Donna in Svezia accusata di fare sesso con gli scheletri, poi assolta

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In breve
Nel settembre 2012 la polizia di Göteborg trovò in casa di una donna di 37 anni sei teschi, una colonna vertebrale e molte altre ossa umane. L’accusa sostenne che le usasse a scopo sessuale e in primo grado fu condannata per “violazione della pace dei defunti”. In appello però fu assolta, le ossa le furono restituite e nel 2015 lo Stato svedese le ha pagato un risarcimento.

Una donna svedese di 37 anni, di cui non è mai stato rivelato il nome, è stata arrestata nel settembre del 2012 con l’accusa di aver usato delle ossa umane a scopo sessuale. Il caso ha fatto il giro del mondo, ma è finito in modo molto diverso da come era cominciato.

La scoperta degli scheletri

La scoperta da parte della polizia è stata del tutto casuale: i vicini avevano chiamato la polizia perché avevano sentito dei rumori, che pensavano fossero spari, provenire dall’appartamento della donna a Göteborg, in Svezia.

Una volta entrati per controllare, i poliziotti trovarono la casa piena di ossa: uno scheletro quasi completo, almeno sei teschi, una colonna vertebrale e numerose altre ossa, oltre cento pezzi in tutto.

Nell’appartamento c’erano anche dei coltelli, un trapano, un sacco per il trasporto dei cadaveri, alcune armi da fuoco e la fotografia di un obitorio. La polizia trovò anche foto di ossa sparse per la casa, compreso il suo letto, e due CD intitolati “La mia necrofilia” e “La mia prima volta”.

L’accusa

Secondo l’accusa, alcune delle foto ritrovate ritraevano la donna mentre abbracciava e baciava le ossa e faceva con loro atti sessuali. Lei però ha sempre negato di essere il soggetto delle foto, dicendo di averle trovate su internet.

In Svezia la necrofilia non è un reato a sé. Così la donna fu accusata di “violazione della pace dei defunti” (brott mot griftefrid), punita fino a due anni di carcere.

Katarina Öberg, a capo del dipartimento di medicina sessuale dell’Ospedale Universitario Karolinska di Stoccolma, dichiarò di non avere mai avuto a che fare con casi simili e di non averne mai sentiti in Svezia. Non c’erano però prove che la donna avesse riesumato dei cadaveri o li avesse rubati da un obitorio. Lei sosteneva di aver comprato le ossa legalmente su internet, e risultò che aveva venduto tre teschi a un uomo, che testimoniò al processo.

La sua versione

La donna ammise di avere in casa molte ossa umane, ma disse di averle per interesse storico e scientifico e di trattarle con rispetto. Al quotidiano Göteborgs-Posten si definì “un tipo strano” e spiegò:

Mi interessa la medicina legale e sono appassionata di osteologia. Ho foto di persone morte, non lo nego. Mi interessa anche la necrofilia, ma non sono sessualmente interessata alla necrofilia.

La necrofilia è una fra le parafilie più discusse, ma non esistono molti libri a riguardo. Uno fra i pochi disponibili è: Le parafilie maggiori. (Sadismo, masochismo, pedofilia, incestofilia, necrofilia, zoofilia) nella specie umana, che spiega la necrofilia e le altre parafilie.

Il processo e l’assoluzione

Il 17 dicembre 2012 il tribunale di Göteborg la condannò per violazione della pace dei defunti e per detenzione illegale di armi, l’unica accusa che lei aveva ammesso. Non andò in carcere: ebbe la libertà vigilata e l’obbligo di curarsi per problemi di dipendenza e psichiatrici. Secondo i giudici aveva trattato le ossa “in modo indegno” e per essere colpevole bastava che sapesse di maneggiare ossa umane.

In appello, però, la storia cambiò. L’8 ottobre 2013 la Corte d’appello la assolse da tutte le accuse legate agli scheletri e confermò solo quella per le armi. Le ossa sequestrate le furono restituite.

Il suo avvocato aveva sostenuto che la legge protegge solo i cadaveri e le ceneri dei defunti, cioè resti sepolti, cremati o nella bara, e che non c’era alcuna prova che lei avesse profanato una tomba. Lei intanto aveva dichiarato di aver chiesto aiuto per la sua dipendenza e di aver cominciato a vendere i suoi scheletri e le sue armi.

Nel 2015 lo Stato svedese le ha pagato un risarcimento di 70.000 corone, circa 7.500 euro, per essere stata accusata ingiustamente di necrofilia.

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