- Chi: Amelia Elizabeth Dyer, nata Hobley (Pyle Marsh, 27 novembre 1837 – Londra, 10 giugno 1896).
- Soprannome: “l’orchessa di Reading”.
- Crimini: per quasi trent’anni uccise i neonati che le venivano affidati in cambio di denaro.
- Condanna: impiccata a Newgate per l’omicidio della piccola Doris Marmon.
- Vittime: forse centinaia, il che ne farebbe una delle serial killer più prolifiche della storia.
Amelia Dyer nacque nel 1837 e fu una delle più prolifiche serial killer dell’Inghilterra vittoriana, tanto da meritarsi il soprannome di “orchessa di Reading”. Venne processata e impiccata per un solo omicidio, ma si pensa che abbia ucciso centinaia di bambini, e c’è chi parla di oltre 400.
Biografia

Amelia nacque il 27 novembre 1837 a Pyle Marsh, un villaggio vicino a Bristol, quinta di sei figli; suo padre, Samuel Hobley, era un calzolaio. La madre, dopo aver contratto il tifo, ebbe gravi problemi psichici, con violente crisi, e Amelia se ne prese cura fino alla sua morte, nel 1848. Undici anni più tardi morì anche il padre.
Intorno al 1861 Amelia sposò un uomo di 59 anni, George Thomas (entrambi mentirono sull’età per ridurre la differenza), e studiò per diventare infermiera. Dopo la nascita di una figlia dovette lasciare il lavoro, e quando il marito morì, nel 1869, si ritrovò senza soldi. Trovò così un altro modo per guadagnare: accettare in affidamento figli illegittimi, che in teoria avrebbe poi fatto adottare.
A quel tempo avere un figlio illegittimo era una vergogna, e dal 1834 la legge aveva esonerato i padri dei figli nati fuori dal matrimonio dal contribuire al loro mantenimento.
Le giovani donne che rimanevano incinte dovevano dunque liberarsi dei bambini e li davano in affidamento, pagando delle persone apposite che li avrebbero cresciuti o fatti adottare. Molte persone si specializzarono in questo business, chiamato “baby farming”, accogliendo le giovani donne e assistendole fino al momento del parto.
Questo poteva rivelarsi molto redditizio nel caso in cui la donna fosse stata la figlia di gente benestante che voleva tenere il parto segreto. In quel caso sarebbero stati disposti a pagare somme molto alte per mantenere il buon nome della famiglia e insabbiare tutto.
Omicidi
Amelia metteva annunci sui giornali, presentandosi come una donna sposata e rispettabile che avrebbe dato al bambino una casa sicura e piena d’amore, in cambio di un pagamento unico. All’inizio si limitava a non prendersi cura dei bambini, lasciandoli morire di fame o sedandoli con l’oppio. In questo modo intascava i soldi e si liberava del bambino. Le madri raramente controllavano, e i medici classificavano queste morti come “debolezza del bambino sin dalla nascita”.
Nel 1872 Amelia si risposò con William Dyer, un operaio di una birreria di Bristol, ed ebbe due figli, e cominciò ad andare oltre con i suoi omicidi. Se prima non si curava dei bambini e li lasciava morire di fame, ora aveva cominciato a ucciderli subito dopo aver ricevuto il pagamento.
Nel 1879 un medico si insospettì per le troppe morti di bambini avvenute in casa sua e avvertì la polizia. Non venne condannata per omicidio, ma solo a sei mesi di lavori forzati per negligenza.
Negli anni seguenti finì più volte in manicomio, e tentò anche di togliersi la vita, guarda caso proprio nei periodi in cui per lei era meglio sparire dalla circolazione. Avendo lavorato come infermiera nei manicomi sapeva esattamente come comportarsi per evitare i trattamenti più pesanti. Cominciò anche ad abusare di alcol e oppiacei.
Quando usciva riprendeva gli omicidi, accettando in cura i bambini e poi strangolandoli con un nastro bianco da sarta e gettando i loro corpi nel Tamigi. Per non insospettire nessuno cambiava spesso città e nome, e nel 1895 si stabilì a Reading, al numero 45 di Kensington Road.
Nel gennaio 1896 una giovane barista, Evelina Marmon, che aveva appena avuto una bambina, Doris, rispose a un annuncio di una certa “signora Harding”, che offriva una “bella casa in campagna” per 10 sterline. Evelina avrebbe voluto pagare un po’ alla volta per poter un giorno riprendere la figlia, ma la “signora Harding”, cioè Amelia, pretese tutto in anticipo. Pochi giorni dopo, in una casa di Londra, Doris venne uccisa.
Scoperta dei corpi e arresto
Purtroppo per lei però il 30 marzo 1896 un barcaiolo ripescò dal Tamigi, a Reading, un pacchetto con il corpo di una bambina, che sarà poi identificata come Helena Fry. Sulla carta usata per avvolgerlo, esaminata al microscopio, il detective Anderson riuscì a leggere il nome “Mrs. Thomas” e un indirizzo.
Questo portò le forze dell’ordine da Amelia, ma ancora non avevano prove per poterla incriminare. La misero quindi sotto sorveglianza, e poi usarono una giovane donna come esca, fingendo che fosse una cliente. Il 3 aprile, all’appuntamento, invece della ragazza si presentò la polizia, che perquisì la casa.
Vennero ritrovati il nastro bianco con cui strangolava i bambini, telegrammi per gli affidamenti, le lettere delle madri che chiedevano notizie dei loro piccoli e le ricevute del banco dei pegni dove aveva impegnato i vestitini delle povere creature. La polizia calcolò che solo negli ultimi mesi le erano stati affidati almeno venti bambini.
Amelia venne arrestata il 4 aprile. Dragando il Tamigi, nelle settimane successive, vennero ritrovati altri sei corpi, tra cui quelli della piccola Doris e di Harry Simmons, un bambino di 13 mesi. Il nastro bianco, disse lei stessa alla polizia, era il modo per riconoscere “che era uno dei miei”.
Processo e condanna
Il 22 maggio 1896, all’Old Bailey di Londra, si dichiarò colpevole dell’omicidio di Doris Marmon. L’unica difesa fu l’infermità mentale, ma l’accusa dimostrò che i suoi ricoveri in manicomio erano solo un modo per sfuggire ai sospetti. Alla giuria bastarono quattro minuti e mezzo per dichiararla colpevole.
Nelle tre settimane che passò nella cella dei condannati a morte riempì cinque quaderni con la sua “ultima e unica vera confessione”. Venne impiccata nel carcere di Newgate il 10 giugno 1896. Prima di morire scrisse anche una lettera per scagionare la figlia e il genero, accusati di essere suoi complici.
Non si sa quanti bambini abbia ucciso davvero, ma le lettere, i vestitini e le testimonianze fanno pensare a centinaia di vittime. In seguito alla vicenda le leggi sulle adozioni e sulla protezione dell’infanzia in Gran Bretagna diventarono più severe, e il caso contribuì a far conoscere la neonata associazione per la protezione dei bambini, la NSPCC.
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