Secondo una leggenda piemontese, nel 1684 un demone evocato da alcune streghe possedette i monaci dell’abbazia di Lucedio, in provincia di Vercelli. Nel 1784 un esorcista l’avrebbe imprigionato in una cripta, sigillandolo con uno spartito che, suonato al contrario, lo libererebbe. In realtà nel 1784 l’abbazia passò semplicemente all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
Il Principato di Lucedio si trova in provincia di Vercelli e ora è un’azienda vinicola. Durante il XVII secolo, però, pare che in questo luogo siano successi fatti molto strani e sinistri. Sabba, evocazioni maligne, torture e un misterioso spartito dai grandi poteri. Questa è la storia dello spartito del Diavolo di Lucedio.
Il Sabba nel cimitero
Si racconta che nel 1684 nel cimitero di Darola, nel Principato di Lucedio, alcune streghe organizzarono un Sabba.
In seguito al rituale apparve un demone che, liberato, decise di impossessarsi delle anime di alcuni monaci che risiedevano in un’abbazia vicina.
L’abbazia in questione è quella di Santa Maria di Lucedio, abitata da monaci cistercensi provenienti dalla Borgogna.
I monaci vennero posseduti dal maligno e cominciarono a celebrare messe nere nella vicina chiesa della Madonna delle Vigne, ad abusare di novizie e a torturare poveri mendicanti.
Lo spartito del Diavolo

Queste terribili azioni continuarono per ben 100 anni grazie all’isolamento dell’Abbazia. Quando però la voce degli atroci abusi si sparse, nel 1784, il Papa decise di mandare un esorcista affinché liberasse quei luoghi dalla presenza malefica.
L’esorcista riuscì a sconfiggere il demone e a relegarlo in una delle cripte della chiesa. Poi mise degli abati mummificati a guardia del demonio, seduti in circolo su degli scranni.
Il pontefice fece poi chiudere l’abbazia e sconsacrare la chiesa. Si racconta anche che venne composta una musica sacra, in grado di rafforzare il sigillo che imprigionava il demone.
La musica in questione venne dipinta in un affresco presente nella sala della chiesa, rappresentate un organo con uno spartito.
Questo spartito presenta però una stranezza: è bifronte. Può cioè essere suonato sia normalmente, leggendolo dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra, o al contrario, dal basso verso l’alto e da destra verso sinistra.
La leggenda dice che se viene suonato normalmente, la musica rafforzerà il sigillo che imprigiona il demone, ma se viene suonato al contrario il demone sarà liberato.
Leggenda o realtà?
La storia vera
La storia documentata dell’abbazia è molto diversa. Fu fondata intorno al 1123 da monaci cistercensi arrivati dal monastero di La Ferté, in Borgogna, su terreni paludosi donati dal marchese Ranieri I del Monferrato, e per secoli fu uno dei luoghi sacri più importanti del Monferrato, dove molti marchesi scelsero di farsi seppellire. Nel 1784, l’anno della leggenda, non arrivò nessun esorcista: dopo forti contrasti con la diocesi di Casale, l’abbazia e i suoi terreni passarono all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e i monaci, ormai solo una decina, vennero trasferiti a Castelnuovo Scrivia.
Con Napoleone la proprietà passò a Camillo Borghese e poi, divisa in lotti, a vari proprietari, tra cui il padre di Camillo Benso conte di Cavour. Nel 1861 la tenuta fu ceduta a Raffaele de Ferrari, duca di Galliera, al quale i Savoia concessero il titolo di Principe di Lucedio: è da qui che nasce il nome Principato di Lucedio, che si legge ancora sul portale d’ingresso. Oggi la tenuta appartiene alla famiglia Cavalli d’Olivola.
La chiesetta della Madonna delle Vigne e lo spartito esistono ancora, e anche gran parte del complesso abbaziale è ancora in piedi, all’interno della tenuta.
Avresti il coraggio di suonare lo spartito al contrario all’interno della chiesa?
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