La casa delle bambole umane di Anatoly Moskvin

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In breve

  • Chi: Anatolij Jur’evič Moskvin, nato il 1° settembre 1966 a Gor’kij, oggi Nižnij Novgorod.
  • Chi era: linguista, filologo e storico, esperto di cimiteri, parlava 13 lingue.
  • Cosa fece: per anni riesumò i corpi di bambine, li mummificò e li tenne in casa vestiti come bambole.
  • La scoperta: 2 novembre 2011, 26 corpi nel suo appartamento e nel garage.
  • Oggi: giudicato incapace di sostenere un processo, è ricoverato in un ospedale psichiatrico.

Anatoly Moskvin era uno storico molto conosciuto nella sua città, Nižnij Novgorod, in Russia. Uomo molto intelligente, era esperto di cimiteri e parlava ben 13 lingue.

Nel 2011 si scoprì che questo genio aveva anche un altro “hobby”: riesumava bambine morte da poco, le mummificava, le vestiva e le teneva in casa come fossero bambole.

Chi era Anatoly Moskvin

Moskvin si era laureato in filologia all’Università statale di Mosca ed era molto stimato negli ambienti accademici. Studiava soprattutto la storia e il folclore celtico, insegnava all’università linguistica di Nižnij Novgorod e aveva scritto dizionari, traduzioni e articoli. In casa aveva una biblioteca di oltre 60.000 libri e documenti, e una grande collezione di bambole. I colleghi lo descrivevano come un genio, ma anche come un tipo eccentrico.

Viveva in modo solitario con i genitori, non si era mai sposato, non beveva e non fumava. Si definiva un “necropolista”: tra il 2005 e il 2007 aveva visitato a piedi 752 cimiteri della regione per catalogarne i morti, camminando fino a 30 chilometri al giorno, dormendo nei fienili, nelle fattorie abbandonate o negli stessi cimiteri, e una volta perfino in una bara pronta per un funerale. Scriveva anche per Necrologi, un settimanale dedicato ai cimiteri e ai morti famosi.

La storia di Anatoly Moskvin

L’uomo venne scoperto il 2 novembre 2011, quando la polizia, che indagava su una serie di profanazioni di tombe nei cimiteri della zona, si presentò a casa sua. Quello che videro fu raccapricciante e Anatoly venne arrestato.

Nel suo appartamento e nel garage vennero ritrovati i corpi mummificati di 26 bambine, tra i 3 e i 13 anni (all’inizio si parlò di 29). Anatoly riesumava le bambine, le mummificava e le trasformava in bambole seguendo delle istruzioni che lui stesso aveva stampato, seguendole ogni volta scrupolosamente.

Per mummificarle le essiccava con sale e bicarbonato e le nascondeva in posti asciutti nei cimiteri. Poi le portava a casa, avvolgeva gli arti in strisce di stoffa, le imbottiva di stracci e le vestiva con abiti colorati da bambina e parrucche. Alcune avevano il viso ricoperto da maschere di cera, truccate con lo smalto, mentre altre erano ricoperte di tessuto. Secondo alcuni giornali, in alcune aveva persino messo dei carillon all’interno del torace.

Le teneva sedute su mensole e divani, in stanze piene di libri e carte, dava loro dei nomi, cantava per loro, guardava i cartoni animati con loro e festeggiava i loro compleanni. Nella casa degli orrori vennero ritrovate anche delle registrazioni di queste feste e

in una di queste, mentre fa uno zoom sul viso di una mummia, confessa che le bambole sono fatte a partire da resti umani.

La polizia trovò anche mappe dei cimiteri, targhette rubate dalle lapidi e foto di tombe aperte: si sospetta che abbia profanato fino a 150 tombe.

I genitori di Anatoly, che vivevano con lui ma passavano gran parte dell’anno fuori casa, dissero di non essersi mai accorti di nulla. Pensavano che creare bambole fosse l’hobby del figlio, ma non avrebbero mai immaginato che fossero dei cadaveri. Una delle “bambole” era perfino nella loro stanza.

Anatoly ha spiegato la sua ossessione per la morte raccontando che da ragazzino, durante il funerale di una bambina di 11 anni, un adulto gli aveva spinto la faccia sulla fronte della morta, obbligandolo a baciarla.

Il perché

Durante l’arresto ha affermato che lo faceva per tenere le bambine al caldo perché le loro famiglie le avevano abbandonate al freddo.

Moskvin era convinto che le bambine potessero un giorno tornare in vita, grazie alla scienza o alla magia nera. Studiando i druidi celtici e gli antichi popoli della Siberia aveva letto che dormivano sulle tombe per comunicare con i morti, e così cercava i necrologi di bambine morte da poco e dormiva sulle loro tombe per “chiedere il permesso” di portarle via. Diceva di farlo da circa vent’anni. Quando dormire nei cimiteri era diventato troppo faticoso, aveva cominciato a portarle a casa.

Diceva anche di aver sempre desiderato una figlia: aveva perfino provato ad adottare una bambina, ma la domanda era stata respinta perché guadagnava troppo poco. Ha sempre negato qualsiasi attrazione sessuale e considerava le bambole come sue figlie.

L’arresto

Moskvin fu accusato di profanazione di tombe e di cadaveri, un reato punito con un massimo di cinque anni di carcere. Una perizia psichiatrica stabilì che soffriva di una forma di schizofrenia paranoide e il 25 maggio 2012 il tribunale lo giudicò incapace di sostenere un processo, condannandolo a cure psichiatriche obbligatorie. Da allora è ricoverato in un ospedale psichiatrico.

Nel 2018 i medici dissero che non era più pericoloso e chiesero di poterlo curare a casa, ma nel 2019 una nuova perizia stabilì che era ancora troppo presto e la richiesta fu ritirata.

Il racconto di una delle madri delle vittime

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Natalia Chardymova era la mamma della piccola Olga, uccisa nel 2002. Olga aveva solo 10 anni quando per la prima volta le venne permesso di camminare da sola da casa sua fino a quella della nonna, nell’isolato vicino.

Un tossicodipendente però la aggredì per rubarle gli orecchini e la uccise. Il corpo venne ritrovato solo 5 mesi più tardi.

Oltre a questo dolore, per la madre si aggiunge quello di aver pregato per ben nove anni su una tomba vuota.

Natalia racconta anche come Anatoly perseguitasse la famiglia lasciando dei bigliettini sulla tomba di Olga per ogni ricorrenza: il compleanno, l’inizio e la fine della scuola, le feste nazionali. Nel biglietto l’uomo si firmava come “L’angelo gentile” e si rivolgeva alla bambina come “Signorina”.

Dopo vari messaggi e alcuni danni alla tomba, decisero di chiamare la polizia che però non poteva fare molto.

Solo nel 2011 Anatoly viene scoperto e la polizia chiede a Natalia e a suo marito di aprire la tomba di Olga.

Quando aprirono la tomba, videro un buco sulla parte superiore che era stato fatto da Anatoly per prendere il corpo. Natalia non sa darsi pace perché quell’uomo ha vissuto con la sua bambina per nove anni, quasi quanti ne ha vissuti lei.

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Fonti

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