quali sopravvissero. Le sue vittime erano per lo più anziani senzatetto che avvicinava nel parco offrendo da bere. Li uccideva colpendoli alla nuca con un martello o con una bottiglia, oppure li spingeva nei canali delle fogne sotto al parco perché annegassero.
A volte “firmava” il cadavere conficcando nel cranio della vittima dei bastoni o una bottiglia di vodka vuota.
Dall’ottobre 2005 smise di nascondere i corpi. Uccideva le vittime con ripetuti colpi di martello alla testa e poi spingeva una bottiglia di vodka nella ferita aperta. Attaccava sempre alle spalle, per sorprendere la vittima e non sporcarsi i vestiti di sangue. Dieci delle sue vittime vivevano negli stessi quattro palazzi di via Khersonskaya in cui abitava lui.
L’arresto
Nel giugno 2006 Sasha invitò a fare una passeggiata una collega di lavoro di 36 anni, Marina Moskalyova. Lei era sospettosa e, prima di uscire, lasciò un biglietto al figlio con il nome e il numero di telefono di Sasha. Lui lo sapeva, ma la uccise lo stesso.
Il corpo di Marina fu trovato nel Parco Bitsa il 14 giugno 2006, con le ferite tipiche del killer. In tasca aveva un biglietto della metro e le telecamere di sorveglianza la ripresero, poche ore prima della morte, mentre camminava sulla banchina con Sasha.
Sasha fu arrestato il 16 giugno 2006. Accompagnò la polizia sui luoghi dei delitti, ricordando con precisione come aveva ucciso, e fu filmato mentre ricostruiva gli omicidi nei dettagli, come prevede la procedura russa. Il capo delle indagini, Andrei Suprunenko, disse poi che la storia della scacchiera su cui segnava le vittime faceva parte del mito del “genio degli scacchi”, che era pura fantasia.
Disse che decidere se le sue vittime dovessero vivere o morire lo faceva sentire come un dio, e aggiunse:
Per me la vita senza uccidere sarebbe come una vita senza cibo per voi. Mi sentivo come il padre di tutte queste persone, dato che ero io ad aprire per loro la porta di un altro mondo.
Il processo e il carcere
Le perizie psichiatriche stabilirono che era in grado di intendere e di volere. Durante il processo fu tenuto in una gabbia di vetro per la sua sicurezza. Il 24 ottobre 2007 fu riconosciuto colpevole di 49 omicidi e 3 tentati omicidi. Lui chiese alla corte di aggiungerne altri undici, per arrivare a 60.
Il giudice Vladimir Usov lo condannò all’ergastolo, con i primi 15 anni da scontare in isolamento. Sasha fece ricorso, sostenendo che la pena fosse “troppo dura” e chiedendo di ridurla a 25 anni.
Oggi Alexander Pichushkin passa le sue giornate in isolamento nella colonia penale artica “Gufo polare”.
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