Nathaniel Bar-Jonah, l’orco sospettato di cannibalismo

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In breve
Nathaniel Bar-Jonah (1957-2008), nato David Paul Brown a Worcester, in Massachusetts, aggredì e rapì bambini fin da ragazzo e passò anni in carcere e in ospedale psichiatrico. Trasferitosi in Montana, nel 1999 fu arrestato e in seguito condannato a 130 anni per il rapimento e le violenze su tre bambini. Fu sospettato della scomparsa del piccolo Zachary Ramsay, avvenuta nel 1996, e di averne mangiato il corpo, ma per quel caso non fu mai condannato. Morì in carcere nel 2008.

Nathaniel Bar-Jonah è stato un criminale statunitense condannato a 130 anni di prigione per le violenze su diversi bambini, e sospettato di essere un assassino cannibale.

Nota: in questo articolo non descrivo le violenze sessuali subite dalle vittime, tutte bambini. Basti sapere che furono la parte più grave dei suoi crimini.

I primi reati di Nathaniel Bar-Jonah

Nathaniel nasce il 15 febbraio 1957 a Worcester, in Massachusetts, con il nome di David Paul Brown, il più piccolo di tre figli. Già da neonato è un bambino strano: ha una fame insaziabile e non sopporta di essere toccato. Secondo il suo racconto, il padre era un uomo molto severo che lo picchiava spesso con una cintura di cuoio.

Nathaniel provò a uccidere già da bambino, proprio come Godino o Pomeroy. Nel luglio 1964, a sette anni, convinse la figlia dei vicini, di cinque anni, a seguirlo in cantina, dicendole di aver ricevuto per il compleanno una tavola Ouija che poteva prevedere il futuro.

Una volta in cantina cercò di strangolare la bambina. Le urla di lei richiamarono la mamma di Nathaniel, che corse a salvarla, ma il bambino non ricevette quasi nessuna punizione.

A 15 anni ritagliò lettere e parole dalle riviste per scrivere un biglietto con cui cercò di attirare due bambini in un cimitero, promettendo loro 20 dollari e una sorpresa. La madre dei bambini non lo denunciò, pensando che avesse bisogno di cure psichiatriche. L’anno dopo, nel maggio 1974, cercò di rapire una bambina di nove anni, Mary Patrone, che però urlò e si divincolò finché lui non la lasciò andare.

Nel marzo 1975, a 18 anni, si travestì da poliziotto e rapì un bambino di otto anni, Richard O’Conner, mentre andava a scuola. Lo aggredì e lo strangolò. Una vicina vide tutto dalla finestra e chiamò la polizia, che trovò l’auto e salvò il bambino quando era ormai vicino alla morte.

Pochi giorni prima del diploma, sempre fingendosi un poliziotto, rapì una bambina di nove anni a Hartford, nel Connecticut, e la gettò fuori dall’auto quando lei cominciò a stare male. Un testimone prese la targa, ma la notizia non arrivò mai al suo agente di sorveglianza, e nel maggio 1976 la sua libertà vigilata per il primo rapimento finì regolarmente, con tanto di lettera di ringraziamento per la “collaborazione”.

Il 24 settembre 1977, fingendosi un agente dell’FBI, convinse due ragazzini che uscivano da un cinema di Shrewsbury a salire in macchina. Li portò in un posto isolato, li ammanettò e li torturò. Saltò più volte sul petto di uno dei due e, credendolo morto, se ne andò con l’altro chiuso nel bagagliaio. Ma il primo riprese i sensi e chiese aiuto, e l’altro venne trovato ancora vivo.

Per questo crimine venne condannato per tentato omicidio a una pena tra i 18 e i 20 anni di prigione.

La prigione

Nathaniel Bar-Jonah

In carcere Nathaniel raccontò a uno psicologo le sue fantasie violente e venne trasferito al Bridgewater State Hospital, un ospedale psichiatrico, per essere tenuto sotto osservazione. Alla fine fu condannato a restarci a tempo indeterminato.

Agli psichiatri confidò di fantasticare di rapire, uccidere e mangiare i bambini, e che il suo interesse per la tortura esisteva da sempre.

Il 22 marzo 1984 cambiò legalmente il suo nome in Nathaniel Benjamin Levi Bar-Jonah. Ad amici e parenti disse che voleva sapere cosa si prova a essere discriminati e perseguitati come ebreo, e anni dopo, in un’intervista televisiva, sostenne di essere ebreo. In realtà la sua famiglia aveva origini scandinave e i genitori erano pentecostali.

Nello stesso anno due psicologi testimoniarono che non era più un pericolo per la società e un giudice ne ordinò il rilascio, che per problemi amministrativi avvenne solo nel luglio 1991.

Appena un mese dopo, il 9 agosto 1991, Bar-Jonah vide un bambino di sette anni seduto da solo in un’auto davanti a un ufficio postale di Oxford, in Massachusetts. Entrò nella macchina e si sedette sul suo petto. Alcuni testimoni e la madre del bambino accorsero e lui scappò.

Arrestato, ammise di voler uccidere il bambino. Ma ottenne di dichiararsi colpevole solo di aggressione, in cambio di due anni di libertà vigilata e della promessa di trasferirsi a Great Falls, in Montana, a vivere con la madre. Le autorità del Montana non furono mai informate dei suoi precedenti.

La scomparsa di Zachary Ramsay

La mattina del 6 febbraio 1996 Zachary Ramsay, 10 anni, uscì di casa a Great Falls per andare a scuola, passando come sempre per un vicolo. Non arrivò mai a scuola e non fu mai più ritrovato.

Alcuni testimoni raccontarono di averlo visto nel vicolo, piangente, seguito da un uomo molto grasso e agitato. Un conoscente di Bar-Jonah disse di averlo visto quella mattina vicino a un cassonetto del vicolo, con indosso una giacca blu “da poliziotto”.

Il detective Bill Bellusci sospettò subito di lui, ma per due volte gli fu negato un mandato di perquisizione. Le indagini successive accertarono che quel giorno Bar-Jonah non lavorava, aveva a disposizione l’auto della madre, che era fuori città per un funerale, e che per quasi un mese dopo la scomparsa del bambino non fece spese alimentari importanti, nonostante pesasse più di 140 chili.

L’arresto e il cannibalismo

Il 13 dicembre 1999 Bar-Jonah venne visto per la terza volta in una settimana davanti a una scuola elementare, con una giacca blu, due bombolette di spray al peperoncino, una pistola giocattolo e un distintivo finto. Fu arrestato per essersi spacciato per un poliziotto e per porto abusivo di armi.

Nelle sue case la polizia trovò distintivi falsi, un taser, una carrucola appesa al soffitto della cucina, album con ritagli di foto di bambini e una lista di 54 nomi di ragazzini, tra cui quelli di tre bambini che aveva rapito negli anni ’70, e un “Zackery Ramsey” seguito dalla parola “DIED”, morto.

Dopo mesi di lavoro, con l’aiuto dell’FBI, vennero decifrati alcuni quaderni scritti in codice. Bar-Jonah vi descriveva torture e pasti a base di bambini, con vere e proprie ricette macabre, e accennava al fatto di averle servite ai vicini.

Dopo la scomparsa di Zachary, infatti, aveva cominciato a organizzare grigliate in cui serviva hamburger, spaghetti, chili, torte salate di carne e sformati. Molti invitati notarono che la carne aveva un sapore strano, e lui rispondeva che era carne di cervo, che aveva cacciato, ucciso e macellato personalmente. Ma non aveva né un fucile né una licenza di caccia, e nessuno l’aveva mai visto andare a caccia.

Un ex coinquilino disse di aver trovato nel suo appartamento dei vestiti simili a quelli che Zachary indossava il giorno della scomparsa e dei guanti insanguinati. Un altro raccontò che Bar-Jonah aveva detto che il bambino non sarebbe mai stato trovato, perché era stato fatto a pezzi e sparpagliato in posti diversi.

In una sua vecchia casa la polizia scavò il garage e setacciò quasi due tonnellate di terra, trovando 21 frammenti di ossa umane. Appartenevano a un bambino di colore non identificato, tra gli 8 e i 13 anni, ma il DNA stabilì che non erano di Zachary, e nemmeno dei capelli umani trovati nella sua cucina.

Il processo e la morte

Nel luglio 2000 Bar-Jonah fu accusato del rapimento e delle violenze su tre ragazzini nativi americani e dell’omicidio di Zachary Ramsay. L’accusa per Zachary, però, cadde: la madre del bambino, convinta dalla difesa, testimoniò di credere che il figlio fosse ancora vivo.

Bar-Jonah fu condannato per rapimento, aggressione aggravata e violenza sessuale su tre bambini, e condannato a 130 anni di prigione senza possibilità di libertà condizionale. Durante il processo anche Mary Patrone, ormai trentaseienne, lo riconobbe come l’uomo che aveva cercato di rapirla nel 1974, ma quel reato era ormai prescritto.

Il 13 aprile 2008 fu trovato senza vita nella sua cella. Morì d’infarto, proclamandosi sempre innocente.

Nel 2011, nonostante l’opposizione della madre, un giudice dichiarò Zachary Ramsay legalmente morto. Bar-Jonah è ancora oggi sospettato di altri omicidi di bambini, sia in Montana sia nel New England, e il suo caso ha spinto molti attivisti a chiedere registri pubblici obbligatori per chi ha commesso reati sessuali.

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