Rongorongo, la scrittura dimenticata

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In breve
Il rongorongo è un sistema di glifi inciso su tavolette di legno dell’Isola di Pasqua, scoperto dagli europei nel 1864 e mai decifrato. Ne restano solo una ventina di oggetti, sparsi nei musei del mondo. Per anni si è pensato che fosse nato dopo il contatto con gli europei, ma uno studio del 2024 ha datato una tavoletta alla metà del Quattrocento: potrebbe essere una delle pochissime scritture inventate in modo indipendente nella storia.

Il rongorongo è un sistema di scrittura, o forse di proto-scrittura, scoperto sull’Isola di Pasqua. Scoperto nel XIX secolo, non è ancora stato decifrato.

Il rongorongo

Questo sistema di glifi è stato ritrovato su alcuni oggetti di legno, soprattutto tavolette, scoperti dagli europei nel XIX secolo. Tutti gli oggetti incisi sono finiti in musei o collezioni private e sull’Isola di Pasqua non ne è rimasto nemmeno uno, anche se su alcune rocce ci sono petroglifi che potrebbero contenere brevi iscrizioni.

Il nome rongorongo significa “recitare, cantare” nella lingua dei Rapa Nui: secondo la tradizione orale, solo una piccola élite sapeva leggerlo e le tavolette erano sacre.

Nonostante moltissimi tentativi, nessuno è ancora riuscito a decifrare il contenuto delle misteriose tavolette. Sono state individuate solo alcune informazioni che sembrano un calendario e forse delle genealogie.

Particolarità

Questa scrittura presenta alcune particolarità, prima fra tutte il senso di scrittura, chiamato bustrofedico inverso.

Si comincia a leggere dall’angolo in basso a sinistra, si prosegue verso destra e, arrivati in fondo alla riga, si gira la tavoletta di 180 gradi e si continua a leggere da sinistra verso destra.

I glifi incisi rappresentano soprattutto forme geometriche e figure stilizzate di esseri umani, animali, piante e oggetti. Quasi tutti i simboli che rappresentano uomini o animali hanno la testa rivolta verso l’alto e, se sono di profilo, guardano nella direzione di scrittura. Molte figure hanno delle sporgenze ai lati della testa, che forse rappresentano gli occhi.

Ci sono figure umane, pesci, tartarughe, uccelli e piante locali, e solo pochi di questi assomigliano ai simboli trovati sulle rocce dell’isola. In un terzo delle tavolette le righe sono incise in piccole scanalature scavate nel legno.

Da dove ha origine questa scrittura?

rongorongo

Secondo la leggenda, i fondatori della civiltà Rapa Nui portarono sull’isola delle piante e, insieme alle piante, 67 tavolette dalla loro terra d’origine.

Non ci sono però prove che altre civiltà polinesiane o sudamericane avessero un sistema di scrittura che possa essere arrivato fino all’Isola di Pasqua. L’isola fu colonizzata intorno al 1200, quindi il rongorongo dovrebbe essere nato dopo quella data.

Se il rongorongo è davvero una scrittura nata in modo indipendente, sarebbe uno dei pochissimi esempi di invenzione della scrittura in tutta la storia dell’umanità.

Alcuni studiosi però hanno ipotizzato che i Rapa Nui l’abbiano inventato dopo aver visto gli europei scrivere: nel 1770 una spedizione spagnola fece firmare ai capi un trattato di annessione e loro lo firmarono “con alcuni segni della loro scrittura”. Non avrebbero copiato l’alfabeto, ma l’idea stessa di scrittura.

A lungo l’unica tavoletta datata con il carbonio 14 sembrava confermarlo: era successiva al 1680. Inoltre il glifo 67 rappresenterebbe la palma dell’Isola di Pasqua, scomparsa intorno al 1650, il che fa pensare che la scrittura sia almeno di quell’epoca.

Nel febbraio 2024 però uno studio sulle tavolette conservate a Roma ha cambiato le carte in tavola: una di queste è stata datata con sicurezza alla metà del XV secolo, molto prima dell’arrivo degli europei.

Bisogna ricordare che la datazione riguarda il legno e non le incisioni, che potrebbero essere più recenti. Ma se fossero dell’epoca, il rongorongo sarebbe davvero nato sull’isola senza alcuna influenza esterna.

La scoperta da parte degli occidentali

rongorongo (1)

Nonostante il cenno della spedizione spagnola del 1770, le prime tavolette furono descritte nel 1864 da Eugène Eyraud, un missionario arrivato sull’isola per evangelizzare i nativi.

Eyraud scrisse che in ogni casa c’erano delle tavolette con dei glifi incisi e che ogni glifo aveva un nome, ma che gli abitanti non sembravano dare loro molta importanza, come se fossero i resti di una scrittura ormai dimenticata.

Negli anni Sessanta dell’Ottocento infatti l’isola subì le incursioni dei mercanti di schiavi peruviani, che deportarono e uccisero moltissime persone, mentre le malattie portate dagli europei fecero il resto. Così scomparvero quasi tutti quelli che conoscevano questa scrittura.

Col tempo le tavolette furono considerate semplici oggetti e a volte venivano bruciate dagli stessi abitanti come legna da ardere. Anche per questo ne sono rimaste così poche.

Oggi esistono circa due dozzine di oggetti con iscrizioni rongorongo, tra tavolette, un bastone da capo, una statuetta e due ornamenti, molti dei quali rovinati o bruciati. Tale scarsità è uno dei motivi per cui decifrarlo è così difficile. Così la scrittura rongorongo rimane, per ora, un grande mistero irrisolto, paragonabile forse a quello del manoscritto di Voynich.

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Fonti

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