- Dove: Villisca, una cittadina dell’Iowa, negli Stati Uniti.
- Quando: la notte tra il 9 e il 10 giugno 1912, probabilmente tra mezzanotte e le 2.
- Vittime: otto persone, i sei membri della famiglia Moore e due amiche dei figli, tra cui sei bambini.
- Colpevole: mai individuato; diversi sospettati, nessuna condanna.
- Oggi: la casa, restaurata negli anni ’90, è visitabile e si può anche passarci la notte.
Villisca è una tranquilla cittadina dell’Iowa, Stati Uniti. Nel 1912 la vita scorre tranquilla, tutti si conoscono e nessuno è preparato per quello che succederà nella notte fra il 9 e il 10 giugno di quell’anno: un’intera famiglia, insieme a due piccole ospiti, verrà brutalmente sterminata a colpi d’ascia mentre dorme.
La casa in cui si svolsero i fatti esiste ancora, è stata restaurata negli anni ’90 ed è possibile prenotare dei tour, anche notturni.

La storia
La famiglia Moore era composta dal padre, Josiah, 43 anni, un commerciante di attrezzi agricoli benestante e stimato, dalla madre Sarah, 39 anni, e da 4 figli: Herman, 11 anni, Mary Katherine, 10, Arthur, 7, e Paul, 5.
Il 9 giugno 1912 Mary Katherine invitò a dormire a casa sua due amichette, le sorelle Ina e Lena Stillinger, di 8 e 11 anni. Quella sera andarono tutti insieme alla chiesa presbiteriana per il Children’s Day, una festa che si teneva ogni seconda domenica di giugno per avvicinare i bambini alla chiesa, e che proprio Sarah aveva organizzato.
Lo spettacolo finì alle 21:30, e si stima che arrivarono a casa tra le 21:45 e le 22 e andarono subito a letto.
La mattina dopo, verso le 7, la vicina, Mary Peckham, notò che nessuno era ancora uscito per fare le faccende o dar da mangiare agli animali, e che la casa era stranamente tranquilla. Decise quindi di andare a controllare e bussò alla porta senza però ricevere risposta. Quando cercò di aprire trovò la porta chiusa a chiave; fece uscire le galline e telefonò al fratello di Josiah, Ross Moore.
Il ritrovamento
Ross Moore si recò alla casa del fratello per controllare. Bussò alle finestre chiamando a gran voce il fratello e, dopo non aver ricevuto alcuna risposta, entrò usando una copia delle chiavi.
Quando aprì la porta della camera degli ospiti vide sul letto i corpi delle due sorelline Stillinger; uscì e disse subito alla vicina di chiamare l’agente di polizia del paese, Hank Horton.
Horton ispezionò tutte le camere da letto e trovò un cadavere in ogni letto. Tutti erano stati uccisi con colpi alla testa e poi coperti con le lenzuola. L’arma era un’ascia che apparteneva proprio a Josiah, ritrovata sporca di sangue nella camera delle due bambine.
Tutte le tende erano tirate e tutti gli specchi della casa coperti con coperte o vestiti. Al piano di sopra c’era una lampada a petrolio senza il vetro, con lo stoppino abbassato per fare pochissima luce. In cucina, sul tavolo, c’erano un piatto con del cibo intatto e una bacinella piena di acqua sporca di sangue, mentre accanto all’ascia era stato posato un pezzo di bacone di quasi due chili, tirato fuori dalla ghiacciaia.
Secondo la ricostruzione, l’assassino cominciò dalla camera dei genitori: Josiah fu colpito più di tutti, e sul soffitto rimase il segno dell’ascia sollevata. Poi passò ai quattro bambini, tornò di nuovo dai genitori e infine scese nella camera delle due sorelle. Tutti, tranne forse Lena, stavano dormendo. I medici stimarono che gli omicidi fossero avvenuti tra mezzanotte e le 2.
Nella soffitta vennero trovati due mozziconi di sigaretta, e nel fienile un’impronta nel fieno vicino a un buco nel legno: l’assassino, probabilmente, aveva osservato la famiglia e poi si era nascosto in casa ad aspettare che tornassero dalla chiesa e si addormentassero.

Purtroppo la scena del crimine fu subito compromessa. Verso le 8:40 il centralino telefonico avvisò tutto il paese, e in pochi minuti centinaia di persone si riversarono nella casa: toccarono l’ascia, camminarono ovunque e qualcuno portò via perfino dei frammenti del cranio di Josiah come souvenir. Ci volle la Guardia Nazionale, alle 10:30, per mettere in sicurezza la casa. La polizia di quei tempi non disponeva di molti strumenti, e il colpevole non venne mai trovato.
Sospettati

Nonostante nessuno venne mai condannato per quegli omicidi, ci furono varie teorie al riguardo. Uno dei sospettati fu il reverendo George Kelly, un pastore di origine inglese con problemi psichici, che era a Villisca per il Children’s Day e che lasciò la città con il treno delle 5:19 del mattino seguente, poche ore prima del ritrovamento dei corpi.
Nelle settimane successive Kelly mostrò un interesse morboso per il caso, scrivendo molte lettere alla polizia e ai parenti delle vittime e descrivendo dettagli che diceva di aver sentito o visto. Nel 1917 venne arrestato e, dopo ore di interrogatorio, firmò una confessione che poi ritrattò. Il primo processo finì senza un verdetto, con undici giurati su dodici a favore dell’assoluzione; nel secondo, nel novembre 1917, venne assolto.
Un altro sospettato fu Frank F. Jones, un uomo d’affari di Villisca e futuro senatore dell’Iowa, per cui Josiah aveva lavorato per sette anni prima di mettersi in proprio e portargli via un importante contratto con la John Deere. Si disse anche che Josiah avesse una relazione con la nuora di Jones, ma non ci sono prove.
Vennero inoltre interrogati come sospettati vari vagabondi e lavoratori di passaggio, come Andrew Sawyer, un operaio delle ferrovie che dormiva vestito con un’ascia accanto e parlava continuamente degli omicidi, ma nessuna prova fu mai trovata a loro carico.
Si pensò anche che l’efferato omicidio potesse essere opera di un serial killer. Infatti in quegli anni avvennero omicidi simili in diversi stati, e il detective privato James Wilkerson aveva un’idea di chi potesse essere: William “Blackie” Mansfield.
Secondo Wilkerson, Mansfield sarebbe stato pagato da Frank Jones per uccidere Josiah, e avrebbe commesso anche altri massacri con l’ascia, come quello di Colorado Springs, dove due famiglie erano state uccise nello stesso modo: le vittime colpite con l’ascia e coperte, le finestre coperte con le lenzuola, l’arma pulita dal sangue. In tutti i casi l’assassino aveva usato i guanti, e Mansfield, che era già stato in prigione, conosceva bene le impronte digitali.
Grazie alle accuse di Wilkerson, Mansfield venne arrestato nel 1916, ma i registri delle paghe dimostrarono che durante il massacro dei Moore lui si trovava in Illinois, e il gran giurì si rifiutò di incriminarlo. Mansfield fece poi causa all’agenzia investigativa e vinse un risarcimento.
Tra i sospettati c’è anche Henry Lee Moore, nessuna parentela con le vittime, condannato pochi mesi dopo per aver ucciso a colpi d’ascia la madre e la nonna, e ritenuto da alcuni investigatori l’autore di una serie di omicidi simili.
Il massacro dei Moore rimane così ancora un mistero, e il loro assassino è rimasto libero di girare tranquillo per il paese, forse uccidendo ancora.
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