5 fra le mummie meglio conservate della storia

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In breve
Cinque mummie conservate in modo incredibile: la “doncella” inca del vulcano Llullaillaco, sacrificata circa 500 anni fa; l’uomo di Cherchen, morto 3.000 anni fa nel deserto del Taklamakan; la “mummia bagnata” di epoca Ming trovata a Taizhou nel 2011; Ötzi, l’uomo del Similaun vissuto 5.300 anni fa; e i cuccioli di leone delle caverne ritrovati nel permafrost della Siberia, il più vecchio dei quali ha più di 40.000 anni.

In questo articolo ti propongo cinque fra le mummie meglio conservate della storia. Per approfondire l’argomento però ti consiglio “Sonno senza tempo. Mummie e corpi imbalsamati“, un libro in cui vengono analizzati i casi più celebri e interessanti.

La doncella di Llullaillaco

La mummia di questa ragazzina è stata ritrovata il 16 marzo 1999 dagli archeologi Johan Reinhard e María Constanza Ceruti vicino alla cima del vulcano Llullaillaco, a 6.739 metri, al confine tra Argentina e Cile, insieme alle mummie di altri due bambini. Il sito, a circa 6.700 metri d’altezza, è uno dei siti archeologici più alti del mondo.

I tre bambini morirono tra il 1462 e il 1507 durante una capacocha, un sacrificio rituale inca. Le analisi hanno dimostrato che nei mesi precedenti la morte avevano consumato sempre più foglie di coca e chicha, una birra di mais, e si pensa che siano morti nel sonno.

Il terreno particolarmente arido e il freddo estremo hanno permesso una conservazione incredibile dei tessuti, degli organi interni, dei capelli e dei vestiti: i corpi sembrano addormentati. È stata soprannominata “la doncella”, cioè la fanciulla. Dal 2007 i tre bambini sono esposti al Museo di Archeologia d’Alta Montagna di Salta, in Argentina.

doncella

L’uomo di Cherchen

L’uomo di Cherchen è il nome dato a una mummia ritrovata nel settembre 1985 nel cimitero di Zaghunluq, vicino alla città di Qiemo, o Cherchen, nella regione cinese dello Xinjiang. Fa parte delle cosiddette mummie del Tarim.

L’uomo, ritrovato ai margini del deserto del Taklamakan, morì intorno al 1000 a.C., verso i cinquant’anni. Era alto circa 1,77 metri, aveva capelli castano rossicci striati di grigio, zigomi alti, naso aquilino e barba rossiccia: lineamenti che ricordano quelli europei.

Era sepolto con tre donne, mentre in una tomba vicina c’era un bambino piccolo, avvolto in un sudario color borgogna e con una cuffietta blu di cashmere. Secondo l’archeologo Victor Mair, l’uomo, una delle donne e il bambino potevano essere una famiglia. Accanto al bambino sono stati trovati una tazza di corno e una mammella di pecora che forse veniva usata come biberon. Il clima secco del deserto ha conservato perfettamente anche i suoi abiti, tra cui una tunica rossa e dei gambali di lana a righe.

cherchen

La mummia bagnata

Questa mummia è stata ritrovata per caso il 1° marzo 2011 da alcuni operai che stavano allargando una strada nella città di Taizhou, nella provincia cinese del Jiangsu, a due metri di profondità, insieme ad altre due bare di legno.

La donna visse durante la dinastia Ming, più di 600 anni fa, ed era alta circa un metro e mezzo. Il suo ceto era elevato, come si capisce dagli abiti in seta e dai gioielli, tra cui un anello verde ancora al dito. Era immersa in un misterioso liquido marrone.

Le sono rimasti intatti persino i capelli, le sopracciglia e le ciglia. Secondo l’archeologo Victor Mair le “mummie bagnate” si conservano così bene perché l’acqua della sepoltura è povera di ossigeno, e questo impedisce ai batteri di decomporre il corpo. Nonostante sia stato proprio il liquido a conservarla, si pensa che la mummificazione sia stata casuale. Oggi è esposta al Museo di Taizhou.

wet mummy

Ötzi, la mummia del Similaun

Sì, guardandola così non sembrerebbe molto ben conservata.

Ma se vi dico che quest’uomo visse circa 5.300 anni fa, tra il 3275 e il 3230 a.C., le cose cambiano. È la più antica mummia naturale umana d’Europa, la pelle è intatta e sul corpo sono visibili ben 61 tatuaggi.

Ötzi è stato ritrovato il 19 settembre 1991 da due turisti tedeschi, Helmut ed Erika Simon, a 3.210 metri d’altezza nelle Alpi Venoste, al confine tra Italia e Austria. All’inizio si pensò che fosse un alpinista morto da poco. Una punta di freccia conficcata nella spalla sinistra e altre ferite hanno dimostrato che fu ucciso.

Le analisi del DNA hanno rivelato che il suo DNA mitocondriale appartiene a un ramo che non corrisponde a nessuno dei rami moderni, tanto che è stato chiamato K1ö. Il suo genoma completo, sequenziato di nuovo nel 2023, ha mostrato che discendeva per il 90% da agricoltori arrivati dall’Anatolia. Oggi si trova al Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano.

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I leoncini siberiani

Nel 2015, lungo il fiume Uyandina, in Jacuzia, sono stati ritrovati nel permafrost siberiano due cuccioli di leone delle caverne, chiamati Uyan e Dina. Non è la prima volta che vengono ritrovati animali preistorici quasi intatti nel permafrost, come i mammut. I leoncini avevano circa una o due settimane quando sono morti, hanno la pelliccia intatta e persino le vibrisse.

Il leone delle caverne si è estinto migliaia di anni fa ed era un parente stretto dei leoni moderni. Secondo le prime stime, i due cuccioli sarebbero morti più di 12.000 anni fa.

Ma non erano gli unici. Nel 2017 e nel 2018, a soli 15 metri di distanza l’uno dall’altra lungo il fiume Semyuelyakh, sono stati trovati altri due cuccioli, Boris e Sparta, di uno o due mesi. Uno studio del 2021 ha rivelato che non erano fratelli: Sparta visse circa 28.000 anni fa, mentre Boris addirittura 43.000 anni fa. Sparta era così ben conservata da avere ancora pelliccia, organi interni e scheletro, e i ricercatori sperano persino di trovare tracce del latte della madre.

leoncino

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