Il vampiro di Atlas

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In breve
Il “vampiro di Atlas” è il soprannome dell’assassino mai identificato di Lilly Lindeström, una prostituta di 31 anni trovata morta il 4 maggio 1932 nel suo appartamento di Sankt Eriksplan, nel quartiere Atlas di Stoccolma. Era stata uccisa con tre colpi alla testa e accanto al corpo c’era un mestolo sporco, che fece pensare che l’assassino ne avesse bevuto il sangue. Il delitto è caduto in prescrizione nel 1957.

Il vampiro di Atlas è il soprannome dato a un assassino che ha colpito in Svezia negli anni ’30 e che è tuttora ignoto.

I fatti

Lilly Lindeström aveva 31 anni, era una prostituta e viveva in un piccolo monolocale al numero 11 di Sankt Eriksplan, nel quartiere Atlas di Stoccolma. Al piano terra abitava la sua amica Minnie, chiamata Mimmi, anche lei prostituta.

Il 30 aprile 1932, la sera della Notte di Valpurga, Mimmi era da Lilly quando, verso le sei e mezza, squillò il telefono. Una voce maschile sconosciuta chiese se parlasse con Lilly Lindeström: l’uomo voleva salire e disse di trovarsi nelle vicinanze. Lilly accettò e Mimmi tornò nel suo appartamento.

Poco dopo le sette Lilly scese da Mimmi a chiederle in prestito un preservativo. Più tardi tornò a chiedergliene un altro. Mimmi notò che sotto il cappotto era completamente nuda. Fu l’ultima volta che la vide viva.

Alle nove Mimmi suonò alla porta di Lilly per chiederle se volesse andare con lei a Djurgården, ma nessuno aprì. Pensò che l’amica fosse uscita con un cliente. Nei giorni seguenti continuò a cercarla senza trovarla, finché il 4 maggio, ormai molto preoccupata, andò alla polizia.

La scena del crimine

Gli agenti entrano nell’appartamento e trovano Lilly morta, a faccia in giù su un divano letto. Era morta da due o tre giorni. Tutto l’appartamento era stato pulito con cura maniacale. I vestiti di Lilly erano stati piegati ordinatamente e appoggiati su una sedia, e sul corpo erano stati impilati con cura i cuscini del divano, sotto un copriletto ben sistemato.

Era chiaro che Lilly aveva avuto un rapporto sessuale prima di essere uccisa, dato che venne trovato un preservativo inserito nel suo ano.

Si pensò quindi che il suo ultimo cliente fosse anche il suo assassino. Lilly era stata uccisa con tre violenti colpi alla testa, inferti con un oggetto contundente, che le avevano fracassato il cranio. Il particolare più brutale, tuttavia, è questo:

dal corpo di Lilly Lindeström sembrava che fosse stata drenata buona parte del sangue. Questo spiegherebbe il mestolo da sugo sporco ritrovato vicino al cadavere, che secondo la polizia sarebbe stato usato dall’assassino per bere il sangue della vittima.

Quando questo particolare venne reso noto, l’assassino divenne famoso con il nome di “vampiro di Atlas” e il delitto come il “vampyrmordet”, l’omicidio del vampiro.

Il mistero del vampiro di Atlas

indizi della scena del crimine del Vampiro di Atlas

Pensando che l’assassino potesse essere un cliente, la polizia interrogò i clienti abituali di Lilly e controllò la sua rubrica, ma nessuno venne mai accusato. Nell’appartamento furono trovate delle impronte digitali, ma non fu possibile stabilire se qualcuna appartenesse all’assassino.

Si pensò anche che l’assassino potesse essere un poliziotto, e che per questo avesse saputo ripulire così bene la scena del crimine da qualsiasi indizio importante.

Nonostante sulla scena fossero presenti diversi fluidi corporei, le tecniche dell’epoca non permettevano di analizzarli. Diciotto anni dopo, un giornalista dell’Aftonbladet andò a trovare l’ormai pensionato investigatore John Berg per una serie di articoli sui delitti irrisolti. Berg tirò fuori una scatola di cartone: dentro c’erano uno strofinaccio da cucina con delle macchie rosso-marroni e il mestolo ammaccato, con le stesse macchie sul fondo.

Nel 1957 il delitto cadde in prescrizione. Ancora oggi è uno dei più grandi misteri irrisolti della Svezia.

Vampiro o no?

Nel 2012 il caso è stato discusso nel programma televisivo svedese Veckans brott dal criminologo Leif G. W. Persson. Secondo lui Lilly conosceva probabilmente il suo assassino e, con le moderne analisi del DNA sul preservativo, la polizia avrebbe quasi certamente potuto identificarlo.

Persson ha anche fatto notare che non è affatto certo che le macchie sul mestolo fossero di sangue, e che probabilmente il delitto non ha niente a che fare con il vampirismo o il cannibalismo.

Forse, quindi, il “vampiro” di Atlas era solo un assassino molto metodico. Ma la domanda resta: un’analisi con i mezzi scientifici di oggi potrebbe dare finalmente un volto all’assassino di Lilly?

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Fonti

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