Sergej Ryakhovsky, l’ippopotamo

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In breve
Sergej Rjakhovskij (1962-2007), detto lo Squartatore di Balasicha o “l’Ippopotamo” per la sua stazza, uccise almeno 18 persone tra il 1988 e il 1993 nella zona di Mosca, soprattutto donne anziane, ma anche uomini e due adolescenti. Strangolava o accoltellava le vittime e poi ne mutilava e violava i corpi. Fu arrestato il 13 aprile 1993 in una baracca dove aveva preparato un cappio, condannato a morte nel 1995 e poi all’ergastolo. Morì in carcere di tubercolosi nel 2007.

Sergej Vasilyevich Rjakhovskij è stato un assassino seriale e un necrofilo russo, conosciuto come lo Squartatore di Balasicha o anche come l’Ippopotamo a causa della sua stazza. È stato condannato per 18 omicidi.

Chi era Sergej Rjakhovskij

Sergej nasce il 29 dicembre 1962 a Saltykovka, un quartiere di Balasicha, una città alle porte di Mosca. Da adulto è un gigante: è alto quasi due metri e pesa 130 chili.

Nel 1982, a vent’anni, cerca più volte di violentare delle donne anziane nel quartiere moscovita di Golyanovo. Viene condannato per teppismo a quattro anni di carcere.

Nelle carceri sovietiche lo stupro era considerato un crimine infamante, e Sergej venne a sua volta violentato dagli altri detenuti. Da quell’esperienza nacquero il suo odio per gli omosessuali e la convinzione che non si dovessero lasciare le vittime in vita.

Il modus operandi

Sergej cominciò a uccidere nel giugno 1988. L’età delle sue vittime andava dai 16 ai 78 anni, e anche se diceva di voler “ripulire” la società da omosessuali e prostitute, la maggior parte delle sue vittime erano donne anziane. Uccise anche cinque uomini e due adolescenti.

Il suo modus operandi era quello di accoltellare le vittime o strangolarle a mani nude o con una corda. Dopo la morte ne mutilava i corpi, soprattutto nella zona genitale, e spesso ne abusava, anche quando erano uomini.

Non tutte le persone che aggredì morirono: almeno sei riuscirono a sopravvivere.

Gli omicidi di Sergej Rjakhovskij

Sergej Ryakhovsky

Il suo primo omicidio fu quello di un uomo omosessuale, ucciso nel giugno 1988 a Bitsa, alla periferia di Mosca. Nello stesso anno uccise altri tre uomini omosessuali nel parco Izmajlovskij. Fu uno dei pochi delitti che pianificò con cura.

Secondo alcune ricostruzioni, nel luglio 1988 aggredì una donna di 70 anni, Klavdija Khokhlova, che morì il giorno dopo in ospedale senza aver visto in faccia il suo assassino. Nel gennaio 1989 uccise un ragazzo di 16 anni, lasciando le sue impronte digitali sulla scena del crimine.

Nel gennaio 1993 sorprese in un bosco un uomo di 73 anni che stava raccogliendo legna, lo uccise e gli tagliò la testa con un coltello da caccia. Il giorno dopo tornò sul luogo del delitto per tagliargli anche una gamba.

La vittima successiva fu una donna di 65 anni, a cui dopo la morte fece esplodere il ventre con un piccolo petardo. Un’altra donna di 62 anni cercò di difendersi con uno spray e con un punteruolo, ma lui la disarmò e la uccise proprio con il punteruolo con cui aveva cercato disperatamente di difendersi.

La sua penultima vittima fu un ragazzo di 16 anni, che impiccò e poi mutilò e decapitò con un coltello.

Arresto e processo

Sergej venne arrestato grazie a un controllo di routine nella zona di una delle scene del crimine. In una baracca i poliziotti trovarono un cappio fissato al soffitto e pensarono che fosse stato preparato per il prossimo omicidio. Decisero quindi di tendere un’imboscata.

Il 13 aprile 1993 Sergej tornò alla baracca e fu arrestato. Nonostante la sua forza e il suo carattere violento non oppose la minima resistenza: ammise poi che alla vista delle armi dei poliziotti si era paralizzato dalla paura.

Dopo l’arresto la stampa russa lo soprannominò “lo Squartatore di Balasicha” e “l’Ippopotamo”, per il collo taurino e la sua stazza. All’inizio collaborò con gli investigatori, indicando i luoghi dei delitti e spiegando come uccideva. Confessò che la maggior parte degli omicidi non erano premeditati, ma frutto di un impulso improvviso.

Gli psichiatri dell’Istituto Serbsky di Mosca stabilirono che la sua necrofilia derivava da un malfunzionamento del sistema nervoso centrale, ma lo dichiararono capace di intendere e di volere. Quando lo seppe, Sergej cambiò completamente atteggiamento: smise di collaborare, pretese che i periti venissero puniti e ritrattò tutte le confessioni.

In carcere teneva un diario in cui contava i suoi omicidi e scrisse anche un romanzo di fantascienza, “Caduta di stelle”, mai finito, in cui il protagonista, il “Commodoro”, “ripuliva” i pianeti dai pirati con l’aiuto di un esercito di robot.

Nel luglio 1995 venne condannato a morte per fucilazione. Sentita la sentenza disse soltanto: “Tornerò”. Nel 1996, però, la Russia introdusse una moratoria sulla pena di morte e la sua condanna fu commutata in ergastolo, da scontare in una colonia penale di massima sicurezza in Mordovia. Morì il 12 novembre 2007 di tubercolosi, mai curata.

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