Nikolai Dzhumagaliev, zanne di metallo

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In breve
Nikolai Dzhumagaliev, nato nel 1952 in Kazakistan e soprannominato “Zanne di metallo” per le sue corone dentali, uccise e mangiò in parte almeno otto donne tra il 1979 e il 1980. Dichiarato schizofrenico, fu internato in un ospedale psichiatrico, da cui evase nel 1989. Durante la latitanza uccise almeno un’altra donna e fu ripreso nel 1991. Nel 2014 è stato condannato per un decimo omicidio ed è ancora rinchiuso in una clinica psichiatrica.

Nikolai Dzhumagaliev è un serial killer e cannibale dell’ex Unione Sovietica, uno dei criminali più spaventosi della sua storia. Gli vengono attribuiti dieci omicidi, anche se per anni si è parlato di molte più vittime.

Cenni biografici

Nikolai nasce il 15 novembre 1952 a Uzynagash, in quella che allora era la Repubblica Socialista Sovietica Kazaka, il terzo di quattro figli di un padre kazako e una madre bielorussa, che lavoravano in una fattoria collettiva. Cresce con tre sorelle, una delle quali scompare quando lui è ancora bambino.

A scuola è un alunno sotto la media ma educato. Dopo la nona classe studia in una scuola per ferrovieri e fa il servizio militare nelle truppe di difesa chimica. Poi gira per anni l’Unione Sovietica come lavoratore stagionale, dagli Urali alla Siberia, facendo il marinaio, l’elettricista e il conducente di bulldozer. Nel 1977 torna a Uzynagash e trova lavoro come vigile del fuoco.

Per le sue corone dentali in metallo venne soprannominato “Zanne di metallo”. Era considerato da tutti un uomo educato, solitario e tranquillo, sempre ben vestito, quasi un gentiluomo.

Il movente

Subito dopo l’arresto spiegò i suoi delitti così: “Mi sono schierato con gli animali. Ho fatto alle persone quello che loro fanno agli animali”. Nel suo diario scrisse invece di essere spinto soprattutto dal desiderio sessuale e di credere che, mangiando i corpi delle donne, li avrebbe “conosciuti completamente”.

Odiava le donne, che considerava inferiori agli uomini, e chiamava i suoi omicidi una vendetta per aver “violato le leggi della natura”. Disse anche di essersi ispirato a un libro che parlava di antiche sacerdotesse germaniche che bevevano sangue per prevedere il futuro.

Secondo alcuni studiosi la sua misoginia potrebbe essere nata da una malattia venerea contratta da ragazzo e dal rifiuto di una donna di cui si era innamorato durante i suoi viaggi. Gli psichiatri gli diagnosticarono la schizofrenia, diagnosi confermata dal Centro Serbsky di Mosca.

Gli omicidi

Il suo primo omicidio avvenne la notte del 6 gennaio 1979. Nikolai sorprese Natalya Andronnik mentre tornava a casa da sola da una funzione avventista, lungo una strada vicino a Uzynagash.

La pugnalò più volte al petto, la trascinò in una discarica vicina e la uccise tagliandole la gola. Poi ne bevve il sangue, smembrò il corpo e si portò a casa alcune parti in uno zaino.

Quando i resti furono ritrovati, il 20 gennaio, il medico legale capì che una parte della carne era stata asportata. Gli abitanti del paese erano terrorizzati: gli uomini si armavano di asce per accompagnare mogli e figlie quando uscivano. Nel 1979 Nikolai uccise altre cinque donne. In un caso entrò di notte in una casa vicino ad Almaty e tagliò la gola a una donna e alla figlia adulta mentre dormivano; la nipote si salvò nascondendosi in un armadio.

Nell’estate del 1979 aveva cominciato a conservare la carne umana in un barile in casa, come fosse salo, il lardo salato tipico della zona.

Il 21 agosto 1979, durante una serata con alcuni amici, completamente ubriaco, cercò di sparare a un piccione con un vecchio fucile da caccia. Inciampò e il colpo partì, uccidendo un suo collega vigile del fuoco. Fu condannato per omicidio colposo a quattro anni e mezzo, ma come detenuto modello ottenne i permessi per tornare a casa nei fine settimana e alla fine del 1980 fu rilasciato.

Ricominciò subito a uccidere. L’8 novembre 1980 uccise una donna vicino a un cantiere, e il 13 dicembre entrò in casa di Valya Manukhina e la pugnalò diciotto volte mentre dormiva accanto al suo neonato, ferendo anche la suocera.

L’arresto

Nikolai Dzhumagaliev

Il 18 dicembre 1980 Nikolai diede una festa a casa sua con alcuni amici, che passarono la notte a bere e a mangiare ravioli. Secondo il racconto di uno degli invitati, alle prime ore del 19 dicembre Nikolai andò in camera con una delle ragazze presenti, Tatiana.

Poco dopo uscì coperto di sangue e chiese agli amici se sapessero che cosa avevano mangiato. Loro pensavano di aver mangiato maiale, ma lui mostrò loro la testa mozzata di una donna. Gli invitati vomitarono e scapparono di casa.

Uno di loro chiamò la polizia. Gli agenti trovarono Nikolai nudo, mentre squartava il corpo di Tatiana con un coltello, ma mentre erano distratti lui riuscì a fuggire con un coltello da caccia e un’accetta. Fu trovato il giorno dopo, nascosto nella cantina di un’anziana lontana parente.

Confessò otto omicidi e consegnò alla polizia il suo diario, in cui raccontava di aver mangiato la carne e gli organi delle vittime sotto forma di pelmeni, i ravioli russi, e di salo. Disse di aver mostrato la testa agli amici solo per vedere la loro reazione, ma che la carne l’aveva mangiata da solo. I vicini erano increduli: non riuscivano a credere che un uomo così tranquillo e gentile fosse un assassino cannibale.

Il processo e la fuga

Il processo si tenne il 3 dicembre 1981 al tribunale regionale di Alma-Ata, con il palazzo circondato da tre file di soldati armati di mitra per evitare che i parenti delle vittime si facessero giustizia da soli. Per la sua schizofrenia il giudice ordinò il suo internamento in un ospedale psichiatrico speciale a Tashkent, in Uzbekistan.

Dopo otto anni le sue condizioni sembravano migliorate e fu deciso di trasferirlo in un ospedale psichiatrico normale. Il 29 agosto 1989, durante il trasferimento, approfittò di una sosta per andare in bagno, abbatté una parete e fuggì.

La sua latitanza durò quasi due anni. Nel 1990, ad Aktobe, fu visto uscire dalla casa di una donna con il volto sporco di sangue: era il suo nono omicidio accertato. Le autorità, intanto, smentivano le voci che fosse stato visto a Mosca per evitare il panico. Lui raccontò di essersi nascosto sulle montagne dell’Asia centrale, scambiando erbe medicinali con il cibo.

Nell’aprile 1991, mentre l’Unione Sovietica si stava sgretolando, venne arrestato in Uzbekistan per il furto di una pecora. Si era fatto arrestare apposta per nascondersi nel sistema carcerario e disse di essere cinese, sperando di ottenere nuovi documenti. Ma un colonnello del Ministero dell’Interno che gli dava la caccia da anni lo riconobbe.

Nikolai Dzhumagaliev oggi

Fu riportato in Kazakistan e internato in un ospedale psichiatrico. Nel settembre 2014 è stato condannato anche per l’omicidio del 1990 ad Aktobe, il suo decimo. Oggi si trova in una clinica psichiatrica specializzata ad Aktas, dove ripara piccoli apparecchi e spera di essere rilasciato un giorno.

I medici della clinica lo descrivono come un paziente tranquillo e collaborativo, che non sarebbe più pericoloso. Gli esperti di serial killer però sono in totale disaccordo.

Nel gennaio 2016 su WhatsApp e Facebook si diffuse la voce che fosse evaso di nuovo e qualcuno lo accusò della scomparsa di una ragazza di 22 anni. Era una notizia falsa: la polizia rintracciò l’autrice del messaggio, una ragazza di 21 anni del suo stesso paese, che fu arrestata e confessò.

Se vuoi leggere un’altra storia di cannibalismo, leggi anche quella di Nathaniel Bar-Jonah.

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Fonti

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2 comments

  1. Do you even research? He escaped from a mental institution in December of last year. He killed around 10 women, not 50. His sentence is LIFE he was never released but he did escape. It’s unknown if he’s been caught or not.

  2. Thank you for your comment. Yes, I did research and I found many contradictory info about him.
    He was found guilty of 7 murders but he is suspected of at least 50.

    I know about his conviction and his ’89 escape, but I didn’t know about his alleged last escape, so i updated the post.

    Thank you very much for your help!

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