Nel giugno 2009 un uomo che si faceva chiamare Peter Bergmann arrivò a Sligo, in Irlanda, si registrò in hotel con un nome e un indirizzo falsi, si liberò poco alla volta di tutti i suoi oggetti e il 16 giugno fu trovato morto sulla spiaggia di Rosses Point. Aveva tolto le etichette a tutti i vestiti. Soffriva di un cancro avanzato e morì per un arresto cardiaco. A oltre quindici anni di distanza nessuno sa chi fosse.
La morte di Peter Bergmann è uno dei misteri irrisolti più recenti e affascinanti. L’uomo è arrivato in Irlanda, ha soggiornato alcuni giorni in un hotel, ha fatto strane uscite ed è stato infine ritrovato morto su una spiaggia. Ancora oggi nessuno sa chi fosse davvero.
Il mistero
Nel giugno del 2009 un uomo magro, con i capelli grigi corti e una giacca di pelle nera, arriva in autobus a Sligo, in Irlanda. La sua intenzione, a quanto sembra, è quella di sparire senza lasciare traccia.
Il suo luogo di provenienza e il suo vero nome restano un mistero: l’unica cosa che sappiamo è che ha fatto di tutto per cancellare ogni prova della sua esistenza, prima di morire su una spiaggia a Rosses Point.
Quando il suo corpo è stato ritrovato, il 16 giugno 2009, non aveva con sé documenti, portafoglio, soldi o qualsiasi cosa che potesse dare indizi sulla sua identità. Persino le etichette dei vestiti erano state rimosse. Da allora gli investigatori hanno cercato di far luce sul mistero, ma l’unica cosa chiara sembra essere la grande volontà dell’uomo di sparire nell’anonimato.
Gli ultimi giorni di Peter Bergmann

Venerdì 12 giugno 2009 l’uomo viene visto per la prima volta alla stazione degli autobus di Derry, nell’Irlanda del Nord, tra le 14:30 e le 16:00. Sale su un autobus per Sligo con una borsa a tracolla nera e un trolley e arriva a destinazione alle 18:28. Prende un taxi fino allo Sligo City Hotel, paga la camera in contanti, notte per notte, e si registra con il nome di Peter Bergmann, dando un indirizzo di Vienna, in Austria.
Era alto circa 1,79 metri, con gli occhi azzurri, la pelle abbronzata e sembrava avere tra i 55 e i 60 anni. Parlava inglese con un forte accento tedesco, era sempre ben vestito, con abiti di C&A, una catena molto diffusa in Germania e Austria, e fumava molto.
Le indagini dopo la sua morte hanno rivelato che non esiste nessun Peter Bergmann che corrisponda alla sua descrizione, né in Europa né in America, e che l’indirizzo che aveva dato non esiste.
Durante il suo soggiorno, le telecamere lo riprendono più volte mentre esce dall’hotel con una borsa di plastica viola piena e torna a mani vuote: secondo l’Irish Times lo fece 13 volte. Ora sappiamo che stava facendo sparire i suoi vestiti e i suoi effetti personali poco alla volta, poi piegava la borsa e se la metteva in tasca.
Le sue immagini sulle telecamere a circuito chiuso sono poche, segno che aveva pianificato tutto con cura per lasciare meno tracce possibile. A Sligo le telecamere sono molte e ben visibili, e l’uomo deve averle evitate sfruttandone i punti ciechi.
La polizia ha cercato ovunque indizi che potessero portare alla sua identificazione: cestini della spazzatura, parchi pubblici, giardini privati, parcheggi e persino la discarica locale. Senza nessun risultato.
Sabato 13 giugno Peter va all’ufficio postale e compra otto francobolli da 82 centesimi e delle etichette per la posta aerea. Non si è mai scoperto a chi scrivesse o dove spedisse le lettere.
Il giorno dopo chiede a un tassista di consigliargli una spiaggia tranquilla dove fare una nuotata. Il tassista lo porta a Rosses Point. L’uomo scende, si guarda intorno per un po’, come soddisfatto, e poi si fa riportare in città.
Forse aveva trovato il posto in cui voleva morire.
Lunedì 15 giugno, alle 13:06, Peter lascia l’hotel con tre borse. Alla stazione degli autobus ordina un cappuccino e un toast al prosciutto e formaggio, legge dei fogli che tira fuori dalla tasca, li strappa a metà e li getta nel cestino. Poi alle 14:20 prende l’autobus per Rosses Point.
Nonostante non parlasse con nessuno, sedici persone ricordano di averlo visto camminare sulla spiaggia, salutando cortesemente i passanti. L’ultimo avvistamento è delle 23:50. Alle 6:45 del 16 giugno il suo corpo viene ritrovato da un uomo e da suo figlio, che si stava allenando per un triathlon.
Stranezze del caso

L’uomo indossava un costume da bagno, con sopra le mutande e una maglietta blu infilata dentro, mentre il resto dei vestiti era sulla spiaggia. Aveva rimosso le etichette da tutti i capi, anche dalla biancheria intima, e questo dimostra con quanta cura si fosse preoccupato di non lasciare tracce.
L’autopsia non trovò segni di annegamento né di violenza: la morte fu attribuita a un arresto cardiaco acuto. Ma rivelò anche che l’uomo aveva un cancro alla prostata in stadio avanzato, con tumori alle ossa, e che in passato aveva sofferto di problemi cardiaci.
Nel suo corpo però non c’era alcun medicinale, nemmeno un antidolorifico. Secondo il medico legale, con quelle malattie doveva provare dolori molto forti. Aveva invece denti molto curati, con ponti, devitalizzazioni, corone e un dente d’oro.
La polizia irlandese ha confrontato le sue foto, le impronte digitali e il DNA con tutte le banche dati, senza nessun risultato. Dopo cinque mesi di indagini, a settembre 2009, l’uomo fu sepolto in una tomba senza nome nel cimitero di Sligo. Al funerale c’erano solo quattro poliziotti.
Nel 2015 il quotidiano francese Le Monde scoprì che la polizia austriaca non era mai stata contattata dagli irlandesi, e che non esiste alcun avviso dell’Interpol perché nessuno lo ha mai denunciato come scomparso.
Probabilmente Peter pensava che il suo corpo sarebbe stato portato al largo dalla corrente e non sarebbe mai stato ritrovato. Invece il destino ha voluto che venisse trovato, dando vita a uno dei misteri più tristi e affascinanti del secolo, spesso paragonato a quello dell’uomo di Somerton in Australia.
Peter Bergmann oggi
I suoi ultimi giorni sono stati raccontati in un cortometraggio documentario, “The Last Days of Peter Bergmann”, presentato al Sundance Film Festival nel 2014 e premiato come miglior cortometraggio documentario al Melbourne International Film Festival dello stesso anno.
Nel 2014 l’Università di Dundee ha realizzato una ricostruzione del suo volto, mostrata in televisione, e la polizia irlandese ha rinnovato più volte gli appelli, l’ultimo nell’agosto 2023. Nessun parente o amico si è mai fatto avanti.
A oltre quindici anni dalla sua morte, l’uomo che si faceva chiamare Peter Bergmann riposa ancora in una tomba senza nome.
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- Peter Bergmann case – Wikipedia (inglese)
- The Irish Times – A lonely Sligo death still shrouded in mystery
- Irish Examiner – Renewed appeal to help identify man discovered on Sligo beach in 2009
- RTÉ – Sligo appeal
- IrishCentral – Peter Bergmann






