- Dove: nella Valle Sacra degli Inca, in Perù, a circa 72 km da Cusco e a 2.792 metri di altitudine.
- Chi la costruì: l’imperatore inca Pachacútec, che verso la metà del Quattrocento ne fece la sua tenuta reale.
- Il mistero: blocchi di pietra di decine di tonnellate tagliati e incastrati alla perfezione.
- Cosa dicono gli archeologi: le pietre venivano da cave a 5 km di distanza, trasportate su rampe e strade costruite apposta.
Ollantaytambo è una piccola città del Perù, situata a circa 72 km da Cusco, dalla quale si può arrivare in treno al Machu Picchu e da dove parte uno dei percorsi del famoso Cammino Inca.
Machu Picchu è il luogo più famoso del paese, ricco di storia e di misteri sin dalla sua scoperta da parte dell’esploratore Hiram Bingham nel 1911 (puoi trovare i dettagli della sua scoperta in: “La città perduta degli inca. Machu Picchu“). Proprio Bingham, durante il suo viaggio lungo il fiume Urubamba, si fermò a Ollantaytambo.
Ma non tutti sanno che anche Ollantaytambo è avvolta dal mistero. Questa località non è famosa solo per essere stata teatro di una fra le battaglie fra Inca e spagnoli, quella del 1537, in cui Manco Inca sconfisse i conquistadores allagando la pianura sotto le terrazze, ma per custodire uno dei più grandi misteri architettonici del mondo.

Le misteriose costruzioni di Ollantaytambo
La costruzione di Ollantaytambo viene fatta risalire all’imperatore inca Pachacútec, verso la metà del Quattrocento: conquistò e rase al suolo un villaggio che già esisteva, lo inserì nella sua tenuta personale e lo ricostruì con edifici sontuosi, terrazze e canali d’irrigazione. Gli archeologi hanno trovato anche tracce di insediamenti più antichi, della cultura Huari (600-1000 d.C.), e segni di presenza umana che potrebbero risalire a 3.500 anni fa.
Alcuni sostenitori delle teorie alternative, però, sostengono che la città sia molto più antica e che le parti più antiche risalirebbero addirittura a 12.000 anni fa, costruite da una civiltà sconosciuta e poi solo “ereditate” dagli Inca.
Il mistero consiste nella grandezza architettonica della città: infatti sono presenti molte strutture in pietra, sistemi di irrigazione ancora funzionanti e rocce megalitiche perfettamente scolpite e levigate. Alcune case del centro, del resto, sono abitate ininterrottamente dalla fine del Quattrocento, tra le più antiche di tutto il Sud America.
Ma era davvero possibile ottenere tutto questo con strumenti primitivi?
Una delle cose che più stupisce, e che è presente anche nella vicina Cusco, è la maniera in cui sono state realizzate alcune costruzioni. Sono pietre incastonate a secco, cioè fatte combaciare perfettamente le une con le altre senza malta, e le misure sono così precise che fra una pietra e l’altra non passa nemmeno uno spiraglio di luce.
È quasi come se fossero state fuse insieme. Questo è ancora più incredibile se si pensa che i blocchi pesavano varie tonnellate.
Il Muro dei Sei Monoliti
A questo proposito, sulla parte più alta della collina del tempio sono presenti sei mastodontici blocchi di riolite rosa, disposti in fila, che formano il cosiddetto Muro dei Sei Monoliti del Tempio del Sole. Questi blocchi sono stati tagliati altrove e poi trasportati sulla montagna, ma come, considerando che ognuno pesa decine di tonnellate?

Anche usando le più moderne tecnologie sarebbe un’ardua impresa raggiungere un tale risultato.
Gli archeologi, in realtà, conoscono bene da dove vengono quelle pietre: dalle cave di Kachiqhata, dall’altra parte del fiume Urubamba, a circa 5 km dalla città. Da lì partiva una rete di strade, rampe e scivoli, compresa una grande rampa che sale direttamente fino al Muro dei Sei Monoliti.
Lungo il percorso sono rimasti abbandonati decine di blocchi, chiamati “piedras cansadas”, cioè “pietre stanche”. Scavando sotto questi megaliti, gli archeologi hanno trovato strade fatte apposta di argilla e ghiaia per farli scivolare, e sotto uno di essi persino dei rulli di legno. L’architetto Jean-Pierre Protzen, che ha studiato Ollantaytambo per anni, ha dimostrato con degli esperimenti che le pietre potevano essere lavorate e fatte combaciare con percussori di pietra più dura, molta pazienza e moltissima manodopera.
Il tempio del Condor
Un altro mistero riguarderebbe il cosiddetto “Tempio del Condor”, dove enormi lastre di andesite venivano estratte dal “Muro della Roccia Viva”.
Questo lavoro veniva svolto con tanta perizia che i tagli sono perfetti e la roccia non risulta ruvida, bensì liscia e levigata, quasi come se fosse stata sottoposta a un processo di vetrificazione.
Com’è stato possibile tutto questo? Con quali tecnologie sono state tagliate, trasportate, incastonate e levigate le pietre?
Per molti questo mistero si infittisce se si pensa che vicino ai luoghi di costruzione sono stati trovati pochissimi attrezzi. Ma non bisogna dimenticare che il cantiere del Tempio del Sole non è mai stato finito: le strutture incompiute e i blocchi sparsi ovunque dimostrano che i lavori erano ancora in corso quando il sito fu abbandonato, forse per la guerra civile tra Huáscar e Atahualpa o per l’arrivo degli spagnoli.
I sostenitori della teoria degli antichi alieni affermano che tutto ciò sia stato possibile grazie a tecnologie aliene. Una leggenda inca, infatti, racconta come il Dio Sole, Inti, abbia mandato i suoi due figli, Manco Cápac e Mama Ocllo, sulla terra con un bastone d’oro. Avrebbero dovuto fondare la loro città nel punto in cui il bastone fosse sprofondato nel terreno: quel punto, secondo la leggenda, fu Cusco.
Può questa leggenda spiegare questa perfezione architettonica antica? Può il bastone d’oro essere la soluzione al mistero? O la vera tecnologia degli Inca era semplicemente l’organizzazione di migliaia di persone, che lavoravano la pietra con una maestria che ancora oggi ci lascia a bocca aperta?
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L’ho visitata e si rimane stupiti nel pensare come abbiano fatto a trasportare lassù le pietre ed a lavorarle alla perfezione