Zhang Yongming (1956-2013), il “mostro di Jinning”, uccise almeno 11 persone, quasi tutte ragazzi e giovani uomini, tra il 2007 e il 2012 nel villaggio di Nanmen, vicino a Kunming. Era già stato condannato per un omicidio nel 1979. Le famiglie lo segnalarono per anni, ma la polizia non indagò. Arrestato nel maggio 2012 grazie alle ricerche della madre di una vittima, fu giustiziato il 10 gennaio 2013.
Zhang Yongming è stato un serial killer e cannibale cinese che ha ucciso almeno 11 persone, ragazzi e uomini, tra il 2007 e il 2012. Zhang strangolava le sue vittime, poi ne smembrava i corpi e, secondo quanto riportato, ne vendeva la carne al mercato spacciandola per carne di struzzo.
Zhang Yongming
Zhang nasce nel 1956 a Nanmen, un villaggio del distretto di Jinning, a Kunming, nella provincia dello Yunnan.
La sua violenza si manifesta presto. Nel 1974, a 18 anni, accoltella nel sonno un cugino che dorme da lui. Il ragazzo sopravvive con otto ferite al collo, e Zhang se la cava con sei mesi di carcere perché si sostiene che fosse sonnambulo.
Nel 1978 uccide un ragazzo di 16 anni con cui lavorava, strangolandolo in casa sua. Scappa, ma viene arrestato dopo due settimane. Nel 1979 viene condannato a morte con sospensione di due anni, una formula del diritto cinese che spesso si trasforma in carcere, e infatti la pena viene commutata. Esce nel settembre 1997, dopo 19 anni.
Tornato al villaggio trova i genitori morti, i fratelli trasferiti e la casa di famiglia crollata. Le autorità gli danno un pezzo di terra e un piccolo sussidio, ma lui abbandona presto i campi e vive di lavoretti. I vicini lo evitano per via del vecchio omicidio, non si sposa e esce di casa quasi solo per giocare a go nel parco.
Gli omicidi
Dal 2007 nel villaggio cominciano a sparire ragazzi e giovani uomini, sempre la mattina e sempre vicino al fosso di Nanmen, a due passi dalla casa e dai campi di Zhang. Zhang li adescava, a volte chiedendo una mano a portare della legna, e poi li strangolava con una corda o una cintura.
Le famiglie lo segnalano più volte. Alcuni compaesani l’hanno visto aggirarsi vicino al punto in cui era sparito un ragazzo, un altro giovane racconta di essere riuscito a liberarsi mentre lui cercava di strangolarlo. Nel dicembre 2011 un diciassettenne riesce perfino a farlo bloccare da un vicino dopo un tentativo di aggressione. Ma la polizia non indaga: una volta lo rilascia dopo che ha pagato 30 yuan di spese mediche, un’altra decide di lasciar perdere perché lo considera malato di mente. Molti genitori finiscono per credere che i figli siano stati rapiti per lavorare nelle fornaci di mattoni.
L’arresto
L’ultima vittima è Han Yao, uno studente universitario di 20 anni che lavorava in un cantiere a Nanmen e che scompare la mattina del 25 aprile 2012.
Sua madre, Cheng Lianyan, va due volte alla polizia, ma la mandano via. Allora indaga da sola: incontra i genitori di altri ragazzi scomparsi e in due giorni scopre che tutte le sparizioni sono avvenute tra le 9 e le 11 del mattino, nello stesso posto, vicino alla casa di Zhang. Porta tutto ai giornali di Kunming, che il 3 maggio pubblicano la storia, e lo stesso giorno viene creata una squadra speciale.
Il 7 maggio 2012 Zhang viene arrestato in casa sua. Lì gli agenti trovano il corpo smembrato di Han Yao, insieme al suo telefono e alle sue carte. Quello che emerge dalla perquisizione è agghiacciante.
Come nel caso di Ed Gein, nella casa del serial killer cinese vengono ritrovati resti umani. I vicini raccontano di aver visto sacchetti di plastica appesi alla casa da cui sporgevano ossa spezzate, e la polizia riferisce di bulbi oculari conservati in bottiglie e di quella che sembrava carne umana messa a essiccare. Tra la casa e i campi vengono dissotterrati i resti di una decina di persone.
Secondo le accuse Zhang dava in pasto parte della carne ai suoi cani e altra la vendeva al mercato come carne di struzzo.
Le vittime e la condanna
La polizia conferma 11 omicidi tra il 2007 e il 2012, tutte vittime maschi. A parte due uomini più anziani, avevano tra i 12 e i 22 anni. Zhang però è stato accusato di fino a 17 omicidi, quante erano le persone scomparse a Nanmen da quando era uscito di prigione.
Viene di nuovo condannato a morte e questa volta non riesce a scamparla: viene giustiziato il 10 gennaio 2013. Durante il processo non si è mai scusato per gli omicidi e non ha mai espresso rimorso.
Dopo il caso, dodici poliziotti sono stati puniti per negligenza, tra cui il capo della polizia di Jinning, rimosso dall’incarico. La polizia si difese dicendo che in quel periodo la priorità era la lotta alla droga.
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