Andrei Chikatilo

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In breve
Andrei Chikatilo (1936-1994), il “Macellaio di Rostov”, uccise e mutilò almeno 52 persone, in gran parte donne, ragazzi e bambini, tra il 1978 e il 1990 nell’Unione Sovietica. Per il suo primo omicidio fu giustiziato un innocente. Fermato nel 1984, fu rilasciato per un’analisi del sangue fuorviante. Arrestato nel novembre 1990, confessò 56 omicidi e fu fucilato il 14 febbraio 1994.

Andrei Chikatilo è uno dei più famosi serial killer sovietici. È soprannominato il Mostro di Rostov, il Macellaio di Rostov o lo Squartatore rosso e, nonostante sia spesso considerato un cannibale, non ci sono prove a sostegno di questa ipotesi.

Andrei Chikatilo

Chikatilo nasce il 16 ottobre 1936 nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. La sua famiglia è poverissima, e sua madre un giorno gli racconta che aveva avuto un fratellino maggiore, ma che durante la grande carestia era stato rapito e mangiato da alcuni vicini. Non si sa se la storia sia vera, ma in Ucraina, in quegli anni, la fame era terribile e i casi di cannibalismo non erano rari.

Quando comincia la scuola elementare, Chikatilo sviene spesso per la fame e, anche per la sua timidezza, viene preso in giro dai compagni. Durante la guerra il padre è al fronte e il piccolo vive con la madre in una casa di una sola stanza.

Da adolescente scopre di essere impotente, e le relazioni con le ragazze diventano per lui fonte di umiliazione. Dopo la scuola diventa tecnico delle telecomunicazioni e prova ad avere delle relazioni, che però finiscono presto. Quando una delle ragazze chiede consiglio agli amici sul problema del suo fidanzato, la voce si sparge e tutti lo deridono. Chikatilo arriva a tentare il suicidio, ma viene salvato dalla madre e da alcuni vicini.

Il trasferimento a Rostov

Successivamente si trasferisce nella zona di Rostov sul Don, in Russia, dove lo raggiunge la sorella, che presto si sposa. Vedendo che il fratello fatica a relazionarsi con le donne, gli presenta una ragazza e i due si sposano dopo appena due settimane. Nonostante le difficoltà avranno due figli.

A Rostov Chikatilo lavora come tecnico, ma studia anche per diventare insegnante. Viene però allontanato da più scuole dopo diverse accuse di molestie sugli alunni.

I primi omicidi

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Il 22 dicembre 1978, a Shakhty, Chikatilo commette il suo primo omicidio: attira in una casupola isolata Lena Zakotnova, una bambina di 9 anni, e la uccide a coltellate.

Per quel delitto viene arrestato un altro uomo, Aleksandr Kravchenko, che aveva già scontato una condanna per un omicidio simile. Kravchenko aveva un alibi solido, ma la polizia costringe la moglie e un’amica a cambiare versione e lui finisce per confessare. Viene condannato e giustiziato, mentre il vero assassino resta libero.

Il nuovo lavoro di Chikatilo come addetto agli approvvigionamenti gli permette di viaggiare molto e di uccidere ancora. Nel 1981 uccide la sua seconda vittima, la diciassettenne Larisa Tkachenko, attirata con una scusa in un bosco. Nel giugno 1982 uccide una ragazzina di 13 anni che tornava a casa dopo aver fatto la spesa. Da quel momento il killer smette di resistere ai suoi impulsi e, tra giugno e settembre 1982, uccide altre cinque persone.

Il modus operandi

Il metodo di Chikatilo era quasi sempre lo stesso: avvicinava le sue vittime alle stazioni dei treni o degli autobus, le convinceva a seguirlo con una scusa in un bosco o in un luogo isolato e lì le aggrediva. Le vittime erano sia donne sia ragazzi e bambini, spesso persone fragili, senza casa o scappate di casa.

Le uccideva a coltellate, con una ferocia estrema, e le mutilava, a volte asportando degli organi. Spesso riempiva la loro bocca di terra per impedire che gridassero. Molti cadaveri presentavano anche ferite agli occhi.

Nel 1983 i corpi vengono collegati tra loro e alla polizia diventa chiaro che si tratta di un serial killer. Da Mosca arriva una squadra guidata dal maggiore Mikhail Fetisov e le indagini, chiamate Operazione Sentiero nel bosco, vengono affidate all’esperto forense Viktor Burakov. Per un periodo si pensa al traffico di organi o a una setta satanica. Molte persone confessano, soprattutto persone fragili o sospettati sottoposti a interrogatori lunghi e violenti, ma il ritrovamento di nuovi corpi smentisce ogni volta le confessioni.

Il primo arresto e il rilascio

Nel settembre 1984 Chikatilo viene notato da un agente in borghese mentre cerca di avvicinare delle ragazze alla stazione degli autobus di Rostov. Viene fermato e perquisito: nella borsa ha un coltello e una corda. La polizia scopre anche che è accusato di furto dal suo datore di lavoro, e questo dà un motivo legale per arrestarlo.

Chikatilo corrisponde alla descrizione del killer data da alcuni testimoni, ma l’analisi del sangue lo salva: il suo gruppo sanguigno è A, mentre dalle tracce trovate su alcune vittime gli esperti avevano dedotto che l’assassino fosse del gruppo AB. Viene condannato solo per il furto, espulso dal Partito comunista e rilasciato il 12 dicembre 1984, dopo tre mesi.

Gli altri omicidi

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Dopo il rilascio non uccide fino all’agosto 1985. Nel frattempo la caccia all’uomo continua, con centinaia di agenti al lavoro. Lo psichiatra Aleksandr Bukhanovsky traccia un profilo dell’assassino: un uomo tra i 45 e i 50 anni, con un’infanzia difficile, probabilmente sposato e con figli ma con grosse difficoltà con le donne, che viaggia per lavoro, visto che uccide spesso vicino alle stazioni.

In quel periodo sui giornali cominciano a uscire notizie sul killer, e Chikatilo le segue con attenzione. Per un po’ cambia zona e modo di agire, poi torna a uccidere intorno a Rostov. La polizia gli tende anche una trappola, riempiendo le stazioni di agenti, ma il killer continua fino al 1990.

Nel novembre 1990 un agente lo nota uscire da un bosco vicino a una stazione con una macchia rossa sul viso, proprio dove poco dopo viene trovato il corpo di una vittima. Il 20 novembre 1990 Chikatilo viene arrestato di nuovo. Questa volta le analisi chiariscono il mistero: il suo sangue è di gruppo A, ma il suo liquido seminale risulta di gruppo AB, una condizione rarissima.

La confessione e la condanna

Per giorni Chikatilo nega tutto. Poi, dopo un colloquio con lo psichiatra Bukhanovsky, che gli legge il profilo che aveva tracciato di lui, crolla e alla fine confessa 56 omicidi, molti dei quali la polizia non sapeva nemmeno di dovergli attribuire.

Il processo si apre nell’aprile 1992 a Rostov. Chikatilo viene chiuso in una gabbia di ferro nell’aula, per proteggerlo dai parenti delle vittime. Viene dichiarato sano di mente e, nell’ottobre 1992, è condannato a morte per 52 omicidi, anche se nel 1993 la Corte suprema russa ha stabilito che per nove di questi le prove non erano sufficienti.

Il presidente Boris Eltsin respinge la domanda di grazia e il 14 febbraio 1994 Chikatilo viene giustiziato con un colpo di pistola alla nuca nel carcere di Novočerkassk.

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Fonti

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