Gli zoo umani erano esposizioni in cui persone di altri popoli, soprattutto africani, asiatici e nativi americani, venivano mostrate al pubblico in recinti e villaggi ricostruiti, spesso accanto agli animali. Si diffusero in Europa e negli Stati Uniti dagli anni ’70 dell’Ottocento, durante l’espansione coloniale, e l’ultimo grande esempio fu il villaggio congolese dell’Expo di Bruxelles del 1958. Tra le persone esposte più famose ci sono Ota Benga e Sarah Baartman.
Nel XXI secolo ci sono ormai molte persone che considerano gli zoo estremamente crudeli. Togliere animali selvaggi dal proprio habitat ed esporli per il divertimento della gente in gabbie e recinti sembra davvero spietato. Quello che forse non tutti sanno è che nel corso della storia non sono esistiti solo gli zoo di animali, ma anche gli zoo umani.
Gli zoo umani nella storia
Uno dei primi zoo di cui si ha notizia è quello dell’imperatore azteco Montezuma, in Messico, all’inizio del Cinquecento.
Non esibiva solo una grande collezione di animali, ma anche persone nane, albine o gobbe.
Anche Cristoforo Colombo, al ritorno dal suo primo viaggio, portò in Europa alcuni nativi americani per mostrarli alla corte spagnola. Durante il Rinascimento la famiglia dei Medici aveva grandi serragli in Italia, e nel Cinquecento il cardinale Ippolito de’ Medici teneva insieme agli animali esotici anche persone di popoli diversi, descritte come “selvaggi”, Mori, Tartari, Indiani, Turchi e Africani.
Gli zoo umani nell’età moderna

È durante gli anni ’70 dell’Ottocento, nell’epoca del nuovo imperialismo, che gli zoo umani cominciarono a diventare molto famosi. Al posto delle singole persone esibite come curiosità arrivarono le grandi esposizioni “etnologiche”, con interi gruppi e comunità.
Uno dei più grandi promotori di questo nuovo tipo di spettacolo fu il commerciante di animali tedesco Carl Hagenbeck, che nel 1874 organizzò un’esposizione di Sami ricostruendo quello che veniva presentato come il loro ambiente naturale, con animali, piante e capanne. Esibizioni come questa venivano organizzate in molte città europee e americane e riscuotevano un grandissimo successo, spesso attirando centinaia di migliaia di visitatori.
All’Esposizione Universale di Parigi del 1889, visitata da 28 milioni di persone, circa 400 indigeni vennero messi in mostra in un “villaggio negro”, una delle attrazioni più popolari della fiera. A volte venivano fatti indossare loro gli abiti tradizionali, altre volte erano lasciati quasi nudi.
Esposizioni simili si tennero ad Amsterdam, Chicago, Bruxelles e Buffalo. All’Esposizione di St. Louis del 1904 vennero esibiti più di 1.100 filippini. Lo scopo dichiarato era mostrare la varietà dei popoli del mondo, ma in realtà questi spettacoli servivano a presentare i popoli colonizzati come “primitivi”, a volte classificandoli come stadi passati dell’evoluzione umana, e così a giustificare il colonialismo.

Ota Benga

Una delle persone più famose esposte in uno zoo umano è Ota Benga, un pigmeo Mbuti del Congo che nel 1906 venne messo in mostra nella Casa delle scimmie dello zoo del Bronx, a New York, nella stessa gabbia di un orango.
Ota era nato intorno al 1883 vicino al fiume Kasai, nello Stato Libero del Congo di re Leopoldo II del Belgio. La sua gente fu attaccata dalla Force Publique, la milizia coloniale belga: sua moglie e i suoi due figli furono massacrati e lui si salvò solo perché era a caccia. Venne poi catturato da alcuni schiavisti, che lo vendettero all’americano Samuel Phillips Verner, in Africa proprio per cercare pigmei da esporre all’Esposizione di St. Louis del 1904.
Verner lo comprò in cambio di una libbra di sale e di una pezza di stoffa. In seguito disse di averlo salvato dai cannibali.
Tra i due nacque un legame e, dopo la fiera di St. Louis, Ota tornò per un breve periodo in Africa con Verner, ma decise di rientrare negli Stati Uniti. Allo zoo del Bronx, per renderlo più “selvaggio”, gli diedero un arco e delle frecce, che lui usò per tirare contro i visitatori che lo deridevano. I giornali afroamericani e una delegazione di chiese nere protestarono con forza e alla fine del 1906 il sindaco lo affidò a un orfanotrofio di Brooklyn.
Nel 1910 Ota si trasferì a Lynchburg, in Virginia, dove imparò l’inglese e lavorò in una fabbrica di tabacco. Voleva tornare in Africa, ma lo scoppio della Prima guerra mondiale fermò le navi passeggeri. Cadde in depressione e nel 1916 si tolse la vita.
Sarah Baartman
Un’altra protagonista di questi spettacoli fu Sarah Baartman, chiamata anche Saartjie e conosciuta come la “Venere ottentotta”, un nome inventato da chi la esibiva. “Ottentotto” era il termine coloniale con cui venivano chiamati i Khoikhoi, ed è oggi considerato offensivo.

Sarah era una donna Khoikhoi nata intorno al 1789 vicino al fiume Gamtoos, nell’attuale Sudafrica. Aveva la steatopigia, cioè un forte accumulo di grasso sui glutei, una caratteristica tipica di alcune popolazioni dell’Africa australe, che in Europa veniva vista come una curiosità.
Dal 1810 venne esibita a Londra, quasi nuda, per mostrare il suo corpo, e nel 1814 fu portata a Parigi e venduta a un addestratore di animali. Lì attirò l’attenzione degli scienziati, tra cui il naturalista Georges Cuvier, che la fece esaminare nel 1815. Sarah morì poco dopo, probabilmente a 26 anni.
Cuvier fece un calco in gesso del suo corpo, ne conservò lo scheletro e mise il cervello e i genitali sotto formalina. I suoi resti rimasero esposti al Musée de l’Homme di Parigi fino al 1974.
Dopo la fine dell’apartheid Nelson Mandela chiese formalmente alla Francia di restituirli. Nel 2002 i resti di Sarah Baartman tornarono finalmente in Sudafrica e furono sepolti nella sua terra natale, la valle del fiume Gamtoos, a Hankey. La sua tomba oggi è un monumento nazionale.
La fine degli zoo umani
Nella prima metà del Novecento sempre più persone cominciarono a indignarsi per questi spettacoli e pian piano gli zoo umani scomparvero. Ma non subito.
All’Esposizione Universale di Bruxelles del 1958 venne ancora allestito un villaggio congolese, con 598 persone, tra cui 197 bambini. A metà luglio i congolesi protestarono per il trattamento umiliante e se ne andarono, mettendo fine all’esposizione in anticipo.
Durante quell’Expo morì anche un bambino di otto mesi, Juste Bonaventure Langa, che oggi riposa nel cimitero di Tervuren. È considerato l’ultimo grande zoo umano della storia.
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