Tsutomu Miyazaki, il killer otaku

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In breve

  • Chi: Tsutomu Miyazaki (Itsukaichi, 21 agosto 1962 – Tokyo, 17 giugno 2008).
  • Soprannome: “il killer otaku”.
  • Vittime: quattro bambine tra i 4 e i 7 anni, uccise tra l’agosto 1988 e il giugno 1989 tra Tokyo e Saitama.
  • Condanna: a morte nel 1997, confermata nel 2006.
  • Esecuzione: impiccato il 17 giugno 2008.

Tsutomu Miyazaki è stato un serial killer giapponese che sequestrò e assassinò quattro bambine dai quattro ai sette anni, infierendo poi sui loro corpi.

Questa è una delle storie più terribili che abbia mai raccontato. Le vittime erano bambine piccolissime e per rispetto nei loro confronti non riporto i dettagli delle violenze che subirono dopo la morte.

Biografia di Tsutomu Miyazaki

Tsutomu nacque il 21 agosto 1962 a Itsukaichi, vicino a Tokyo, prematuro e con una rara malformazione, la sinostosi radioulnare, che gli bloccava le articolazioni dei polsi: non poteva piegare le mani verso l’alto e per ruotarle doveva ruotare tutto l’avambraccio. A causa di questa sua disabilità venne emarginato a scuola, crescendo così molto solitario e taciturno. Nonostante ciò aveva voti eccellenti, almeno fino alle superiori.

Lì cominciò a perdere interesse per lo studio e i suoi voti peggiorarono a tal punto che non fu ammesso all’università Meiji, dove sarebbe dovuto andare. Decise così di iscriversi a un corso per tecnici fotografi.

A metà degli anni ’80 tornò a vivere con i genitori, in una camera che divideva con la sorella maggiore. La famiglia era benestante e in vista: possedeva un giornale locale e il nonno e il bisnonno erano stati consiglieri comunali. Nonostante ciò Tsutomu non aveva intenzione di seguire l’azienda di famiglia. Dopo il suo arresto confesserà che si sentiva molto solo e non compreso dalla famiglia, che non gli dava attenzioni, e che non poteva confidarsi con nessuno. L’unico che gli dava un po’ di supporto era il nonno e quando morì, nel maggio 1988, qualcosa in Tsutomu cambiò per sempre.

Questo avvenimento peggiorò la sua depressione e, per “conservare qualcosa di lui”, mangiò una parte delle sue ceneri. Poche settimane dopo aggredì la sorella e poi anche la madre, che gli chiedeva di lavorare di più e passare meno tempo con le sue videocassette.

Il primo omicidio

Il primo omicidio avviene il 22 agosto 1988, il giorno dopo il suo ventiseiesimo compleanno, quando Tsutomu rapisce Mari Konno, una bambina di soli 4 anni che stava giocando a casa di un’amichetta. Quando si accorge della sua assenza, il padre avvisa la polizia, ma della piccola Mari non si saprà più niente.

Tsutomu la porta nella sua auto e guida fino a un ponte vicino a un bosco. Lì si siede accanto alla bimba per mezz’ora, poi la uccide e abbandona il corpo sulle colline vicino a casa, portando via i suoi vestiti.

Settimane dopo torna sul posto e prende parte dei resti, che conserva nel suo armadio. Il resto viene bruciato nella stufa e ridotto in polvere, e le ceneri, insieme ad alcuni denti e alle foto dei vestitini, vengono mandate alla famiglia di Mari con una cartolina che diceva:

Mari. Ossa. Cremata. Indagate. Provatelo.

Oltre a inviare a tutte le famiglie delle lettere sugli omicidi, farà anche numerose telefonate mute per tormentarle.

Gli altri omicidi

vittime di Tsutomu Miyazaki

Il 3 ottobre dello stesso anno rapisce Masami Yoshizawa, di sette anni, offrendole un passaggio mentre camminava lungo una strada di campagna. La porta allo stesso ponte dove ha ucciso Mari e la uccide, poi torna a casa con gli abiti della bambina.

Il 12 dicembre rapisce Erika Namba, di quattro anni, che stava tornando a casa da un’amica, e la porta in un parcheggio a Naguri. Dopo averla uccisa le lega mani e piedi, la copre con un lenzuolo e la mette nel bagagliaio. Porta i vestitini nel bosco vicino e poi abbandona il corpo vicino al parcheggio, dove verrà ritrovato tre giorni dopo.

Anche questa volta manda una cartolina alla famiglia con le parole ritagliate da un giornale:

Erika. Freddo. Tosse. Gola. Riposa. Morte.

Il 6 giugno 1989 convince una bambina di cinque anni, Ayako Nomoto, a farsi fotografare. Poi la fa salire in macchina e la uccide. La porta a casa e la tiene con sé per due giorni. Quando il corpo comincia a decomporsi lo fa a pezzi e abbandona una parte in un cimitero e l’altra sulle colline vicine.

Due settimane dopo, temendo che la polizia trovasse i resti, torna a prenderli e li nasconde nel suo armadio. Si nutrì anche di una parte del corpo della piccola.

Arresto

Il 23 luglio 1989, in un parco di Hachiōji, Tsutomu separa una bambina dalla sorella maggiore e comincia a fotografarla. Il padre delle bambine se ne accorge e lo aggredisce, ma non riesce a trattenerlo.

Tsutomu scappa a piedi, ma quando torna a prendere la sua auto la polizia, avvisata dal padre, lo arresta. In casa sua troveranno 5.763 videocassette, alcune contenenti anime e film slasher, e in mezzo a queste i video e le foto delle vittime. Durante l’arresto e il processo Tsutomu si dimostrò sempre calmo e pacato, quasi indifferente.

A causa della sua passione per i manga e gli anime venne chiamato il killer otaku e questo scatenò il panico fra la popolazione giapponese, che iniziò a temere questa categoria di persone, demonizzando non solo i fumetti ma anche i film horror. In seguito però alcuni critici hanno fatto notare che grandi collezioni di manga e videocassette erano normali nelle camere dei ragazzi di Tokyo di quel periodo, e che le notizie diffuse alla stampa avevano esagerato questi aspetti. Il padre si rifiutò di pagargli un avvocato e si tolse la vita nel 1994.

Il processo

Il processo cominciò il 30 marzo 1990 e durò sette anni, concentrandosi sulla sua salute mentale. Tsutomu parlava spesso a vanvera e dava la colpa a “l’Uomo Ratto”, un suo alter ego che lo avrebbe costretto a uccidere, e che disegnava come un cartone animato durante le udienze.

Tre gruppi di psichiatri arrivarono a conclusioni diverse, ma il tribunale stabilì che era consapevole della gravità dei suoi crimini e il 14 aprile 1997 lo condannò a morte. La sentenza fu confermata in appello nel 2001 e dalla Corte suprema nel 2006. Tsutomu definì i suoi omicidi “un atto di benevolenza”.

Il 17 giugno 2008 il ministro della Giustizia Kunio Hatoyama firmò l’ordine di esecuzione e quello stesso giorno Tsutomu Miyazaki fu impiccato nel carcere di Tokyo.

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Fonti

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