Uno snuff movie è un film in cui una persona viene uccisa davvero, girato per guadagnarci. L’idea nasce negli anni Settanta, tra le voci sulla Famiglia Manson e il film “Snuff” del 1976, che era un falso. Per decenni un’industria del genere non è mai stata dimostrata: gli assassini che filmano i loro crimini lo fanno per sé o per scioccare, non per vendere. Nel 2025 però Vice ha documentato quello che definisce il primo vero caso.
In lingua inglese il termine snuff indicava la parte già bruciata dello stoppino di una candela. To snuff significava tagliarlo e quindi, per estensione, “terminare”, “uccidere”.
Nel 1874 l’espressione “to snuff” era in uso tra la gente povera di Londra, con il significato di morire per malattia o incidente. Oggi, nel gergo colloquiale inglese, “to snuff it” significa “tirare le cuoia”.
Definizione di snuff movie
La definizione di “snuff movie” varia a seconda delle fonti: il Cambridge Dictionary lo definisce come “film violento che mostra un omicidio reale”, mentre il nostro Garzanti parla di “video porno che mostra torture fisiche reali culminanti con la morte della vittima”.
Nell’immaginario collettivo si considera snuff qualsiasi video in cui un essere umano viene ucciso al solo scopo di vendere copie a un ristretto gruppo di persone, generalmente nel contesto del deep web. Il punto chiave è proprio questo: l’omicidio è premeditato e viene filmato per fare soldi. Le morti riprese per caso, i video di esecuzioni o di guerra, o quelli girati dai terroristi per motivi ideologici, a rigore non sono snuff.
Per anni la crudeltà che implicherebbe realizzare filmati di questo tipo ha fatto pensare che gli snuff movie fossero mere leggende metropolitane. Perché?
L’origine del termine
Il termine “snuff” in questo senso compare per la prima volta nel libro del 1971 The Family: The Story of Charles Manson’s Dune Buggy Attack Battalion dello scrittore Ed Sanders. Nel suo lavoro l’autore sostiene che la famigerata Famiglia Manson avrebbe filmato gli omicidi commessi.
Successivamente cominciano a girare voci su gruppi di persone che filmerebbero omicidi al solo scopo di venderli a cifre altissime.
Nello stesso anno i coniugi registi Michael e Roberta Findlay girano Slaughter. Il film, a basso costo e girato in Argentina, racconta le gesta di una gang che commette omicidi nello stile della Famiglia Manson.
Il film “Snuff”

Nel 1976 il produttore Allan Shackleton, che aveva i diritti sul film dei Findlay, sfrutta l’ondata di voci incontrollate, che vorrebbero il Sud America culla di veri omicidi filmati, e lo rimonta con un nuovo finale distribuendolo come “Snuff”.
Il film, il cui slogan recita “Il film che poteva essere realizzato solo in Sud America, dove la vita è… ECONOMICA”, diventa celebre per la scena finale, in cui una donna sembra essere uccisa davvero dalla troupe. La sequenza è così realistica che, nonostante venga dimostrato che è un falso, le voci che si tratti di un vero omicidio continuano imperterrite. Persino la polizia indaga, concludendo che si tratta di finzione.
Shackleton organizza poi un’astuta campagna pubblicitaria: si dice che abbia ingaggiato delle persone perché protestassero davanti ai cinema che proiettavano il film. Ben presto, però, le proteste diventano vere, soprattutto da parte dei movimenti femministi contro la pornografia violenta.
“Snuff” ha il “merito” di aver radicato la convinzione che esistano davvero filmati di uccisioni girati solo per essere venduti.
È importante non confondere questo genere con i “mondo movie”, lungometraggi in voga tra gli anni ’60 e ’80 che, pur mostrando atti efferati e squallori di vario tipo, si presentavano come film documentari.
La leggenda metropolitana degli snuff

Negli anni Ottanta alcuni film horror, girati apposta per sembrare amatoriali, fanno pensare a molti di trovarsi davvero davanti a vere uccisioni. È il caso della serie giapponese “Guinea Pig”, ideata dal mangaka Hideshi Hino, con i suoi video sgranati e i suoi effetti speciali estremi.
Nel 1991 l’attore Charlie Sheen guarda Flower of Flesh and Blood, il secondo film della serie, diretto proprio da Hino, e si convince che mostri il vero smembramento di una donna. Lo denuncia all’FBI, che apre un’indagine, ma la chiude quando i produttori pubblicano un “dietro le quinte” che mostra come erano stati realizzati gli effetti speciali.
Intorno a Hino nasce anche un’altra leggenda: si racconta che a metà degli anni Ottanta avrebbe ricevuto da un ammiratore del materiale che, secondo lui, mostrava un vero omicidio, e che il film si sarebbe ispirato a quello.
Anche Cannibal Holocaust (1980) di Ruggero Deodato fu accusato di mostrare morti vere, tanto che il regista finì sotto processo in Italia, ma anche in quel caso si trattava di finzione.
I film snuff nella realtà
Per decenni l’esistenza di una vera industria dello snuff non è mai stata dimostrata. Anzi, molti fanno notare che sarebbe un controsenso: chi filma un omicidio consegna alla giuria la prova perfetta del suo crimine, con troppi dettagli su chi è, come ha ucciso e dove.
Con l’arrivo del web, purtroppo, sono comparsi in rete video di omicidi reali, girati dagli stessi assassini, come quelli dei cosiddetti maniaci di Dnepropetrovsk. In questi casi, però, i filmati non erano fatti per essere venduti, ma per la soddisfazione personale dei killer o per scioccare chi li guardava.
Nel 2025 la rivista Vice ha pubblicato un’inchiesta su quello che ha definito il primo vero snuff video documentato, chiamato “The Vietnamese Butcher”: l’uccisione di una persona consenziente, i cui video e immagini sono stati messi in vendita da febbraio 2025 sul dark web e su canali Telegram.
Da leggenda metropolitana, gli snuff movie stanno lambendo una pericolosa zona grigia, dimostrandoci che se molti sogni non possono avverarsi, alcuni incubi possono tramutarsi in terribili, tristi realtà.
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