La storia di Okiku è conosciuta in Giappone come Banchō Sarayashiki (番町皿屋敷), che significa “La casa dei piatti a Banchō”.
E’ una storia di fantasmi giapponese fra le più conosciute ed è spesso citata tra le ispirazioni di Sadako, la ragazza del pozzo del romanzo Ringu di Kōji Suzuki, da cui sono stati tratti il film giapponese del 1998 e il remake statunitense “The Ring”. La leggenda racconta di una ragazza che viene gettata in un pozzo e muore, tornando poi come spirito per tormentare chi l’ha uccisa.
La leggenda di Okiku
La storia riguarda una ragazza di nome Okiku ma l’origine del racconto rimane sconosciuta. La prima menzione scritta è quella del luglio 1741, con il nome di Banchō Sarayashiki, per uno spettacolo di bunraku (teatro delle marionette) messo in scena al teatro Toyotakeza. Le versioni ambientate nella provincia di Harima si svolgono nel castello di Himeji, quelle ambientate a Edo (l’attuale Tokyo) nel quartiere di Banchō.
Essendo una leggenda molto conosciuta ne sono state create molte versioni e molti adattamenti ma di seguito riporterò per prima la versione tradizionale.
Okiku era una ragazza molto bella che lavorava come serva per la famiglia del samurai Aoyama Tessen. Il samurai faceva spesso delle avances sessuali ad Okiku, ma la ragazza le aveva sempre rifiutate.
Un giorno quindi Aoyama decise di nascondere uno dei 10 piatti di porcellana della famiglia, accusando Okiku di averlo perso. Perdere o rompere un piatto così importante era punibile con la morte e quando Okiku venne a sapere del pezzo mancante si precipitò a contare i piatti, sicura di non averne rotto nessuno.
Li contò e ricontò freneticamente ma i piatti erano sempre nove. Il samurai le propose allora un accordo: le avrebbe perdonato la vita, ma lei avrebbe dovuto diventare la sua amante.
Okiku rifiutò e il samurai, colmo di rabbia, la scaraventò in un pozzo, uccidendola. Okiku divenne così uno spirito vendicativo (Onryo) che tormentò il suo assassino contando dall’uno fino al nove e poi emettendo un grido agghiacciante che rappresentava il piatto mancante.
O forse, tormentata, era ancora in cerca del decimo piatto. In alcune versioni lo spirito sarebbe stato esorcizzato gridando “dieci!” dopo che lo spirito aveva contato fino a nove. Okiku avrebbe così pensato che il decimo piatto era stato ritrovato potendo così riposare in pace.
Versione Ningyo Joruri

Hosokawa Katsumoto, signore del castello di Himeji, un giorno si ammalò gravemente.
L’erede, Tomonosuke, pensò di regalare allo shōgun un servizio di 10 preziosi piatti per garantirsi la successione.
Il primo vassallo del castello però, Asayama Tetsuzan, voleva impadronirsi del potere e decise di costringere Okiku, dama di corte promessa sposa di Funase Sampei Taketsune, servitore di Tomonosuke, ad aiutarlo a uccidere l’erede.
Tetsuzan assoldò una spia per vedere dove erano riposti i piatti e gli ordinò di rubarne uno. Poi ordinò a Okiku di portare la scatola con i piatti nelle sue stanze. Qui Tetsuzan e cercò di sedurla ma al suo rifiuto l’accusò di avere rubato uno dei piatti.
Le propose allora di diventare la sua amante per salvarsi la vita ma Okiku rifiutò. Adirato, Tetsuzan la picchiò con una spada di legno.
Successivamente la fece sospendere sopra un pozzo dove, per mezzo di una carrucola la faceva scendere e risalire, picchiandola con la spada di legno ogni volta che risaliva.
Le chiese di nuovo di essere la sua amante e di aiutarlo a uccidere Tomonosuke, ma al suo ulteriore rifiuto la fece precipitare nel pozzo, uccidendola.
Poco dopo sentì provenire dal fondo del pozzo una voce che contava i piatti e si rese conto che era il fantasma di Okiku. Per niente commosso, quando il fantasma di Okiku emerse dal pozzo si limitò a fissarlo con disprezzo. Lo spettacolo si chiude proprio su questa immagine.
Versione Okamoto Kido
Questa versione, scritta da Okamoto Kidō e portata in scena per la prima volta nel febbraio 1916 al teatro Hongōza di Tokyo, è molto più romantica e psicologica delle precedenti. È ambientata a Edo nel 1655: un vassallo dello shogun, Aoyama Harima, si innamora di una giovane serva di nome Okiku.
Aoyama le promette di sposarla e quando, tramite una zia, riceve una proposta di matrimonio, la rifiuta, rassicurando Okiku del suo amore per lei.
La ragazza però non è convinta e lo sottopone ad una prova d’amore. Prende uno dei dieci antichi piatti tramandati da generazioni nella famiglia di Aoyama e lo rompe. La punizione tradizionale per chi rompeva un cimelio simile era la decapitazione.
Aoyama, convinto che si tratti di un incidente, la perdona e le ribadisce il suo amore, ma lei poi confessa di averlo fatto apposta per metterlo alla prova.
Aoyama si infuria, rompe tutti gli altri piatti, la uccide e ne getta il corpo in un pozzo.
Da allora il fantasma di Okiku è visto entrare in casa e contare i piatti dall’uno al nove. Un giorno Aoyama vede il fantasma in giardino e vede che la sua espressione non è vendicativa, ma calma e bella.
Decide allora di togliersi la vita per raggiungere la sua amata nell’aldilà.
Il pozzo di Okiku e il suo lascito
Visto che la versione del teatro delle marionette è ambientata nel castello di Himeji, oggi patrimonio UNESCO, uno dei punti più visitati del castello è proprio l’Okiku-ido, il “pozzo di Okiku”. Per tradizione è qui che il corpo della ragazza fu gettato da Tetsuzan e si dice che il suo fantasma salga ancora ogni notte dal pozzo per contare fino a nove.

Nel 1795 i vecchi pozzi del Giappone furono infestati da larve di farfalla che vennero chiamate “insetti di Okiku” (okiku mushi): queste larve, avvolte da sottili fili che le facevano sembrare legate, erano ritenute da molti la reincarnazione di Okiku.
La leggenda ha ispirato molti autori, dalla scrittrice Yūko Tsushima con il romanzo Kikumushi fino al manga Sadako at the End of the World, dove Sadako di The Ring incontra proprio Okiku.
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