Tra il 29 e il 30 settembre 1975 Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira, tre giovani della Roma bene vicini all’estrema destra, attirarono in una villa del Circeo Rosaria Lopez, 19 anni, e Donatella Colasanti, 17. Le violentarono e torturarono per ore: Rosaria fu uccisa, Donatella si salvò fingendosi morta. Izzo, in semilibertà, nel 2005 uccise altre due persone. Ghira morì latitante in Spagna, Guido è libero dal 2009.
Il massacro del Circeo è uno dei fatti di cronaca nera più noti d’Italia: il rapimento, lo stupro e le torture inflitte a due ragazze di 17 e 19 anni da tre giovani neofascisti, che uccisero una delle due mentre l’altra si salvò miracolosamente fingendosi morta.
I precedenti degli aguzzini
I responsabili del massacro sono Gianni Guido di 19 anni, studente di architettura, Angelo Izzo di 20 anni, studente di medicina, e Andrea Ghira di 22 anni. Tutti e tre vengono da famiglie agiate di Roma e militano in movimenti neofascisti. Al momento del massacro Gianni Guido era l’unico incensurato, mentre Izzo e Ghira avevano già avuto problemi con la legge.
Andrea Ghira è figlio dell’imprenditore edile e campione olimpico di pallanuoto Aldo Ghira. I suoi guai con la legge cominciano già a 16 anni, quando partecipa a una manifestazione di estrema destra e viene condannato per manifestazione sediziosa. Si proclama ammiratore di Jacques Berenguer, il capo del clan dei Marsigliesi.
Due anni prima del massacro Ghira e Izzo compiono insieme una rapina a mano armata, per la quale Ghira sconta venti mesi a Rebibbia, mentre Izzo viene prosciolto per insufficienza di prove.
Anche Izzo è un giovane benestante e già da ragazzino frequenta associazioni studentesche di destra, usando la politica come scusa per sfogare la sua violenza. Nel 1974, insieme a due amici, aveva violentato due ragazze ed era stato condannato a due anni e mezzo, che però non scontò mai grazie alla sospensione condizionale della pena.
La conoscenza degli aguzzini
Rosaria Lopez è una barista di 19 anni e Donatella Colasanti una studentessa di 17, entrambe del quartiere popolare della Montagnola. Pochi giorni prima del massacro un conoscente, risultato poi estraneo ai fatti, presenta loro Guido e Izzo al bar della torre Fungo dell’EUR. I due ragazzi sono gentili ed educati e invitano Rosaria e Donatella a una festa qualche giorno dopo, nella villa di questo amico a Lavinio.
Anche una terza ragazza era stata invitata, ma all’ultimo aveva deciso di non andare.
Il 29 settembre 1975 le ragazze incontrano solo Izzo e Guido. Lungo la strada Guido si ferma in un bar per una telefonata e torna dicendo che l’amico è andato al mare, ma li aspetta più tardi. In realtà la telefonata è finta e, alle 18:20, i quattro arrivano a Villa Moresca, al Circeo, una villa della famiglia di Andrea Ghira.
Per qualche ora chiacchierano e ascoltano musica, poi i due ragazzi fanno delle avances alle ragazze, che le respingono. A quel punto gettano la maschera.
Guido estrae una pistola e dice di far parte della banda dei Marsigliesi, intimando alle ragazze di obbedire ai suoi ordini. Dice anche che sta per arrivare il loro capo, Jacques Berenguer, e che non avranno scampo.
Il massacro del Circeo
Le ragazze vengono picchiate e chiuse in bagno. Quando arriva “Jacques”, che in realtà è Ghira, per Donatella e Rosaria comincia un inferno.
Per più di un giorno e una notte le due ragazze vengono violentate, seviziate, picchiate e insultate dai tre. Nel mezzo delle torture Guido va persino a Roma a cenare con la sua famiglia e poi torna al Circeo.
Le ragazze vengono drogate con delle iniezioni. Poi Rosaria viene trascinata nel bagno al piano di sopra, dove viene picchiata ancora e infine affogata nella vasca da bagno. Donatella la sente piangere e urlare per diversi minuti, poi d’un tratto il silenzio.
Poi tocca a Donatella. I tre cercano di strangolarla con una cintura e continuano a colpirla. In un momento di distrazione la ragazza riesce a raggiungere un telefono per chiedere aiuto, ma viene scoperta e colpita alla testa con una spranga di ferro. Sviene, si riprende e sente uno dei ragazzi dire:
Questa proprio non vuole morire.
A quel punto capisce che l’unico modo per salvarsi è fingersi morta. I tre ci cascano e la chiudono, insieme al cadavere di Rosaria, nel bagagliaio di una Fiat 127 bianca. Poi partono per Roma, per disfarsi dei corpi. Durante il viaggio Donatella li sente ridere, ascoltare musica e scherzare:
Guarda come dormono bene queste due.
Arrivati vicino alla casa di Guido, i tre lasciano l’auto in viale Pola e vanno a cena in un ristorante, dove finiscono anche in una rissa con due giovani comunisti. Appena si sono allontanati, Donatella comincia a urlare e a battere contro le pareti del bagagliaio. Alle 22:50 un metronotte la sente e avvisa i carabinieri.
Il fotoreporter Antonio Monteforte intercetta il messaggio radio, intuisce cosa sta succedendo e corre in viale Pola, dove fotografa l’apertura del bagagliaio, con Donatella viva e il corpo di Rosaria. Quelle foto fecero il giro d’Italia.
Vicenda giudiziaria

Izzo e Guido vengono arrestati poche ore dopo, mentre Ghira, avvisato da una soffiata, riesce a scappare. Donatella viene ricoverata con ferite gravi e il naso fratturato, ma le ferite psicologiche sono ancora più profonde e non se ne riprenderà mai del tutto. Mesi dopo Ghira scrive agli amici minacciando di uccidere Donatella se testimonierà. Lei lo fa lo stesso, assistita dall’avvocata Tina Lagostena Bassi, e diverse associazioni femministe si costituiscono parte civile.
Il 29 luglio 1976 il tribunale di Latina condanna all’ergastolo Izzo, Guido e, in contumacia, Ghira. In carcere Izzo e Guido appendono in cella uno striscione da stadio e nel gennaio 1977 tentano di evadere prendendo in ostaggio una guardia, senza successo.
Ghira è fuggito in Spagna, dove con il nome falso di Massimo Testa de Andres si arruola nella Legione straniera spagnola, da cui viene espulso nel 1994 per abuso di droga. Muore lo stesso anno di overdose a Melilla, l’exclave spagnola in Africa, e viene sepolto con il suo falso nome.
Nel dicembre 2005 il corpo viene riesumato e identificato con il DNA. Donatella e alcuni familiari delle vittime però non hanno mai accettato il risultato, anche per una foto scattata dai carabinieri a Roma nel 1995 in cui si vede un uomo molto simile a Ghira. Nel 2016 una nuova perizia ha confermato che i resti erano proprio i suoi.
A Guido, in appello, nel 1980 la pena viene ridotta a 30 anni, dopo il suo pentimento e il risarcimento accettato dalla famiglia di Rosaria. Il 25 gennaio 1981 evade dal carcere di San Gimignano e fugge in Argentina, dove viene arrestato nel 1983 ma riesce a fuggire di nuovo nel 1985. Viene catturato definitivamente a Panama nel 1994. Anche Izzo nel 1993 approfitta di un permesso premio per fuggire in Francia, ma viene catturato a Parigi.
Il nuovo delitto di Izzo
Nel novembre 2004, nonostante una condanna ancora pendente, i giudici di sorveglianza di Palermo concedono la semilibertà ad Angelo Izzo, che lui userà per uccidere ancora.
Il 28 aprile 2005, con un complice, uccide Maria Carmela Linciano, 49 anni, e sua figlia Valentina Maiorano, di soli 14, moglie e figlia di un pentito che Izzo aveva conosciuto in carcere. Le seppellisce nel cortile di una villetta a Mirabello Sannitico, in Molise.
Il caso scatena roventi polemiche e il 12 gennaio 2007 Izzo viene di nuovo condannato all’ergastolo, condanna confermata in appello. Donatella dirà che qualcuno avrebbe dovuto pagare per avergli concesso la semilibertà.
Gianni Guido viene affidato ai servizi sociali nell’aprile 2008, dopo 14 anni di carcere. Grazie all’indulto è libero dall’agosto 2009. Letizia, la sorella di Rosaria, ha protestato per la sua lunga latitanza e per la mancanza di un vero pentimento.
Donatella Colasanti
Per tutta la vita Donatella ha raccontato in molte interviste la sua terribile storia. È morta a Roma il 30 dicembre 2005, a 47 anni, per un tumore al seno, ancora sconvolta da quello che aveva subito trent’anni prima. Avrebbe voluto assistere al nuovo processo contro Izzo. Le sue ultime parole sono state:
Battiamoci per la verità.
Nel 2020 la sua casa è diventata un centro antiviolenza. Dal massacro sono stati tratti diversi film, tra cui “La scuola cattolica” di Stefano Mordini (2021), e la miniserie televisiva “Circeo” (2022).
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