Nannie Doss la vedova allegra

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In breve
Nannie Doss, soprannominata “Giggling Granny” (la nonna ridacchiante), uccise 11 persone tra il 1927 e il 1954, soprattutto con il veleno per topi e l’arsenico: quattro mariti, la madre, una sorella, una suocera, due figlie e due nipotini. Confessò nel 1954 dopo la morte del quinto marito, ma fu processata solo per quell’omicidio. Condannata all’ergastolo nel 1955, morì in carcere di leucemia nel 1965.

Nannie Doss è stata un’assassina seriale americana responsabile della morte di 11 persone, tra cui quattro dei suoi cinque mariti. Ridacchiava mentre raccontava i suoi delitti alla polizia, ma venne processata solo per uno di essi.

La vita di Nannie Doss

Nannie Doss nacque il 4 novembre 1905 a Blue Mountain, in Alabama, col nome di Nancy Hazel, figlia di Louisa e James Hazel. Aveva un fratello e quattro sorelle e la sua infanzia non fu affatto felice. Il padre era un uomo violento e autoritario, odiato sia da lei che dalla madre, e costringeva i figli a lavorare nella fattoria di famiglia invece di mandarli a scuola. Per questo Nannie non imparò mai bene a leggere e scrivere.

All’età di sette anni stava viaggiando in treno con la famiglia per andare a visitare alcuni parenti nel sud dell’Alabama quando, a causa di una frenata improvvisa, batté la testa contro la sbarra di metallo del sedile di fronte a lei.

Negli anni successivi cominciò a soffrire di forti mal di testa, svenimenti e depressione, e attribuì sempre a quell’incidente anche la sua instabilità mentale.

Da adolescente il padre vietò a lei e alle sorelle di truccarsi, mettersi vestiti carini e partecipare a balli o feste. Il suo passatempo preferito diventò così quello di leggere le riviste romantiche della madre, in particolare la rubrica dei cuori solitari, fantasticando sulla storia d’amore perfetta. Una passione che, anni dopo, le avrebbe procurato quasi tutti i suoi mariti.

Primo matrimonio e primi omicidi

Nel 1921, all’età di 16 anni, Nannie sposò Charley Braggs, un collega della fabbrica di biancheria dove lavorava, dopo soli quattro mesi di frequentazione e con l’approvazione del padre. Charley era figlio unico di una madre single che volle continuare a vivere con lui anche dopo il matrimonio. Nannie stessa, anni dopo, scrisse che la suocera si era “impossessata completamente” della sua vita.

Tra il 1923 e il 1927 ebbero quattro figlie. Stressata dalla situazione, Nannie cominciò a bere e il fumo, prima solo un vizio occasionale, diventò una dipendenza. I due coniugi si tradivano a vicenda e Charley a volte spariva da casa per giorni interi.

Nel 1927 le due figlie di mezzo morirono per quella che sembrava un’intossicazione alimentare.

Poco dopo Charley scappò, portando con sé la figlia più grande, Melvina, e lasciando a Nannie la neonata Florine. Poco tempo dopo morì anche la madre di Charley. Rimasta sola con una figlia, Nannie trovò lavoro in un cotonificio. Nell’estate del 1928 Charley tornò con Melvina, ma insieme a lui c’erano anche una donna divorziata e suo figlio. I due divorziarono e Nannie tornò dalla madre con le due bambine.

Charley fu l’unico marito a sopravvivere, e ripeté sempre di averla lasciata perché aveva paura di lei.

Secondo matrimonio

Tornata a leggere la rubrica dei cuori solitari, Nannie rispose a qualche annuncio. Uno di questi era di Robert Franklin Harrelson, un operaio di Jacksonville. Si conobbero e si sposarono nel 1929 e Nannie andò a vivere con lui insieme alle due figlie. Pochi mesi dopo scoprì che il marito era un alcolizzato con precedenti penali per aggressione, ma il matrimonio durò comunque 16 anni.

Nel 1943 Melvina, la figlia maggiore di Nannie, diede alla luce un figlio, Robert Lee Haynes. Due anni dopo nacque un secondo bambino, con Nannie presente in casa per aiutare. Il piccolo morì poco dopo la nascita.

Sfinita dal travaglio e ancora intontita dall’etere usato come anestetico, Melvina credette di aver visto la madre fare del male al neonato con uno spillone.

Quando chiese spiegazioni al marito e alla sorella, questi le dissero che Nannie era uscita dalla stanza per annunciare che il bambino era morto e che in mano aveva proprio uno spillone. I medici però non riuscirono a dare una spiegazione e non furono fatte ulteriori indagini.

La morte del nipotino e del secondo marito

Dopo questa perdita Melvina e il marito si allontanarono fino a separarsi e la donna cominciò a frequentare un soldato, una relazione che Nannie non approvava affatto. Dopo una lite particolarmente violenta con la madre, Melvina andò a trovare suo padre per qualche giorno, lasciando il piccolo Robert con la nonna.

Il 7 luglio 1945 il bambino morì mentre era affidato a Nannie. La causa fu indicata come asfissia per cause sconosciute.

Due mesi dopo Nannie incassò i 500 dollari dell’assicurazione sulla vita che aveva stipulato sul nipote.

Quello stesso anno, alla fine della guerra, Harrelson tornò a casa ubriaco dopo i festeggiamenti e, secondo il racconto di Nannie, la violentò. Il giorno seguente lei trovò il barattolo di whiskey di mais che il marito teneva nascosto e ci versò del veleno per topi.

Harrelson morì quella sera stessa.

Terzo matrimonio

Nannie al funerale di Arlie

Nannie conobbe il terzo marito, Arlie Lanning, grazie a un’altra rubrica dei cuori solitari mentre si trovava a Lexington, in Carolina del Nord, e lo sposò tre giorni dopo. Anche lui era un ubriacone e un donnaiolo, ma questa volta era Nannie a sparire da casa, anche per mesi interi.

Quando era a casa però recitava la parte della moglie perfetta, e quando Arlie morì per quello che sembrava un attacco di cuore tutta la città si strinse attorno alla povera vedova al funerale.

Poco dopo la casa in cui vivevano, che sarebbe dovuta passare in eredità alla sorella di Arlie, venne distrutta da un incendio. I soldi dell’assicurazione però andarono a Nannie, che li mise subito in banca. Dopo la morte nel sonno della suocera, Nannie lasciò la Carolina del Nord e andò a vivere con sua sorella Dovie, che era costretta a letto. Dovie morì poco dopo il suo arrivo.

Quarto matrimonio

In cerca di un nuovo marito, Nannie si iscrisse a un’agenzia per cuori solitari chiamata Diamond Circle Club e conobbe Richard L. Morton, di Jamestown. Si sposarono nel 1952 a Emporia, in Kansas. Morton non beveva, ma la tradiva.

Nel gennaio 1953 la madre di Nannie, Louisa, andò a vivere con la coppia e morì avvelenata. Il 19 maggio, tre mesi dopo, morì anche Richard.

Quinto matrimonio

Nel giugno 1953 Nannie sposò Samuel Doss, un pastore della Chiesa del Nazareno di Tulsa, in Oklahoma, che aveva perso la sua famiglia in un tornado. Samuel era un uomo rigido e disapprovava i romanzi e le storie d’amore che la moglie adorava, e non le permetteva di avere una televisione o una radio.

Nel settembre 1954 Samuel venne ricoverato per dei sintomi che sembravano influenzali e che si rivelarono una grave infezione dell’apparato digerente. Venne curato e dimesso il 5 ottobre. Una volta a casa Nannie lo avvelenò di nuovo, con fretta, per intascare le due polizze sulla vita che aveva stipulato a suo nome, e Samuel morì il 12 ottobre.

Questa morte improvvisa insospettì il medico, che ordinò un’autopsia.

L’autopsia rilevò nel corpo di Samuel una quantità enorme di arsenico e Nannie venne arrestata.

Confessione, processo e morte

Nannie Doss, 49, walks into the county attorney's office with investigator Ross Billingsley on Nov. 27, 1954. Copied from Oklahoman print archive Wednesday, Feb. 23, 2011. Photo by Doug Hoke, The Oklahoman

Venne portata alla stazione di polizia dove fu interrogata. All’inizio negò tutto, dicendo di non avere mai avvelenato nessuno e di avere la coscienza pulita. Ma dopo che i giornali pubblicarono la notizia, alla polizia arrivarono molte telefonate di persone che l’avevano conosciuta e che segnalavano le morti sospette di altri mariti e parenti.

Durante gli interrogatori Nannie ridacchiava mentre parlava dei suoi delitti, e per questo la stampa la soprannominò “Giggling Granny”. Altri soprannomi furono “la vedova nera” e “Lady Barbablù”.

Nannie ammise di avere ucciso Samuel perché la infastidiva e, nell’ottobre 1954, confessò di avere ucciso in totale quattro mariti, sua madre, sua sorella Dovie, il nipotino Robert e la suocera. Le indagini le attribuirono in tutto 11 vittime, comprese le due figlie e il secondo nipotino.

Lo stato dell’Oklahoma però la processò solo per la morte di Samuel. L’accusa era guidata da J. Howard Edmondson, che sarebbe poi diventato governatore dello stato. Il 17 maggio 1955 Nannie si dichiarò colpevole e venne condannata all’ergastolo: l’accusa non chiese la pena di morte perché era una donna. Non fu mai processata per gli altri omicidi.

Morì di leucemia il 2 giugno 1965, nell’infermeria del penitenziario statale dell’Oklahoma, ed è sepolta a McAlester.

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