Impiccato, tirato e squartato descrive un metodo di esecuzione in vigore dal 1351 al 1870 in Inghilterra per i colpevoli di alto tradimento, anche se già nel medioevo veniva praticato lo squartamento, spesso post-mortem.
Procedimento della tortura “Impiccato, tirato e squartato”
I condannati venivano condotti al patibolo dove venivano spogliati e impiccati.
Il boia però faceva in modo che il collo non si rompesse e rilasciava il prigioniero prima che sopraggiungesse la morte.
Inizialmente venivano portati al patibolo trascinati da dei cavalli, ma questo riduceva notevolmente la vita della vittima e si optò quindi per un’altra soluzione: i prigionieri venivano legati ad carretto di legno legato ad un cavallo, che lo trascinava al patibolo.
Dopo essere stata impiccata la vittima veniva messa su una tavola di legno, con le mani legate dietro la schiena, e veniva evirata.
Il pene e i testicoli venivano recisi di netto e, mentre la persona era ancora cosciente, gli veniva aperto il ventre e gli venivano estratti gli intestini che venivano poi bruciati insieme ai genitali sotto agli occhi del condannato.
A questo punto al prigioniero veniva tagliata la testa e il suo corpo veniva diviso prima due e poi in quattro parti. Ognuna delle quattro parti poi veniva esposta in quattro angoli della città, come deterrente, e la testa veniva invece esposta su una picca, spesso sulla porta del London Bridge.
Ovviamente però non poteva essere riservato lo stesso trattamento alle donne:
sarebbe stato indecoroso mostrare una donna nuda in pubblico! A questo problema ovviarono bruciandole vive sul rogo.
Questo metodo di esecuzione mirava non solo a provocare immenso dolore, ma anche a denigrare la vittima privandola della dignità, esponendola nuda e tagliando i genitali, ma anche dello stato di “persona” perchè ad essa veniva riservato un trattamento peggiore di quello riservato agli animali che, solitamente, venivano uccisi prima di essere squartati.
Questa tecnica di esecuzione e di tortura venne presto esportata nel resto d’Europa, ma non venne molto utilizzato.
Le vittime più famose
Già nel 1283 era toccato al principe gallese Dafydd ap Gruffydd. Ma la vittima più famosa dei primi tempi è il patriota scozzese William Wallace, giustiziato a Londra nel 1305: la sua testa fu esposta sul London Bridge e le quattro parti del corpo mandate in diverse città del Nord come avvertimento. Pochi anni dopo, nel 1326, toccò a Hugh Despenser il Giovane, il potente favorito del re Edoardo II, giustiziato a Hereford su un patibolo altissimo perché tutti potessero vedere.

Nel 1606 fu la volta dei congiurati della Congiura delle polveri, che avevano cercato di far saltare in aria il Parlamento. Guy Fawkes, ormai sfinito dalle torture, riuscì almeno a evitare la parte peggiore: secondo le cronache, sul patibolo saltò o cadde dalla scala e si spezzò il collo, morendo prima di essere squartato.

Nel corso del tempo la pena fu applicata sempre meno alla lettera. Nel 1820 i membri della Cospirazione di Cato Street, che volevano assassinare l’intero governo britannico, furono condannati a essere impiccati, tirati e squartati, ma la sentenza fu ridotta all’impiccagione e alla decapitazione dopo la morte. Nel 1870 la pena fu abolita definitivamente.
Storia dello squartamento
La storia dello squartamento però risale a molto prima del 1300.
In Asia veniva praticato già vari secoli prima, usando degli elefanti addestrati. Sotto le zampe del pachiderma venivano legate delle lame e, una volta dato l’ordine dall’addestratore, gli elefanti camminavano sulla vittima tagliandola in varie parti.
Anche nel Sacro Romano Impero era usato per punire i crimini di lesa maestà, e Carlo V, nel suo Constitutio Criminalis Carolina, descrisse come lo squartamento dovesse essere effettuato: il corpo doveva essere diviso in 4 parti e le quattro parti sarebbero state appese a dei pali in quattro parti della città. Così morì Wilhelm Von Grumbach nel 1567, condannato per alto tradimento. Venne eviscerato e portato ancora vivo al patibolo dove venne legato ad un tavolo e gli venne strappato il cuore prima di essere squartato.
Un testimone oculare afferma che von Grumbach gridò per vari minuti dopo che gli venne strappato il cuore.
Anche se di solito si usava per i reati di alto tradimento, a volte questo metodo poteva essere usato per crimini molto gravi.
E’ questo il caso di Bastian Karnhars che, nel 1600, venne accusato di 52 omicidi, incluse 8 donne, prima stuprate e poi uccise, e un bambino. A Karnhars vennero prima asportate tre strisce di pelle dalla schiena tramite scorticamento, poi venne torturato con tenaglie ardenti, gli vennero tagliate le dita una ad una, i suoi arti vennero rotti sulla ruota e poi venne squartato mentre era ancora vivo.
Squartamento con animali
Altri metodi di squartamento includevano legare i quattro arti della vittima a 4 cavalli che poi venivano fatti correre in direzioni diverse. Successivamente un boia tagliava il corpo sospeso a mezz’aria in due. È la sorte che toccò in Francia a François Ravaillac, l’assassino del re Enrico IV, nel 1610, e a Robert-François Damiens, che nel 1757 aveva ferito con un coltellino il re Luigi XV. L’esecuzione di Damiens, a Parigi, durò ore: i cavalli non riuscivano a strappargli gli arti, e alla fine il boia dovette tagliargli i tendini perché lo squartamento potesse essere completato. Il filosofo Michel Foucault aprì con il racconto di quella giornata il suo celebre libro Sorvegliare e punire.
Oppure al prigioniero venivano legati i piedi ad una grossa pietra e la testa ad un’altra. Il corpo veniva legato in cima ad un muro e le pietre fatte cadere. In questo modo il corpo veniva tranciato di netto.
E’ stato presente come pena capitale in Corea e in Cina, ma attualmente non è più in uso in alcun Paese.
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☕ Sostieni Emadion su Ko-fiFonti
- Impiccato, sventrato e squartato, Wikipedia
- Hanged, drawn and quartered, Wikipedia (inglese)
- Michel Foucault, Sorvegliare e punire, 1975
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