Ma Nene – la festa indonesiana dei morti che si celebra… riesumandoli!

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In breve

  • Chi: i Toraja, un popolo che vive sugli altopiani dell’isola di Sulawesi, in Indonesia.
  • Cos’è il Ma’nene: un rito in cui i corpi dei defunti vengono riesumati, lavati, pettinati e vestiti con abiti nuovi.
  • Quando: ogni anno ad agosto.
  • Il funerale: per i Toraja è la cerimonia più importante della vita, con sacrifici di bufali e maiali.

Il Ma’nene è una festa indonesiana celebrata dal popolo Toraja ogni agosto, in cui le mummie dei parenti vengono riesumate, lavate e vestite con nuovi abiti. I Toraja vivono sugli altopiani della parte meridionale dell’isola di Sulawesi, e il loro nome viene dalla lingua dei vicini Bugi: to riaja, “la gente delle montagne”.

Per i Toraja il funerale è la cerimonia più importante, tanto che la ricchezza di un uomo si misura dalla sfarzosità dei funerali che celebra.

Questo popolo risparmia tutta la vita per poter celebrare dei funerali come si deve e non è raro che qualche giovane posponga il matrimonio se qualche parente è prossimo alla morte.

I Toraja, un tempo animisti, sono oggi in maggioranza cristiani, in parte musulmani, e una parte segue ancora l’antica religione degli antenati, l’Aluk To Dolo, “la via degli antenati”, riconosciuta dallo Stato indonesiano. Ma nonostante il loro credo partecipano tutti a questi rituali funebri.

Celebrazione del funerale

Il funerale è una celebrazione e il defunto non viene sepolto se prima non si ha il denaro sufficiente a celebrarne il funerale come si deve. A volte passano mesi, o addirittura anni.

Fino a quel giorno il defunto viene avvolto in diversi strati di stoffa e lasciato a vivere insieme alla famiglia, nella casa tradizionale, il tongkonan. Non viene considerato morto, ma ci si riferisce a lui come “il malato” o “colui che dorme”. Secondo la tradizione, l’anima resta nei dintorni del villaggio finché il funerale non è stato celebrato; solo dopo comincia il suo viaggio verso Puya, la terra delle anime.

Una volta recuperati i soldi necessari si dà il via ai festeggiamenti: tutto il villaggio si riunisce e sacrifica dei bufali e dei maiali in onore del defunto, e poi la carne viene distribuita ai presenti in ordine di importanza. Più il defunto era potente, più bufali vengono sacrificati, perché i Toraja credono che gli servano per il viaggio nell’aldilà: più ne ha, prima arriverà.

Il culmine della festa è il sacrificio di decine di bufali e centinaia di maiali con il machete, tra danze e musica, mentre alcuni ragazzi raccolgono il sangue che schizza in lunghe canne di bambù. Gli animali portati in dono dagli ospiti vengono annotati con cura, perché diventano un debito della famiglia del defunto. Fa parte del rito anche un combattimento di galli, considerato sacro perché versa sangue sulla terra.

Le corna degli animali vengono poste davanti alla casa dei parenti, e le case con più corna sono quelle dei più benestanti.

I festeggiamenti possono durare diversi giorni, passati i quali i defunti vengono messi in bare decorate con forme geometriche e messi a riposare in grotte o in tombe scavate nella parete di una montagna, dove vengono messe anche delle statue di legno che rappresentano il defunto, chiamate tau tau, che guardano la valle dall’alto.

Statue tau tau a Lemo
Le statue tau tau, che rappresentano i defunti, nelle tombe scavate nella roccia di Lemo, nella Tana Toraja. Foto Arian Zwegers, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Se a morire è un bambino che ancora non ha messo i denti, il suo corpo viene avvolto in foglie di palma e deposto in una cavità scavata nel tronco di un albero vivo, il cosiddetto “albero dei bambini”. Secondo la tradizione, lo spirito del bambino continua a vivere nell’albero.

Tombe dei bambini nell'albero di Kambira
Le tombe dei bambini nel tronco di un albero a Kambira, nella Tana Toraja. Foto mattjlc, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Il rituale del Ma’nene

Ogni anno, in agosto, si celebra poi il Ma’nene, festa in cui tutti gli abitanti del villaggio si recano alle tombe dei propri cari e li riesumano.

Secondo la tradizione, un tempo i morti venivano fatti “camminare” lungo specifici tragitti fino al villaggio, dove vengono lavati, pettinati e vestiti con nuovi abiti.

Se la bara è rovinata si procede a restaurarla. Questa pratica viene tramandata di generazione in generazione da secoli, e si pensa che possa risalire a tempi molto antichi.

Questa tradizione ha resistito a varie invasioni da parte di altri popoli e all’arrivo dei missionari, ma stava cominciando a svanire con l’avvento del progresso.

Fortunatamente però, proprio questa tradizione richiama nella Tana Toraja migliaia di turisti ogni anno: dagli anni ’70 è diventata una delle mete più famose dell’Indonesia, e il turismo è oggi una fonte di sostentamento per questo popolo, che può continuare a praticare questo antico rituale.

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Fonti

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