L’8 giugno 2001 Mamoru Takuma, 37 anni, con una lunga storia di violenze e disturbi mentali, entrò armato di coltello nella scuola elementare di Ikeda, a Osaka, e uccise 8 bambini di 6-8 anni, ferendo gravemente altre 15 persone. È la strage scolastica più grave della storia del Giappone. Takuma fu condannato a morte nel 2003 e impiccato il 14 settembre 2004.
Mamoru Takuma è stato l’autore del massacro della scuola di Ikeda, a Osaka, dove ha ucciso 8 bambini e ferito gravemente altre 15 persone tra bambini e insegnanti. Ancora oggi è l’attacco a una scuola più grave della storia del Giappone.
Mamoru Takuma
Mamoru Takuma nasce nel 1963 a Itami, nella prefettura di Hyogo. Fin da piccolo mostra comportamenti violenti e disturbati, tra cui crudeltà sugli animali. Al secondo anno delle superiori picchia un professore, scappa di casa per qualche mese e poi lascia la scuola. Il padre, dopo violenti litigi, cerca un aiuto psichiatrico per il figlio, ma quando l’ospedale si rifiuta di ricoverarlo lo disconosce.
Takuma si arruola allora nella Forza di autodifesa aerea giapponese, da cui però viene espulso. Nel 1984 la madre lascia la famiglia per andare a vivere con lui, finché il marito non va a riprenderla.
I primi reati

Nel novembre 1984 Takuma viene arrestato per stupro e condannato a tre anni di carcere. Esce di prigione nel 1989, si trasferisce nella vicina città di Ikeda e fa vari lavori, come autista di autobus e di camion della nettezza urbana, ma viene licenziato spesso per i suoi comportamenti violenti o imprevedibili. Nel 1998, per esempio, aggredisce un passeggero per il profumo che indossa.
Trova lavoro come custode in una scuola elementare di Itami, ma nel 1999 mette un tranquillante nel tè che serve agli insegnanti, mandandone quattro all’ospedale. Viene arrestato e ricoverato in un ospedale psichiatrico, dove tenta il suicidio, ma poco dopo viene dimesso perché giudicato in grado di badare a se stesso.
Nel 2000 trova lavoro come tassista, ma un mese dopo viene licenziato per aver aggredito il facchino di un hotel, rompendogli il naso. Il 23 maggio 2001 entra volontariamente in un ospedale psichiatrico per depressione, ma ne esce il giorno dopo senza alcuna cura.
Prima della strage viene arrestato più volte, anche per aver aggredito una delle sue ex mogli.
Il massacro
L’8 giugno 2001 Takuma dovrebbe presentarsi in tribunale per l’aggressione al facchino. Invece, dopo aver comprato in un negozio un coltello da cucina, si dirige alla scuola elementare di Ikeda, una scuola d’élite affiliata all’Università pedagogica di Osaka. In macchina ha anche un secondo coltello, con cui aveva intenzione di uccidere la sua ex moglie.
Poco dopo le 10.10 entra da una finestra nell’edificio delle prime e seconde classi. In silenzio, passa da un’aula all’altra colpendo i bambini. In una decina di minuti uccide otto bambini e ferisce gravemente altri tredici bambini e due insegnanti. Le vittime avevano tra i 6 e gli 8 anni: sette bambine della seconda classe e un bambino della prima. Si chiamavano Yuki, Mayuko, Yuuka, Ayano, Maki, Takahiro, Hana e Rena.
Il massacro finisce verso le 10.20, quando il vicepreside e un insegnante riescono a bloccarlo, anche se l’insegnante viene ferito al volto.
La condanna e le conseguenze
A Takuma viene diagnosticato un disturbo paranoide di personalità, ma viene ritenuto capace di intendere e di volere. In carcere dichiara di aver scelto quella scuola proprio perché era una scuola d’élite, per dimostrare che anche i figli delle famiglie ricche possono essere uccisi in pochi secondi. Non mostra alcun rimorso.
Nell’agosto 2003 viene condannato a morte e il 14 settembre 2004 viene giustiziato per impiccagione.
La strage ha aperto in Giappone un grande dibattito sulla gestione delle malattie mentali, sui diritti delle vittime e sulla sicurezza delle scuole. Dopo l’attacco la scuola di Ikeda ha introdotto una guardia di sicurezza, cosa all’epoca quasi sconosciuta nelle scuole giapponesi.
La cantante Hikaru Utada ha riarrangiato la sua canzone “Distance” in memoria di Rena Yamashita, una delle bambine uccise, che in un tema aveva scritto di voler diventare una cantante come lei.
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