Un peluche abbandonato tra i rifiuti

Nascondino da soli, il rituale giapponese delle tre di notte

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In breve
Hitori kakurenbo, il “nascondino da soli”, è un rituale nato sui forum giapponesi verso il 2006. Si gioca alle tre di notte, da soli in casa, con una bambola di pezza riempita di riso e delle proprie unghie, una vasca piena d’acqua, un coltello e un bicchiere d’acqua salata. Chi lo fa racconta televisori impazziti, passi e risate. Le regole sono rigidissime: buio totale, mai uscire di casa, mai superare le due ore, e alla fine bisogna dichiarare tre volte «Ho vinto».

Sono le 2:57 di una notte qualunque. Qualcuno scrive su un forum di paranormale: “Ok, ci provo. Ho tutto. Aggiorno in diretta.” Sotto, decine di sconosciuti rispondono con incoraggiamenti, battute, consigli. Alle 3:00 il primo messaggio: “Ho messo la bambola nella vasca.”

Poi gli aggiornamenti si fanno più brevi. “La TV ha cambiato canale da sola.” “Sento qualcosa in corridoio.” “Non trovo più la bambola.” A volte, a un certo punto, smettono del tutto.

Erano così, a metà degli anni Duemila, le dirette dell’hitori kakurenbo. E hanno fatto di un rituale nato su internet una delle leggende giapponesi più famose al mondo.

Un gioco nato su internet

Le istruzioni del “nascondino da soli” cominciarono a girare verso il 2006 e il 2007 sulla sezione dedicata all’occulto di 2channel, il grande forum anonimo giapponese. Qualcuno le attribuì a un antico rituale di evocazione degli spiriti del Kansai o dello Shikoku, simile al kokkuri-san, la versione giapponese della tavola Ouija. Nessuno è mai riuscito a dimostrarlo.

Quello che è certo è che il passaparola fu velocissimo. Le istruzioni venivano copiate e incollate da un sito all’altro, sempre uguali e sempre un po’ diverse. Molti ragazzi provarono il rituale raccontandolo in diretta sul forum, altri iniziarono a caricare i loro video su YouTube. Nell’autunno del 2008 le regole arrivarono anche sui siti in inglese, e da lì nel resto del mondo, Italia compresa. Nel 2009 uscì il primo film giapponese ispirato al rituale.

È una leggenda di tipo nuovo. Non si racconta, si esegue. E chi la esegue diventa a sua volta testimone.

Che cosa serve

La lista degli oggetti fa parte del fascino. Serve una bambola o un peluche con braccia e gambe. Serve del riso crudo. Servono un ago e del filo rosso, un tagliaunghie, un coltello o un altro oggetto affilato. Serve una casa con una vasca da bagno, un televisore, un nascondiglio, e un bicchiere d’acqua salata. Alcune versioni aggiungono incenso o ofuda, i talismani di carta dei templi, per proteggere il nascondiglio.

Ogni oggetto ha un significato. Il riso rappresenta gli organi interni della bambola e serve anche da esca per gli spiriti. Il filo rosso rappresenta i vasi sanguigni e tiene lo spirito chiuso dentro. Le unghie servono a legare la bambola a chi gioca. E il sale, come in molte tradizioni giapponesi, purifica e protegge.

Ago e filo rosso, usati nel rituale per cucire la bambola
Ago e filo rosso. Nel rituale il filo rappresenta i vasi sanguigni della bambola. Wikimedia Commons, CC0.

Come si gioca, secondo le istruzioni

Prima di tutto si apre la bambola e si toglie l’imbottitura. Al suo posto si mette il riso, insieme a un pezzetto delle proprie unghie. Poi si ricuce con il filo rosso, e il filo che avanza si avvolge intorno al corpo della bambola. Le si dà un nome, che non deve mai essere il proprio, né quello di qualcuno che si conosce. Si riempie la vasca e si prepara il nascondiglio con il bicchiere d’acqua salata e il televisore.

Alle tre in punto si prende la bambola e le si dice tre volte: «Il primo a cercare sono io», usando il proprio nome. Poi la si mette nella vasca piena d’acqua.

A quel punto si spengono tutte le luci della casa. Si va nel nascondiglio, si accende la TV su un canale senza segnale, con la neve sullo schermo, si chiudono gli occhi e si conta fino a dieci. Poi si torna in bagno con il coltello in mano.

Davanti alla vasca si dice: «Ti ho trovato», con il nome della bambola, e la si colpisce. Subito dopo: «Ora tocca a te». La bambola, adesso, è quella che cerca. Chi gioca torna di corsa nel nascondiglio e aspetta.

Schermo televisivo con la neve, il rumore statico senza segnale
La “neve” sullo schermo di un televisore senza segnale. Foto di William Pina, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.

Come si finisce, che è la parte importante

Il gioco va chiuso, e va chiuso bene. Prima che passino due ore si prende in bocca un sorso d’acqua salata, senza inghiottirlo, e si esce dal nascondiglio a cercare la bambola. Attenzione: non è detto che sia ancora nella vasca dove l’avete lasciata.

Mentre la si cerca possono succedere cose strane. È proprio in questa fase che i racconti parlano di rumori, voci, ombre. Qualunque cosa accada, l’acqua salata non va sputata né inghiottita.

Quando la si trova, le si versa addosso l’acqua rimasta nel bicchiere, poi le si sputa addosso quella che si ha in bocca. E si dice tre volte: «Ho vinto». Solo allora il gioco è finito. La bambola va lasciata asciugare e poi bruciata.

Le regole da non infrangere

Intorno al rituale si è formata una specie di codice, ripetuto in ogni versione delle istruzioni. Durante il gioco non si accendono le luci. Non si esce mai di casa, perché un gioco lasciato a metà non finisce. Non si fanno rumori inutili e, fuori dal nascondiglio, si sta in silenzio con l’acqua salata in bocca. Non si superano le due ore: oltre quel limite, dicono, lo spirito diventa troppo forte e non se ne va più.

E soprattutto non si gioca per scherzo. Le istruzioni avvertono che chi dimentica un passaggio, chi si porta dietro amici per non avere paura o chi interrompe il gioco senza chiuderlo, rischia di tenersi in casa qualcosa che non voleva invitare.

Che cosa raccontano quelli che ci hanno provato

Le testimonianze si somigliano in modo sorprendente. La televisione che cambia canale o si spegne. Passi bagnati in corridoio. Una risatina. La bambola che non è più nella vasca, ma seduta da qualche altra parte, a volte girata verso il nascondiglio. Qualcuno racconta di aver sentito chiamare il proprio nome. Molti, semplicemente, si spaventano così tanto da interrompere tutto.

Una scrittrice che vive in Giappone ha raccontato con ironia che, nei gruppi di amici che provavano il rituale, c’era sempre qualcuno che dimenticava di portare l’acqua salata nel nascondiglio. A quel punto il panico era assicurato.

Un peluche abbandonato tra i rifiuti
Un peluche abbandonato. Foto di Alan Stanton, Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0.

Le spiegazioni degli scettici

Chi non crede negli spiriti ha buon gioco a spiegare quasi tutto. Una casa completamente al buio, alle tre di notte, è piena di rumori: il frigorifero, le tubature, i muri che si assestano. Una persona sola, stanca e già spaventata li sente tutti, e li interpreta. Il televisore sintonizzato sulla neve produce un fruscio continuo in cui il cervello tende a riconoscere voci e parole, proprio come vede volti nelle macchie.

E poi c’è l’attesa. Il rituale ti chiude in un nascondiglio, al buio, ad aspettare che qualcosa ti cerchi. È difficile immaginare una situazione costruita meglio per farti sentire dei passi che non ci sono. Le dirette sui forum, infine, aggiungevano il pubblico: chi racconta in tempo reale ha tutto l’interesse a raccontare qualcosa.

Questo non toglie niente al fascino del rituale. Anzi, forse è proprio questa la sua genialità: funziona sempre. Che ci sia uno spirito o soltanto la nostra immaginazione, qualcosa nel buio ci cerca davvero.

Perché non vi consigliamo di provarci

Non per gli spiriti. Per motivi molto più concreti: girare per casa al buio con un coltello in mano, bruciare una bambola piena di riso, passare due ore di notte in uno stato di paura intensa non sono idee brillanti. Se volete provare il brivido del nascondino da soli, c’è un modo più sicuro.

Gioca, ma solo sullo schermo
Il nascondino da soli è l’ultima e la più difficile notte del nostro gioco Sopravvivi alla leggenda. Le regole sono quelle del rituale: buio, mai uscire di casa, acqua salata in bocca, due ore al massimo, e prima di dire «Ho vinto» bisogna sputare l’acqua sulla bambola.

Se vi piacciono i rituali che è meglio non fare, leggete anche la leggenda di Bloody Mary, quella di Teke Teke e la storia di Pupa, la bambola posseduta di Trieste. E per un’altra serata horror, c’è la nostra seduta spiritica.

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Fonti

Immagine in evidenza: un peluche abbandonato, foto di Alan Stanton, Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0.

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