Il 24 dicembre 1971 il volo LANSA 508, colpito da un fulmine, si disintegrò in volo sopra l’Amazzonia peruviana. Juliane Koepcke, 17 anni, cadde da circa 3.000 metri legata al suo sedile e sopravvisse. Per 11 giorni camminò da sola nella foresta seguendo un torrente, finché non trovò un rifugio di taglialegna. Fu l’unica sopravvissuta delle 92 persone a bordo. Oggi è una biologa esperta di pipistrelli.
Juliane Koepcke è una biologa peruviana di origini tedesche che nel 1971, a soli 17 anni, è sopravvissuta a un incidente aereo nella foresta pluviale peruviana, dopo una caduta di circa 3.000 metri.
L’incidente
Juliane nasce a Lima il 10 ottobre 1954, unica figlia di due zoologi tedeschi emigrati in Perù, Maria e Hans-Wilhelm Koepcke. A 14 anni si trasferisce con i genitori nella foresta amazzonica, dove fondano la stazione di ricerca di Panguana, e lì il padre le insegna a sopravvivere nella giungla.
Il 23 dicembre 1971 Juliane si diploma a Lima. La madre avrebbe voluto partire prima, ma lei insiste per partecipare alla cerimonia, così prenotano il volo per la vigilia di Natale. Tutti i voli sono pieni tranne uno della LANSA, una compagnia con una pessima reputazione, che il padre aveva raccomandato di evitare.
Il 24 dicembre 1971 Juliane e la madre si imbarcano sul volo LANSA 508 da Lima a Pucallpa. Durante il viaggio l’aereo entra in un violento temporale e un fulmine colpisce l’ala destra. Scoppia un incendio e l’aereo si disintegra in volo.
Juliane si ritrova a precipitare, ancora legata alla sua fila di sedili, da circa 3.000 metri di altezza. Quando tocca terra, nella foresta, ha una commozione cerebrale, una clavicola rotta, un taglio profondo al braccio destro, una ferita a un occhio e un legamento del ginocchio lesionato. Ma è viva.
Cerca la madre e gli altri passeggeri, ma senza successo. Trova solo un sacchetto di dolci, che sarà il suo unico cibo per giorni.
La sopravvivenza nella foresta
Trova poi un piccolo corso d’acqua e, seguendo gli insegnamenti del padre, ne segue la corrente: un torrente porta a un fiume, e lungo i fiumi prima o poi si trova qualcuno. Comincia quindi a camminare nell’acqua, a volte lasciandosi trasportare dalla corrente.
Di notte le è quasi impossibile dormire a causa delle punture degli insetti. La ferita al braccio si infetta e si riempie di larve di mosca.
Dopo nove giorni vede una barca legata vicino a una capanna, con accanto una tanica di benzina.
Ricordando i consigli del padre versa la benzina sulla ferita, per far uscire le larve. Secondo il suo racconto, dal braccio gliene escono decine.

Juliane non vuole rubare la barca, che è di qualcun altro, e decide di aspettare. Dopo qualche ora tornano i taglialegna che usavano la capanna come rifugio. Le medicano la ferita e la portano in canoa, con un viaggio di 11 ore, in una zona più abitata, da dove viene trasportata in aereo in ospedale. Era passato 11 giorni da sola nella giungla.
Come è riuscita a sopravvivere alla caduta?
Come nel caso di Vesna Vulović, molti si sono chiesti come qualcuno possa sopravvivere a una caduta da un aereo. Nel caso di Juliane i fattori a suo favore sono stati diversi:
- era rimasta legata al sedile, e questo è stato di vitale importanza
- era seduta vicino al finestrino, in una fila di tre posti rimasta unita: secondo gli esperti la fila di sedili ha funzionato come una specie di paracadute o di elica, rallentando la caduta
- le correnti ascensionali del temporale potrebbero averla rallentata ancora
- la fitta vegetazione della foresta ha attutito l’impatto
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