L’inferno di Junko Furuta

Posted by
In breve

  • Chi: Junko Furuta, 17 anni, studentessa di Misato, nella prefettura di Saitama.
  • Quando: rapita il 25 novembre 1988, morta il 4 gennaio 1989, dopo 40 giorni di prigionia.
  • Dove: in una casa del quartiere di Adachi, a Tokyo.
  • I colpevoli: quattro ragazzi tra i 16 e i 18 anni, legati alla piccola criminalità.
  • Conseguenze: le pene lievi scatenarono l’indignazione del Giappone e contribuirono alla riforma della legge sui minori del 2000.

Junko Furuta era una ragazza di 17 anni che nel 1988 è stata rapita, torturata e uccisa da quattro ragazzi: Hiroshi Miyano (18 anni), Jō Ogura (17, che anni dopo cambierà cognome in Kamisaku), Shinji Minato (16) e Yasushi Watanabe (17), piccoli criminali che gravitavano attorno alla mafia giapponese.

Quello che segue è il racconto dei suoi 40 giorni d’inferno.

ASCOLTA QUESTO ARTICOLO

Il rapimento

Il 25 novembre 1988, mentre torna a casa in bicicletta dal suo lavoretto part-time, Junko viene rapita. Spesso si dice che l’abbiano presa di mira perché aveva osato rifiutare le avances di uno di loro. In realtà, secondo le ricostruzioni del processo, quella sera Miyano e Minato giravano in moto per Misato in cerca di una ragazza da aggredire: Minato la fa cadere dalla bici e Miyano, fingendo di passare di lì per caso, si offre di accompagnarla a casa. Poi la minaccia dicendole di essere della yakuza.

Viene portata nella casa dei genitori di Minato, nel quartiere di Adachi, a Tokyo, dove resterà per 40 giorni subendo atroci torture.

Per evitare sospetti, i sequestratori obbligano Junko a chiamare i suoi genitori e a dire di essere scappata di casa. Deve anche dire di stare bene e che non vuole essere cercata.

In questo modo nessuno cercherà la ragazza, e i suoi aguzzini sono liberi di fare i propri comodi.

Ai genitori di Minato, che vivono nella stessa casa, viene spiegato che Junko è la fidanzatina di uno di loro. Come dichiareranno successivamente, i genitori capiscono subito che qualcosa non quadra, ma non fanno troppe domande perché hanno paura del carattere violento del figlio.

I 40 giorni di prigionia

Junko

Per quaranta giorni Junko subì violenze sessuali ripetute e torture di ogni tipo, da parte dei suoi sequestratori e anche di altri ragazzi che venivano invitati in casa. Non ne riporto i dettagli, per rispetto di una ragazza che all’epoca aveva appena 17 anni: basti dire che i referti e le testimonianze al processo descrissero lesioni gravissime su tutto il corpo.

Veniva nutrita pochissimo, picchiata ripetutamente sul viso e sul corpo, e alla fine le ferite erano così gravi che non riusciva più a camminare, se non carponi.

Un giorno, approfittando di un momento di distrazione dei ragazzi, Junko cercò di chiamare la polizia, ma venne scoperta e punita ancora più duramente. Una notte la costrinsero a dormire su un balcone, al freddo di dicembre. I suoi aguzzini scattarono anche diverse foto, che saranno poi usate come prova al processo.

Il 4 gennaio 1989, dopo aver perso dei soldi a mahjong la sera prima, Miyano decise di sfogare la sua rabbia su di lei: i quattro la picchiarono per circa due ore, e Junko morì poco dopo.

Poi il suo corpo venne messo in un bidone riempito di cemento e abbandonato in un terreno vicino a un cantiere sull’isola di Wakasu, nel quartiere di Kōtō, a Tokyo.

Il ritrovamento del corpo

Il suo corpo viene ritrovato quasi per caso. All’inizio del 1989 Miyano e Ogura vengono arrestati per la violenza sessuale su un’altra ragazza di 19 anni e, durante l’interrogatorio, Miyano crede che Ogura abbia già confessato l’omicidio di Junko e indica alla polizia dove trovare il corpo. Il bidone viene recuperato il 29 marzo 1989 e Junko viene identificata tramite le impronte digitali. Poco dopo vengono arrestati anche gli altri.

Dato che sono minorenni le loro identità vengono tenute segrete, ma un settimanale le rende pubbliche. Nel luglio 1990 vengono tutti condannati e l’anno dopo, in appello, tre di loro ricevono pene più lunghe: Miyano 20 anni di carcere (l’accusa aveva chiesto l’ergastolo), Ogura da 5 a 10 anni, Minato da 5 a 9 e Watanabe da 5 a 7. Pene che a gran parte dell’opinione pubblica giapponese sono sembrate troppo lievi per un delitto simile.

Nonostante molti sapessero del sequestro di Junko e di dove si trovasse, nessuno volle aiutarla per paura di ritorsioni.

Questo delitto scosse molto l’opinione pubblica, che chiese pene più severe per i minorenni. In seguito a questo e ad altri delitti commessi da minorenni, nel 2000 la legge giapponese sui minori è stata riformata, e oggi anche i ragazzi a partire dai 14 anni possono essere processati in un tribunale ordinario (prima era possibile solo dai 16).

Che fine hanno fatto gli assassini

Nessuno dei quattro è rimasto in carcere a lungo, e quasi tutti, una volta fuori, sono tornati a delinquere.

Hiroshi Miyano è uscito nel 2009 e ha cambiato cognome in Yokoyama. Nel 2013 è stato arrestato per frode, ma non è stato incriminato.

Jō Ogura è uscito nel 1999 e ha preso il cognome Kamisaku. Nel 2004 è stato di nuovo arrestato per aver sequestrato e picchiato per ore un conoscente, ed è stato condannato a quattro anni. È morto nel 2022, a 51 anni.

Shinji Minato è uscito nel 1998. Nel 2018 è stato arrestato per tentato omicidio dopo aver aggredito con un manganello e un coltello un uomo di 32 anni per una lite su un parcheggio. Nel 2019 è stato condannato a un anno e mezzo, con la condizionale.

Yasushi Watanabe è uscito nel 1996 ed è morto nel 2021, a 49 anni.

Dalla storia di Junko sono stati tratti alcuni film e un manga. Questa storia ricorda per molti aspetti quella di Ah Map, ragazza di Hong Kong torturata e uccisa da membri della malavita locale.

🦋 Emadion vive grazie a chi lo legge. Se questa storia ti ha tenuto sveglio, offrimi un caffè: mi aiuta a portarti il prossimo incubo.

☕ Sostieni Emadion su Ko-fi

Fonti

📍Questa storia è sulla Mappa del misteroScopri dove è successo e quali altri misteri si nascondono lì vicino.Vedi sulla mappa →

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *