- Chi: Luis Alfredo Garavito Cubillos (Colombia, 25 gennaio 1957 – Valledupar, 12 ottobre 2023).
- Soprannomi: “La Bestia” e “Tribilín” (Pippo).
- Vittime: almeno 193 bambini e ragazzi uccisi tra il 1992 e il 1999 in Colombia e in Ecuador.
- Condanna: 1.853 anni di carcere, ridotti per legge a 40 e poi a 22.
- Morte: in ospedale, per malattia, mentre era ancora detenuto.
Luis Alfredo Garavito è uno dei serial killer più brutali e prolifici della storia. Confessò di avere ucciso circa 140 bambini, quasi tutti maschi e di età compresa tra i 6 e i 16 anni, ma gli omicidi accertati sono almeno 193 e potrebbero essere molti di più.
Le sue vittime erano bambini e ragazzi, e per rispetto nei loro confronti in questo articolo non descrivo le violenze che subirono.
Biografia di Luis Alfredo Garavito
Luis Alfredo Garavito nacque in Colombia il 25 gennaio 1957 in una famiglia povera. Primo di sette fratelli, studiò solo fino alla quinta elementare e con scarso profitto: intorno al 1968 il padre lo ritirò da scuola perché aiutasse la famiglia a mantenersi.
I compagni di classe lo prendevano spesso in giro per il suo cognome, molto simile a garabato (scarabocchio), e così Luis divenne sempre più isolato.
Raccontò anche di essere cresciuto in un ambiente domestico violento: ricordava le urla e gli insulti e soprattutto la violenza del padre verso la madre e i figli, che si nascondevano per sfuggirgli.
Durante gli interrogatori disse anche di aver subito a sua volta violenze da bambino, da parte di un vicino amico del padre, e di non averne mai parlato per paura di non essere creduto.
A causa di tutti questi problemi diventerà alcolizzato già da adolescente.
Le violenze
Da giovane Luis lavorò in un supermercato, dove conobbe anche Claudia, una donna con due figli, con la quale ebbe una relazione. Dal 1980 cominciò ad aggredire dei bambini, attirandoli in luoghi isolati e torturandoli. Si stima che prima di cominciare a uccidere abbia fatto del male ad almeno 200 bambini.
Di notte però provava anche rimorso: si svegliava pensando alle sue vittime e piangeva disperato. Per questo entrò in un ospedale psichiatrico, dal quale fu dimesso 33 giorni dopo, dicendo che ormai era guarito.
I medici però si sbagliavano e appena uscito tornò ad aggredire altri bambini.
Gli omicidi

Il 4 ottobre 1992 compì il suo primo omicidio: vide un bambino nel parco e, mosso da un impulso, comprò un coltello, una corda e dell’alcol. Gli promise dei soldi e se lo fece seguire in un luogo isolato, dove disse di aver sentito una voce che gli ordinava di uccidere. E così fece.
Decise poi di tornare a casa per far visita all’unica sorella con cui aveva ancora un legame, ma sul cammino vide un altro bambino e uccise anche lui.
Da allora e fino al 1999 uccise centinaia di bambini, soprattutto nella parte occidentale della Colombia, e quattro anche in Ecuador nell’estate del 1998. Li attirava in luoghi isolati con la promessa di qualche soldo, poi li torturava e li uccideva con estrema ferocia.
Arresto
Il 22 aprile 1999, a Villavicencio, Garavito avvicinò un bambino di 12 anni, John Iván Sabogal, che vendeva biglietti della lotteria, e lo portò su una collina isolata minacciandolo con un coltello. Un ragazzo senzatetto di 16 anni sentì le grida e cominciò a lanciargli delle pietre, e i due ragazzi riuscirono a scappare fino a una fattoria. La polizia, avvisata, cominciò una caccia all’uomo che si concluse con la cattura di Luis quella sera stessa. Garavito diede un nome falso, ma il 4 luglio fu identificato.
La confessione non bastava: per collegarlo agli omicidi la polizia usò i suoi occhiali, fatti apposta per una rara malattia agli occhi e ritrovati sulla scena di un delitto, insieme a bottiglie di brandy e scarpe. Per non insospettirlo fece fare una visita oculistica a tutti i detenuti del carcere, e prese il suo DNA dal cuscino della cella.
Il 28 ottobre 1999, dopo un interrogatorio di oltre dodici ore, confessò i suoi crimini, aiutando poi la polizia a ritrovare molti corpi. Fu riconosciuto colpevole di 138 omicidi su 172 contestati.
La condanna e la morte
Venne condannato a 1.853 anni e 9 giorni di prigione, la pena più lunga della storia colombiana. La legge però non permetteva più di 40 anni di carcere e, poiché aveva aiutato a ritrovare i corpi, la pena fu ridotta a 22 anni. In Colombia non esistono né l’ergastolo né la pena di morte, e molti colombiani chiesero, senza successo, che per lui venisse fatta un’eccezione.
Rimase in isolamento nel carcere di massima sicurezza di Valledupar, per evitare che gli altri detenuti lo uccidessero. Nel 2021 un giudice respinse la sua richiesta di uscire prima per buona condotta, perché non aveva pagato il risarcimento alle vittime.
Malato di cancro agli occhi e di leucemia, ormai cieco, Luis Alfredo Garavito è morto in un ospedale di Valledupar il 12 ottobre 2023, a 66 anni, senza essere mai uscito di prigione.
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