Albert Fish è uno dei più efferati serial killer della storia americana. Conosciuto anche come l’Uomo grigio, il Lupo mannaro di Wysteria, il Vampiro di Brooklyn e l’Uomo nero, uccise almeno tre bambini tra il 1924 e il 1928 e confessò di averne mangiato i corpi. Fu sospettato di almeno dieci omicidi, e lui stesso si vantò di averne commessi molti di più.
Fu arrestato il 13 dicembre 1934 e condannato alla sedia elettrica per l’omicidio di Grace Budd, una bambina di dieci anni.
Hamilton Howard “Albert” Fish (Washington, 19 maggio 1870 – Sing Sing, 16 gennaio 1936) fu un serial killer, stupratore di bambini e cannibale americano. Uccise almeno tre bambini, Francis McDonnell, Billy Gaffney e Grace Budd, tra il 1924 e il 1928. Fu tradito da una lettera anonima inviata alla madre di Grace, giudicato sano di mente e giustiziato sulla sedia elettrica a 65 anni.
In questo articolo racconto i suoi crimini senza entrare nei dettagli delle violenze sessuali sui bambini e degli atti di autolesionismo, che restano fuori dalle regole di questo sito.
L’infanzia di Albert Fish
L’infanzia, come per quasi tutti i serial killer, è una tappa fondamentale per capire come sia nata la sua devianza.
Albert nacque a Washington il 19 maggio 1870 con il nome di Hamilton Howard Fish. Era il più piccolo della famiglia e aveva tre fratelli. Il padre, ex capitano di battelli fluviali, aveva 43 anni più della madre: quando Albert nacque ne aveva 75. Morì d’infarto nel 1875, e la madre, che da sola non riusciva a mantenere i figli, mandò il piccolo all’orfanotrofio di Saint John, a Washington.
Lì Albert veniva preso in giro per il suo nome: lo chiamavano “Ham and Eggs”, uova e prosciutto. Per questo decise di farsi chiamare Albert, come un fratello morto. All’orfanotrofio subiva spesso punizioni corporali, e proprio allora scoprì di provare piacere nel dolore fisico.
Nella sua famiglia c’erano molti casi di malattia mentale: uno zio soffriva di mania, un fratello era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico, un fratellastro era schizofrenico, una sorella aveva un “disturbo mentale” e la madre aveva allucinazioni. Nel 1880 la madre trovò un impiego statale e poté riprendersi il figlio, ma ormai era tardi.
L’età adulta
Già da ragazzo Albert sviluppò perversioni sessuali estreme, tra cui la coprofagia. Nel 1890 si trasferì a New York, dove si prostituiva e cominciò a commettere violenze su ragazzi. Per tutta la vita scrisse lettere oscene a donne di cui trovava il nome negli annunci e nelle agenzie matrimoniali.
Nel 1898 la madre gli combinò il matrimonio con Anna Mary Hoffman, di nove anni più giovane. Ebbero sei figli. Nel 1903 Fish fu arrestato per appropriazione indebita e rinchiuso nel carcere di Sing Sing. Nel gennaio 1917 la moglie lo lasciò per John Straube, un tuttofare che viveva a pensione da loro, e Albert dovette crescere i figli da solo.
In quegli anni cominciò a sentire delle voci e sviluppò un’ossessione religiosa sempre più profonda. Si infliggeva gravi lesioni e coinvolgeva i figli e i loro amici in giochi violenti in cui era lui a essere colpito. Dopo l’arresto, le radiografie mostrarono nel suo corpo i segni di anni di autolesionismo. Lavorando come imbianchino girava gli Stati Uniti, e in quel periodo commise innumerevoli violenze su bambini. Disse di aver scelto soprattutto bambini afroamericani o con disabilità, convinto che la polizia non avrebbe indagato a fondo.
L’omicidio di Francis McDonnell
Il 14 luglio 1924 Francis McDonnell, figlio di un poliziotto, non tornò a casa dopo aver giocato con gli amici a Port Richmond, sull’isola di Staten Island. Aveva otto o nove anni. Il suo corpo fu ritrovato in un bosco vicino a casa, appeso a un albero. Solo dopo l’arresto di Fish si scoprì che l’assassino era lui.
L’omicidio di Billy Gaffney
L’11 febbraio 1927, a Brooklyn, il piccolo Billy Beaton di tre anni e suo fratello di dodici stavano giocando nel corridoio del palazzo con William “Billy” Gaffney, di quattro anni. Quando il più grande tornò a casa, i due piccoli sparirono. Billy Beaton fu ritrovato sul tetto, e quando gli chiesero dove fosse l’amico rispose che lo aveva preso “l’uomo nero”. Il corpo di Billy Gaffney non fu mai ritrovato.
Inizialmente si sospettò di un altro serial killer, Peter Kudzinowski. Poi un tranviere di Brooklyn, Joseph Meehan, riconobbe Fish in una foto sul giornale: era l’uomo anziano che aveva visto sul suo tram il giorno della scomparsa, con un bambino che piangeva e chiamava la mamma. Dopo l’arresto Fish confessò di aver portato il bambino in una zona isolata, di averlo torturato a lungo, ucciso e smembrato, e di aver mangiato parte del suo corpo nei giorni seguenti.
L’omicidio di Grace Budd

Il 25 maggio 1928 Fish lesse sul New York World l’annuncio di un ragazzo di 18 anni, Edward Budd, che cercava lavoro in campagna. Tre giorni dopo si presentò a casa della famiglia, a Manhattan, con il nome falso di Frank Howard, un agricoltore di Farmingdale. Disse di voler assumere Edward e un suo amico e promise di tornare dopo qualche giorno. In realtà, come confessò lui stesso, voleva legare il ragazzo, mutilarlo e lasciarlo morire dissanguato.
Quando tornò, il 3 giugno, conobbe la sorellina di Edward, Grace, di dieci anni, e cambiò piano. Raccontò di dover andare alla festa di compleanno di una nipotina e chiese ai genitori, Delia e Albert Budd, il permesso di portare Grace con sé. I genitori acconsentirono. Fu l’ultima volta che la videro.
Fish portò la bambina in una casa abbandonata che aveva scelto da tempo, Wisteria Cottage, a Irvington, nello stato di New York. Lì la strangolò, poi ne smembrò il corpo e nei giorni seguenti ne mangiò gran parte.
Per anni il caso restò irrisolto. Nel 1930 fu arrestato un uomo di 66 anni, Charles Edward Pope, accusato dalla moglie da cui si era separato: passò 108 giorni in carcere prima di essere assolto.
La lettera alla madre di Grace

Nel novembre 1934, più di sei anni dopo l’omicidio, la madre di Grace ricevette una lettera anonima. La donna non sapeva leggere, e fu il figlio a leggergliela. Era un racconto spaventoso. L’autore scriveva che nel 1894 un suo amico, imbarcato come marinaio sul piroscafo Tacoma, aveva visto in Cina, durante una carestia, vendere i bambini come cibo, e che tornato a New York aveva ucciso e mangiato due bambini. Incuriosito, l’autore aveva voluto provare anche lui. Poi raccontava, con dettagli atroci, il giorno in cui aveva portato via Grace e l’aveva uccisa, e affermava di non averla violentata.
La cattura
Fu proprio quella lettera a tradirlo. Sulla busta c’era un piccolo emblema esagonale con le lettere “N.Y.P.C.B.A.”, la New York Private Chauffeur’s Benevolent Association, un’associazione di autisti. Un autista disse alla polizia di aver portato a casa un po’ di quella carta da lettere e di averla lasciata in una pensione al 200 della 52ª Strada Est. La padrona della pensione riconobbe la descrizione: l’inquilino era Albert Fish, che se n’era andato da pochi giorni, ma le aveva chiesto di tenere da parte un assegno che gli avrebbe mandato il figlio.
Il detective William King lo aspettò davanti alla stanza. Quando Fish arrivò, il 13 dicembre 1934, accettò di andare in centrale, ma poi tirò fuori una lametta. King lo disarmò e lo portò via. Fish non negò nulla e accompagnò gli agenti a Wisteria Cottage, dove furono ritrovati i resti di Grace.
Il processo e l’esecuzione
Il processo per l’omicidio di Grace Budd cominciò l’11 marzo 1935 a White Plains e durò dieci giorni. Fish si dichiarò infermo di mente e disse di aver sentito la voce di Dio che gli ordinava di uccidere i bambini. Diversi psichiatri descrissero un elenco impressionante di perversioni, tra cui sadismo, masochismo, pedofilia, cannibalismo e necrofilia. Il principale esperto della difesa, lo psichiatra Fredric Wertham, spiegò la sua ossessione per la storia biblica di Abramo e Isacco: Fish credeva che “sacrificare” un bambino lo avrebbe purificato dai suoi peccati, e associava il cannibalismo alla comunione. Alla domanda sul suo stato mentale, Wertham rispose semplicemente che era pazzo.
Nessuno dei giurati dubitava che Fish fosse pazzo, ma, come raccontò poi uno di loro, ritennero comunque che dovesse essere giustiziato. Lo dichiararono sano di mente e colpevole, e il giudice lo condannò alla sedia elettrica. Albert Fish fu giustiziato nel carcere di Sing Sing il 16 gennaio 1936, a 65 anni.
Le vittime
Le vittime accertate di Albert Fish sono tre: Francis McDonnell, 8 anni, ucciso nel luglio 1924 a Staten Island; Billy Gaffney, 4 anni, ucciso l’11 febbraio 1927 a New York; Grace Budd, 10 anni, uccisa il 3 giugno 1928. Fish fu sospettato anche della morte di Yetta Abramowitz, 12 anni, uccisa nel Bronx nel maggio 1927, e di Mary Ellen O’Connor, 16 anni, trovata morta nel 1932 vicino a una casa che lui stava imbiancando nel Queens. Ma il numero reale delle sue vittime, probabilmente, non lo sapremo mai.
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