Un treno attraversa un passaggio a livello giapponese al tramonto

Teke Teke, la ragazza tagliata a metà dal treno

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In breve
Teke Teke è il fantasma di una ragazza tagliata in due da un treno. Senza gambe, si trascina sui gomiti facendo un rumore secco, “teke teke”, ed è più veloce di chiunque. Se ti raggiunge, ti taglia a metà come lei. La leggenda si diffuse tra i bambini giapponesi negli anni Ottanta e Novanta ed è legata a un’altra storia più antica, quella di Kashima Reiko, che chiede: «Dove sono le mie gambe?». La risposta che salva la vita è una sola: «Sull’autostrada Meishin».

In giapponese esiste una parola per quasi ogni rumore. C’è “doki doki” per il cuore che batte forte, “goro goro” per il tuono, “shin” per il silenzio della neve. E poi c’è “teke teke”: il suono di qualcosa di duro che batte sul cemento, a ritmo regolare, sempre più veloce.

Per generazioni di bambini giapponesi quel suono ha un solo significato. Se lo senti dietro di te, di sera, vicino ai binari, non devi voltarti. E non devi correre, perché tanto è inutile.

La ragazza sui binari

La storia, nella sua forma più diffusa, è ambientata in Hokkaido, l’isola più a nord del Giappone, in una notte d’inverno. Una ragazza, a volte una studentessa e a volte una giovane impiegata, cade sui binari di una stazione o di un passaggio a livello. Arriva un treno e la taglia in due all’altezza della vita.

Il dettaglio più crudele è quello che i bambini si ripetono a bassa voce: il freddo dell’Hokkaido era così intenso che i vasi sanguigni si contrassero, e la ragazza non morì subito. Rimase viva per alcuni minuti, trascinandosi sulla neve in cerca di aiuto.

Da allora il suo fantasma vaga di notte vicino alle stazioni, ai passaggi a livello, a volte vicino alle scuole. Le manca la metà inferiore del corpo e si muove sulle mani o sui gomiti, facendo quel rumore che le ha dato il nome. Quando incontra qualcuno lo insegue, e lo raggiunge sempre: nelle storie corre più veloce di un’auto. In mano, spesso, ha una falce. Le sue vittime vengono tagliate a metà, esattamente come lei.

La linea ferroviaria di Muroran in Hokkaido d'inverno, con la neve
La linea Muroran in Hokkaido d’inverno, una delle zone a cui la leggenda attribuisce l’origine di Teke Teke. Foto di inunami, Wikimedia Commons, CC BY 2.0.

«Dove sono le mie gambe?»

Teke Teke ha una sorella maggiore, e si chiama Kashima Reiko. La sua storia è più vecchia, e secondo alcuni studiosi le due leggende si sono influenzate a vicenda fino a confondersi.

Anche Kashima Reiko avrebbe perso le gambe sotto un treno. Ma invece di inseguire la gente per strada, compare nei bagni, spesso quelli delle stazioni. Bussa alla porta del gabinetto e fa una domanda: «Dove sono le mie gambe?».

Chi non sa rispondere, o risponde male, viene fatto a pezzi. Chi conosce la leggenda, invece, ha la risposta pronta: «Sull’autostrada Meishin». La Meishin è la grande autostrada che collega Nagoya a Kobe, e il suo nome è formato proprio dalle iniziali giapponesi delle due città. Perché le gambe di una ragazza morta in Hokkaido dovrebbero trovarsi lì nessuno lo sa, ed è proprio questo il bello. Nelle versioni arrivate all’estero la risposta è diventata spesso “sulla linea Meishin”, come se fosse una ferrovia.

L'autostrada Meishin vicino a Otsu, nella prefettura di Shiga
L’autostrada Meishin vicino a Ōtsu, nella prefettura di Shiga. Foto di W-nexco, Wikimedia Commons, CC BY 3.0.

A volte le domande sono di più. Kashima può chiederti se ti servono le gambe, e allora devi dire che le stai usando. Può chiederti chi ti ha raccontato la sua storia, e allora devi pronunciare il suo nome. C’è anche una formula misteriosa, “kamen shinin ma”, che si potrebbe tradurre come “maschera, morto, demone”. Secondo alcuni, il nome Kashima verrebbe proprio dalle prime sillabe di queste tre parole.

E poi c’è la parte che faceva davvero paura ai bambini: la catena. Chi ascolta la storia di Kashima Reiko, si diceva, riceverà la sua visita entro un mese, o entro pochi giorni. L’unico modo per evitarlo è raccontarla ad altre persone. È così che le leggende si salvano da sole.

Da dove viene davvero

Il problema è che non esiste nessuna prova che la ragazza dell’Hokkaido sia mai esistita. Le città indicate come luogo della tragedia cambiano a seconda di chi racconta: Asahikawa, Muroran, Sapporo. Una versione particolarmente cupa parla di una giovane impiegata di Muroran aggredita da alcuni soldati nel dopoguerra e lasciata sui binari. Ma nessuno ha mai trovato un incidente ferroviario che corrisponda davvero.

Un treno attraversa un passaggio a livello giapponese al tramonto
Un treno attraversa un passaggio a livello al tramonto, Giappone, 2002. Foto di Shellparakeet, Wikimedia Commons, CC0.

Altre ipotesi collocano l’origine altrove. A Kakogawa, nella prefettura di Hyogo, dove dopo la guerra una donna si sarebbe gettata sotto un treno. Oppure a Okinawa, dove circolava una storia simile. Gli studiosi giapponesi di folclore moderno tendono a pensare che l’Hokkaido sia arrivato dopo: una spiegazione aggiunta per dare alla storia un inizio credibile e un’ambientazione abbastanza lontana e fredda da renderla plausibile.

Quello che si sa con certezza è che Teke Teke esplose negli anni Ottanta e Novanta, durante il grande boom delle “storie di paura della scuola”. Il folklorista Tōru Tsunemitsu raccolse racconti simili nel suo libro del 1990 dedicato proprio ai fantasmi scolastici, e le riviste per ragazzi le dedicarono numeri speciali. Nel 2009 il regista Kōji Shiraishi le dedicò due film usciti insieme, Teketeke e Teketeke 2. Nel primo la creatura compare dopo il tramonto su una passerella pedonale sopra i binari, e chi si volta sentendo quel rumore è perduto.

Una paura costruita con i treni

Il Giappone è il paese dei treni. Ci si va a scuola, al lavoro, a trovare i parenti. I binari attraversano città e campagne, i passaggi a livello suonano a tutte le ore. E, purtroppo, gli incidenti ferroviari e i suicidi sotto i treni sono una realtà di cui i bambini sentono parlare presto.

Teke Teke dà una forma a tutto questo. Trasforma il passaggio a livello, un posto dove si passa ogni giorno, in un luogo in cui la morte è a pochi metri. E come tante storie dell’orrore per ragazzi, serve anche da avvertimento molto concreto: non giocare vicino ai binari, non attraversare quando le sbarre si abbassano, torna a casa prima che faccia buio.

C’è poi la questione del corpo. Kuchisake-onna ha la bocca squarciata, Teke Teke è tagliata a metà, Kashima Reiko cerca le sue gambe. Le leggende giapponesi moderne sono piene di corpi feriti che tornano a chiedere qualcosa ai vivi. Forse perché la cosa che fa più paura non è il fantasma in sé, ma l’idea che quella mutilazione possa toccare anche a te.

Che cosa fare se la senti

La leggenda è piuttosto chiara su ciò che non funziona. Correre non serve, perché lei è più veloce. Nasconderti nemmeno, perché ti trova. Ignorarla, quando ti fa la domanda, è il modo più sicuro per finire come lei.

Quello che serve è la memoria. Ricordare il nome, ricordare la risposta, ricordare la storia. E poi, come vuole la catena, raccontarla a qualcun altro. Considerate questo articolo il nostro modo di metterci al sicuro.

Teke… teke… teke…
Nel nostro gioco Sopravvivi alla leggenda la sentirai alle spalle mentre cammini lungo i binari. Non puoi seminarla correndo, e quando ti chiederà dove sono le sue gambe dovrai rispondere come vuole la leggenda. La passerella sopra i binari, invece, è un’idea nostra: ti dà tempo, ma lei sa aspettare.

Se vi ha messo i brividi, leggete anche le storie di Kuchisake-onna, la donna dalla bocca tagliata, e di Aka Manto, la voce nel bagno della scuola. E per un altro gioco giapponese da non fare mai, c’è il nascondino da soli.

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Fonti

Immagine in evidenza: un treno attraversa un passaggio a livello al tramonto, foto di Shellparakeet, Wikimedia Commons, CC0.

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