Karen Greenlee, la donna che amava i morti

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In breve

  • Chi: Karen Greenlee, nata nel 1958, apprendista imbalsamatrice di Sacramento, in California.
  • Cosa: il 17 dicembre 1979 rubò un carro funebre con la salma che trasportava.
  • Condanna: 11 giorni di carcere e 255 dollari di multa, perché la necrofilia allora in California non era reato.
  • Perché è famosa: è considerata la necrofila moderna più conosciuta, anche per la lunga intervista del 1987 in cui raccontò tutto.

Karen Greenlee è una necrofila: raggiunge cioè l’orgasmo tramite atti sessuali compiuti sui cadaveri.

La necrofilia è una fra le parafilie che più incuriosisce, purtroppo però è difficile da studiare in quanto i soggetti che ne soffrono non tendono a dichiararla come avviene invece con altre parafilie.

Non esistono molti libri a riguardo. Uno fra i pochi disponibili è: Le parafilie maggiori. (Sadismo, masochismo, pedofilia, incestofilia, necrofilia, zoofilia) nella specie umana, che spiega la necrofilia e le altre parafilie.

I fatti

Karen divenne famosa il 17 dicembre 1979 quando, poco più che ventenne, lavorava come apprendista imbalsamatrice alla Memorial Lawn Mortuary di Sacramento, in California. Quel giorno era alla guida del carro funebre, una Cadillac del 1975, con la salma di un uomo di 33 anni, John Mercure, ma

invece di portare il defunto al cimitero decise di scappare per appartarsi con la salma.

Secondo la regista Lynne Stopkewich, che anni dopo si ispirò alla sua storia, Karen stava davvero andando al funerale, ma quando vide la famiglia del defunto fece inversione e partì a tutta velocità. Venne ritrovata alcuni giorni dopo vicino ad Alleghany, nella contea di Sierra: era profondamente depressa e aveva tentato di togliersi la vita, ma i medici riuscirono a salvarla. Insieme a lei la polizia trovò anche una lettera di quattro pagine e mezzo, in cui la giovane confessava di essere una necrofila e di avere avuto rapporti sessuali con un numero di cadaveri di giovani uomini compreso tra 20 e 40, definendola “una dipendenza”.

Nella lettera sembrava provare rimorso per gli atti compiuti, scrivendo:

Perchè lo faccio? Perchè? Perchè? Paura dell’amore, delle relazioni. Nessuna relazione ha mai fatto male come questa… Fa schifo. Sono un ratto di obitorio. Questa è la mia tana, forse la mia tomba.

In California, dove successe il fatto, non ci sono leggi contro la necrofilia e quindi venne denunciata solo per furto d’auto e interruzione di funerale. Si dichiarò colpevole e se la cavò con 11 giorni di prigione, 255 dollari di multa e la libertà vigilata, con l’obbligo di seguire una terapia. La madre di John Mercure fece causa a lei e all’agenzia funebre per un milione di dollari, per il grave danno emotivo subito, e alla fine ottenne un risarcimento di 117.000 dollari. I

l caso, come si può immaginare, ebbe molta risonanza mediatica e Karen, invece di nascondersi, nel 1987 accettò di fare un’intervista con Jim Morton, pubblicata con il titolo “The Unrepentant Necrophile” (“La necrofila che non si pente”) nel libro Apocalypse Culture, nella quale rispose a molte domande specifiche sulla sua perversione.

Karen affermò che quando scrisse la lettera stava ancora dando retta alla società:

Tutti dicevano che la necrofilia era sbagliata, quindi io stavo facendo qualcosa di sbagliato. Ma più la gente cercava di convincermi che fossi pazza, più io diventavo sicura dei miei desideri.

Intervista a Karen Greenlee

Jim le dice di aver letto del suo processo e di aver notato che poche persone l’avevano supportata. Karen risponde che, in effetti, nessuno l’ha sostenuta. L’unico supporto è stato quello, obbligato, della famiglia.

In realtà uno dei suoi fratelli non voleva più avere a che fare con lei, dicendo che “voleva ricordarla com’era prima”.

Nonostante poi si sia scusato, il loro rapporto non è più come una volta. L’altro fratello invece si è dimostrato più comprensivo ma non riusciva a spiegarsi come sua sorella avesse potuto fare una cosa del genere.

Karen racconta inoltre che prima del processo aveva un fidanzato che scoprì la sua perversione.

Dopo averla scoperta, schiaffeggiò Karen dicendole che non era una donna e chiedendole come potesse andare in giro a scopare cadaveri.

La Greenlee dice anche di come gli uomini, quando scoprivano il suo segreto, pensassero che lo facesse perchè non aveva incontrato ancora nessuno capace di farle provare piacere e che loro sarebbero stati in grado di cambiarla.

Come faceva sesso con i cadaveri?

Karen non si mostra imbarazzata e risponde che la gente spesso pensa che per raggiungere l’orgasmo sia necessaria la penetrazione. Invece, come chiunque abbia avuto esperienze sessuali saprà, non è necessaria. Dice che la zona frontale è quella più sensibile e basta stimolarla per avere piacere. Ricorda però che l’amore non è solo sesso, ma anche solo accarezzare, abbracciare o tenersi per mano.

Durante il rapporto la aiutavano il freddo, l’aura di morte, gli addobbi funebri e l’odore di morte.

Chiarisce subito che c’è odore e odore, per esempio quello di una vittima rimasta in acqua per vari giorni o quello di un cadavere carbonizzato non la eccitavano particolarmente, ma quello di un cadavere appena imbalsamato la eccitava molto.

“Mi eccitava anche il sangue, che tende a fuoriuscire dalla bocca del cadavere quando sono sopra al suo corpo e faccio l’amore appassionatamente”.

Quando aveva scoperto di essere una necrofila?

Era una cosa da cui era attratta sin da piccola. Ricorda che organizzava funerali per i suoi animali domestici e aveva un piccolo cimitero in giardino per loro. Dice anche di aver vissuto in una piccola cittadina e che l’annuale barbecue dei vigili del fuoco si teneva vicino alle pompe funebri. Per usare il bagno bisognava passare per l’edificio delle pompe funebri e lei cercava sempre una scusa per poterci andare.

Durante l’intervista racconta anche di come sia stata colta sul fatto varie volte da varie agenzie di pompe funebri, ma che nessuno l’ha mai denunciata per paura della cattiva pubblicità.

Molti hanno tentato di cambiarla, di curarla. Per esempio dopo il processo è stata costretta a vedere una psicologa, ma più faceva terapia e più capiva che le piaceva essere quello che è: una necrofila.Successivamente però ha cambiato nome e città e di lei non si sa più nulla. La sua storia ha ispirato il film canadese “Kissed” del 1996, diretto proprio da Lynne Stopkewich. Il suo caso è ancora oggi molto studiato, anche perché solo il 10% circa dei necrofili conosciuti sono donne.

Se mastichi qualcosa di inglese, ti lascio l’intervista originale completa.

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Fonti

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