Mark Kilroy, ucciso come sacrificio umano

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In breve
Nel marzo 1989 Mark Kilroy, studente di medicina di 21 anni dell’Università del Texas, fu rapito a Matamoros, in Messico, durante le vacanze di primavera. Lo prese la setta narcotrafficante di Adolfo de Jesús Constanzo, che praticava sacrifici umani credendo di rendere i suoi uomini immuni alla polizia. Nel suo ranch furono trovati 15 corpi. Constanzo si fece uccidere da un adepto il 6 maggio 1989.

Nell’immaginario collettivo i sacrifici umani vengono collegati ad antiche religioni pagane, ai Celti, agli Aztechi, ma sicuramente non a pratiche religiose del XX secolo.

Nel 1989, però, Mark Kilroy è stato la vittima di un sacrificio umano compiuto da una setta di narcotrafficanti messicani.

La scomparsa di Mark Kilroy

Mark James Kilroy nasce a Chicago il 5 marzo 1968 e cresce a Santa Fe, una piccola città vicino a Houston, in Texas. È uno studente brillante e uno sportivo, e nel 1989 frequenta l’Università del Texas ad Austin, dove studia per entrare a medicina.

Per gli studenti texani è tradizione passare le vacanze di primavera a South Padre Island, e anche Mark e i suoi amici decidono di andare lì. I giorni di vacanza sono gli stessi per tutte le università del Texas e l’isola è piena di ragazzi in cerca di svago.

La sera del 13 marzo 1989 Mark e tre amici passano il confine e vanno a Matamoros, in Messico, dove i limiti di età per bere e per entrare nei locali sono molto più bassi. Fanno il giro dei bar e a notte fonda, mentre stanno tornando verso il confine, il gruppo si divide per qualche minuto. Quando gli amici si ritrovano, Mark è sparito.

Lo cercano per ore, finché le strade non si svuotano, poi passano il confine pensando che sia tornato da solo all’auto. Il mattino dopo Mark non c’è ancora e avvisano la polizia.

I genitori distribuiscono più di 20.000 volantini e offrono una ricompensa, il caso finisce anche in televisione nella trasmissione America’s Most Wanted, ma per settimane non si trova nulla.

Il ritrovamento del cadavere

Mark Kilroy

La svolta arriva quasi per caso. Il 1º aprile 1989 un’auto supera senza fermarsi un posto di blocco antidroga. La polizia messicana la segue fino a un ranch fuori Matamoros, il Rancho Santa Elena, dove trova oggetti rituali e tracce di marijuana.

Il 9 aprile gli agenti tornano e arrestano diversi uomini. Uno dei custodi del ranch riconosce Mark in una foto e indica una baracca: lì l’aveva visto. Interrogato, Serafín Hernández García confessa che al ranch erano state uccise diverse persone, tra cui il ragazzo americano.

Il ranch era il covo di una setta guidata da Adolfo de Jesús Constanzo, detto “El Padrino”. Nato a Miami nel 1962 da una madre cubana, Constanzo praticava una versione del Palo Mayombe, una religione afrocaraibica nata dai culti degli schiavi africani, conosceva la Santería e si era fatto una fortuna a Città del Messico leggendo i tarocchi e vendendo riti magici. I suoi clienti erano soprattutto narcotrafficanti, ma anche poliziotti corrotti e persone dell’alta società.

Constanzo prometteva ai trafficanti di renderli invisibili alla polizia e immuni alle pallottole. Per i suoi riti cominciò prima a usare ossa rubate nei cimiteri, poi decise che gli spiriti sarebbero stati più forti con sacrifici umani. Accanto a lui c’era Sara Aldrete, “La Madrina”, una studentessa di Matamoros che reclutava gli adepti.

L’11 aprile la polizia porta i sospettati al ranch e li costringe a scavare. Vengono alla luce 15 corpi mutilati, tutti di uomini uccisi nell’arco di nove mesi. Uno è quello di Mark, identificato grazie all’impronta dentale. La maggior parte delle vittime erano trafficanti rivali, mentre Mark era stato scelto a caso.

Nel ranch vengono sequestrati anche 110 chili di marijuana, cocaina, armi e veicoli. In un calderone di ferro, la nganga, gli investigatori trovano resti di cervello umano, una testa di capra, zampe di gallina, una tartaruga, erbe e monete mescolate a sangue animale.

Il sacrificio di Mark Kilroy

Mark Kilroy

Secondo la confessione di Serafín, Constanzo aveva ordinato ai suoi uomini di trovare un giovane maschio bianco per un rituale: voleva il “cervello superiore” di uno studente americano.

La notte del rapimento alcuni membri della banda si erano mescolati agli studenti per le strade di Matamoros. Uno di loro aveva attirato Mark vicino a un furgone e gli altri lo avevano trascinato dentro. Mark era riuscito a liberarsi e a scappare, ma era stato bloccato da un’altra auto della banda e portato al ranch sotto la minaccia di una pistola.

Lo lasciano tutta la notte chiuso in macchina, ammanettato. Circa dodici ore dopo arriva Constanzo: gli chiudono la bocca con il nastro adesivo e lo portano in una baracca, dove viene torturato e violentato per tutta la notte. Poi Constanzo lo uccide colpendolo alla nuca con un machete. Il cervello viene bollito nella nganga, il calderone rituale.

Per seppellirlo più facilmente gli tagliano le gambe e gli infilano un filo di ferro lungo la colonna vertebrale, in modo da poter recuperare le ossa una volta decomposto il corpo: gli adepti volevano portarle al collo come amuleti. Contrariamente a quanto si è detto per anni, gli investigatori non trovarono segni di cannibalismo.

I genitori di Mark mostrarono una fede incredibile: il padre disse ai giornalisti di non provare rabbia verso gli assassini e la madre invitò a pregare per loro.

La fine di Constanzo

Dopo la scoperta del ranch Constanzo fugge a Città del Messico con alcuni seguaci. Il 6 maggio 1989 la polizia circonda il loro appartamento. Piuttosto che farsi prendere, Constanzo ordina a uno dei suoi uomini di sparare a lui e al suo amante, Martín Quintana, con un mitra. Sara Aldrete viene arrestata sul posto.

Nel 1993 diversi membri della setta sono stati condannati per omicidio e traffico di droga, anche se alcuni hanno sostenuto di non aver avuto parte nella morte di Mark e di essere stati torturati per confessare. Due sospettati non sono mai stati presi.

Due settimane dopo il ritrovamento dei corpi, la polizia messicana tornò al ranch, fece purificare la baracca da un guaritore e la diede alle fiamme, piantando una croce di legno sulle ceneri.

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Fonti

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