Henri Désiré Landru (1869-1922), il “Barbablù di Gambais”, tra il 1914 e il 1919 sedusse con annunci matrimoniali almeno dieci donne sole, quasi tutte vedove di guerra, le derubò e le uccise insieme al figlio adolescente della prima vittima, bruciando i corpi nella stufa. Senza un solo cadavere, fu condannato per 11 omicidi grazie al suo taccuino e ghigliottinato il 25 febbraio 1922.
La fiaba di Barbablù è stata scritta da Perrault nel 1697 e narra di un uomo che uccide le sue mogli, nascondendone i corpi in una stanza segreta. Con il tempo “Barbablù” è diventato sinonimo di uomo violento, ma è durante la Prima guerra mondiale che il perfido uomo dalla barba bluastra sembra apparire in carne e ossa.
Si tratta di Henri Landru, un parigino che seduce le vedove per derubarle e poi le uccide.
Henri Landru
Henri Désiré Landru nasce a Parigi il 12 aprile 1869 in una famiglia modesta ma rispettabile: il padre, Julien, fa il fochista e poi diventa capo in una fabbrica, mentre la madre lavora in casa come sarta. Sono cattolici devoti e Henri studia in una scuola religiosa, dove è descritto come uno studente serio e fa il chierichetto.
Dopo la scuola lavora per poco in uno studio di architetti, poi, nel 1889, parte per il servizio militare, che dura quattro anni. Nel frattempo comincia una relazione con sua cugina, Marie-Catherine Rémy, che gli dà una figlia. I due si sposano nel 1893 e avranno in tutto quattro figli.
Negli anni successivi Landru non riesce a tenersi un lavoro: fa il contabile, il venditore di mobili, il cartografo e l’aiutante di un fabbricante di giocattoli. Si racconta che a spingerlo verso il crimine sia stato un datore di lavoro che scappò in America con i risparmi suoi e dei colleghi, ma alcuni biografi dubitano che sia andata davvero così.
Quel che è certo è che Landru sogna di diventare un inventore. Nel 1898 progetta una motocicletta, la “Landru”, e truffa degli investitori per una fabbrica che non esiste. Da lì comincia una lunga carriera di truffe.
Le truffe
La prima condanna arriva nel 1904: due anni di carcere. Tra il 1902 e il 1914 Landru entra ed esce di prigione per varie truffe, ma rimane sposato con Marie-Catherine.
Nel 1909, a Lille, si finge un uomo d’affari single e convince una ricca vedova ad affidargli i suoi risparmi. Viene scoperto mentre cerca di incassare i suoi titoli e condannato a tre anni. Forse è proprio qui che impara la lezione: senza le vittime, non ci sono testimoni.
Mentre è in carcere, nel 1909, muore sua madre. Nel 1912, poco dopo la sua scarcerazione, il padre si toglie la vita, a quanto pare per la vergogna e la disperazione per la vita criminale del figlio.
Nell’estate del 1914, dopo un’altra truffa da 35.600 franchi per una finta fabbrica di automobili, Landru viene condannato in contumacia a quattro anni di lavori forzati e alla deportazione a vita in Nuova Caledonia. Ma lui è già sparito, con nomi falsi e cambiando continuamente casa.
Gli omicidi

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale i giornali si riempiono di annunci di vedove sole in cerca di compagnia e di sicurezza. Landru capisce l’occasione e comincia a pubblicare i suoi:
Vedovo con due figli, 43 anni, buona rendita, affettuoso, serio e di buona società, desidera conoscere vedova a scopo matrimonio
Le risposte arrivano a valanghe. Landru le cataloga con cura nei suoi taccuini, dividendo le donne in base a quanto sembrano ricche: “Senza soldi”, “Nessuna risposta”, “Probabilmente ha dei beni”, “Da approfondire”.
La prima a cadere nella sua trappola è Jeanne Cuchet, una sarta di 39 anni, vedova, a cui si presenta come “Raymond Diard”. La sorella e il cognato di lei non si fidano e, un giorno, nella casa vuota di lui vicino a Chantilly trovano documenti con il suo vero nome e i suoi precedenti. Jeanne però non vuole lasciarlo, rompe con la famiglia e nel dicembre 1914 si trasferisce con il figlio André, di 16 o 17 anni, nella villa che Landru ha affittato a Vernouillet. I due vengono visti vivi per l’ultima volta verso il 26 gennaio 1915. Poco dopo i vicini segnalano un fumo denso e acre che esce dal camino. Landru dice alla polizia che sta bruciando immondizia, e gli credono.
Nel giugno 1915 tocca a Thérèse Laborde-Line, un’argentina di 46 anni, e ad agosto a Marie-Angélique Guillin, 51 anni, a cui Landru racconta di essere il futuro console generale in Australia. Sparita lei, Landru ne svuota il conto fingendosi suo cognato.
A fine 1915 i vicini di Vernouillet cominciano a sospettare, così Landru affitta una villa isolata a Gambais, a 300 metri dalla casa più vicina. Appena entrato compra una grande stufa da cucina e una grossa scorta di carbone.
A Gambais scompaiono Berthe Héon, 55 anni, Anna Collomb, 44, Andrée Babelay, 19, Célestine Buisson, 47, Louise Jaume, 38, Anne-Marie Pascal, 36, e infine, il 13 gennaio 1919, Marie-Thérèse Marchadier, 37, con i suoi due cani. Lo schema è sempre lo stesso: Landru compra due biglietti del treno per Gambais, uno di andata e ritorno per sé e uno di sola andata per lei. Poi vende i mobili e i titoli delle vittime e scrive cartoline ai loro amici, fingendo che stiano bene.
Anne-Marie Pascal, qualche giorno prima di sparire, scrisse a sua zia di avere paura di lui: diceva che quando la guardava con quegli occhi si sentiva gelare, e che in lui c’era qualcosa di demoniaco.
Per ogni vittima Landru usava un nome diverso, e annotava tutto nel suo taccuino per non confondersi.
L’arresto

A incastrare Landru è la testardaggine delle famiglie delle vittime, in particolare di Marie Lacoste, la sorella di Célestine Buisson. Non ricevendo risposta alle lettere che manda alla sorella a Gambais per parlarle del figlio, rimasto cieco, nel gennaio 1919 scrive al sindaco del paese. Il sindaco la mette in contatto con Victorine Pellat, la sorella di Anna Collomb, che aveva fatto domande simili. Le due donne confrontano i loro racconti, capiscono che l’uomo dai nomi falsi è la stessa persona e denunciano la scomparsa.
L’11 aprile 1919 un’amica di Marie Lacoste, che aveva già visto Landru, lo riconosce mentre fa compere in rue de Rivoli con una giovane donna. La polizia risale al suo indirizzo e il 12 aprile 1919, il giorno del suo cinquantesimo compleanno, lo arresta nell’appartamento vicino alla Gare du Nord che divide con la sua amante di 24 anni, Fernande Segret. Mentre lo portano via, si dice che le abbia cantato un’aria della Manon di Massenet.
Landru nega tutto. Ammette di essere un truffatore, ma non un assassino:
Il fatto che io sia Landru non dimostra che io sia un assassino
E quando gli chiedono dove siano le donne, risponde che sono affari suoi.
La polizia però trova il suo taccuino nero: dentro ci sono i conti, gli appuntamenti con 283 donne contattate tramite annunci e agenzie matrimoniali e l’elenco delle undici vittime, dieci donne e André Cuchet. Molte delle altre donne vengono ritrovate vive, ma 72 non saranno mai rintracciate.
Nella villa di Gambais, sotto una tettoia e nella stufa, gli investigatori trovano più di quattro chili di frammenti ossei bruciati, tra cui 295 pezzi di ossa umane e 47 denti, insieme a resti di stoffa e bottoni. Nel giardino trovano solo gli scheletri di due cani, quelli di Marie-Thérèse Marchadier.
Il processo e la condanna
Il processo si apre a Versailles il 7 novembre 1921 e diventa un vero spettacolo. Ogni giorno da Parigi arrivano treni pieni di curiosi e nell’aula si vedono celebrità come la scrittrice Colette, Maurice Chevalier e Rudyard Kipling. Landru riceve lettere di ammiratrici, regali e perfino proposte di matrimonio, e alle elezioni del 1919 quasi 4.000 elettori avevano scritto il suo nome sulla scheda.
In aula si comporta in modo calmo, educato e sarcastico, e continua a negare gli omicidi. Il suo celebre avvocato, Vincent de Moro-Giafferi, punta tutto sulla mancanza di cadaveri. A un certo punto annuncia che le vittime sono state ritrovate e stanno per entrare in aula: tutti si girano verso la porta, e lui sostiene che quel gesto dimostra che nessuno è davvero sicuro che siano morte. Il pubblico ministero gli fa notare che l’unico a non essersi girato è stato Landru.
Il 30 novembre 1921 la giuria lo dichiara colpevole di tutti e undici gli omicidi, con 9 voti contro 3. La domanda di grazia viene respinta e il 25 febbraio 1922 Landru viene ghigliottinato davanti al carcere di Versailles. Rifiuta l’ultima confessione e dice al prete di pensare a salvare la propria anima.
Nel 1963 i giornali pubblicano quella che sembra la sua confessione: una frase scritta da Landru sul retro di un disegno della sua cucina regalato a uno dei suoi avvocati, ritrovata dalla figlia di quest’ultimo. Le versioni riportate sono diverse, ma tutte parlano di qualcosa che era stato bruciato dentro la casa.
Nel 1958, scavando nel terreno della villa di Gambais, furono trovati gli scheletri parziali di due persone, forse proprio Jeanne e André Cuchet.
Henri Landru e l’opinione pubblica
All’inizio del Novecento il concetto di serial killer non esisteva. Gli assassini seriali non erano affatto comuni, e una vicenda come questa aveva scosso terribilmente la Francia del dopoguerra. Landru venne soprannominato Barbablù di Gambais, proprio come il protagonista della fiaba di Perrault che uccideva le sue mogli.
La sua storia ha ispirato anche il film di Charlie Chaplin Monsieur Verdoux. Una testa mozzata e conservata, che si dice sia la sua, è esposta al Museum of Death di Hollywood, in California.
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