Belle Gunness, nata in Norvegia nel 1859 come Brynhild Størseth, è una delle assassine seriali più prolifiche della storia americana. Tra il 1884 e il 1908, in Illinois e Indiana, avrebbe ucciso almeno quattordici persone, soprattutto uomini attirati nella sua fattoria di La Porte con annunci matrimoniali, ma secondo alcuni le vittime potrebbero essere fino a quaranta. Nel 1908 la sua casa bruciò e fu trovato un corpo di donna senza testa. Se fosse davvero lei, non si è mai saputo.
Belle Gunness, conosciuta anche come “la vedova nera di La Porte” o “Hell’s Belle”, è stata una delle più spietate assassine seriali della storia degli Stati Uniti. Nata in Norvegia ed emigrata in America nel XIX secolo, è ritenuta responsabile della morte di numerose persone, tra cui almeno un marito, diversi pretendenti e probabilmente anche alcuni bambini. In questo articolo ripercorriamo la sua vita, dalla Norvegia ai crimini in America, i delitti, il modo in cui attirava le sue vittime e il mistero della sua fine.
Le origini di Belle Gunness
Belle nasce l’11 novembre 1859 a Selbu, in Norvegia, con il nome di Brynhild Paulsdatter Størseth. È l’ultima di otto figli di Paul e Berit Størseth, una famiglia povera. Nel 1874 riceve la cresima nella Chiesa di Norvegia e a 14 anni inizia a lavorare nelle fattorie vicine, mungendo e badando al bestiame, per mettere da parte i soldi del viaggio. Nel 1881 parte per gli Stati Uniti. Al suo arrivo a Castle Garden, il centro immigrazione di New York, sul registro dei passeggeri il suo nome viene scritto “Belle”.
Raggiunge a Chicago la sorella Nellie, emigrata qualche anno prima, e lavora prima come domestica, poi in una macelleria, a fare a pezzi le carcasse degli animali. Era una donna imponente, alta almeno 1,70 metri, tra i 95 e i 113 chili, dall’aspetto molto forte.
Mads Sørensen e i bambini
Nel 1884 Belle sposa Mads Ditlev Anton Sørensen. La coppia apre un negozio di dolciumi, che però finisce distrutto da un incendio. Anche la loro casa brucia, e in entrambi i casi incassano l’assicurazione. In casa muoiono anche due neonati, ufficialmente per un’infiammazione dell’intestino crasso. Belle li aveva assicurati entrambi e dopo ogni morte riscuote un grosso assegno. I vicini mormorano, anche perché nessuno l’aveva mai vista incinta.
Sørensen aveva due polizze vita, e il 30 luglio 1900 erano entrambe attive, perché una scadeva quel giorno e l’altra iniziava. Proprio quel giorno Sørensen muore, ufficialmente per un’emorragia cerebrale. Belle racconta che era tornato a casa con il mal di testa, che lei gli aveva dato del chinino e che quando era tornata a controllarlo era morto. Incassa entrambe le polizze, 5.000 dollari in tutto, e con quei soldi si trasferisce a La Porte, in Indiana, dove compra un allevamento di maiali.
Peter Gunness
Il 1º aprile 1902 Belle sposa Peter Gunness, un altro immigrato norvegese, che aveva dei figli da un precedente matrimonio. Appena una settimana dopo, mentre Peter è fuori casa, la sua figlia più piccola muore per cause sconosciute, affidata proprio a Belle. Otto mesi dopo muore anche Peter, per una ferita al cranio. Secondo Belle stava prendendo qualcosa da uno scaffale alto e gli era caduto in testa un tritacarne, spaccandogli il cranio. Il medico legale sospetta l’omicidio e convoca una giuria, ma il caso finisce nel nulla. Belle incassa altri 3.000 dollari di assicurazione.
Come attirava le sue vittime
Dal 1905 Belle inizia a pubblicare annunci matrimoniali sui giornali di Chicago, presentandosi come una vedova benestante in cerca di marito. Gli uomini che rispondono vengono invitati alla fattoria di La Porte, spesso con la raccomandazione di portare i propri risparmi e di non dire a nessuno dove stanno andando. Molti di loro non vengono mai più visti.
Tra loro c’è Henry Gurholt, un bracciante del Wisconsin, che dopo essere arrivato a La Porte scrive alla famiglia di trovarsi bene e di stare in salute, chiedendo che gli spediscano delle patate da semina. Poi più nulla. Quando i familiari contattano Belle, lei risponde che se n’è andato a Chicago con dei commercianti di cavalli, ma si tiene il suo baule e la sua pelliccia. Nel 1906 risponde all’annuncio John Moe, del Minnesota. Dopo mesi di lettere arriva a La Porte e ritira una grossa somma in contanti. Nessuno lo vedrà più, ma un falegname che ogni tanto lavora per Belle nota che il baule di Moe è ancora in casa, insieme ad almeno altri dodici.
Andrew Helgelien e l’incendio
Una delle ultime vittime è Andrew Helgelien, un agricoltore di origine norvegese del Dakota del Sud. Dopo una lunga corrispondenza, in cui Belle gli chiede di trasferirsi a La Porte, di portare i suoi soldi e di tenere segreto il viaggio, nel gennaio 1908 Andrew la raggiunge. Poco dopo sparisce. Il fratello, Asle Helgelien, non si rassegna. Scrive a Belle, che risponde di non sapere dove sia andato, e le fa sapere che presto andrà di persona a La Porte a cercarlo.
Il 28 aprile 1908 la fattoria di Belle va a fuoco e brucia fino alle fondamenta. Tra le macerie vengono trovati i corpi dei suoi tre figli e quello di una donna adulta senza testa, che inizialmente viene identificato come Belle. Sui giornali la si descrive come una madre morta nel disperato tentativo di salvare i suoi bambini.
Le fosse nella fattoria
Poco dopo arriva a La Porte Asle Helgelien, con le lettere tra il fratello e Belle. Con un ex dipendente della fattoria nota degli strani avvallamenti nel terreno del recinto dei maiali. Scavando in uno di questi trovano un sacco di iuta con dentro due mani, due piedi e una testa: sono di Andrew.
Gli avvallamenti nel cortile sono decine, e sono tutte tombe. Gli scavi riportano alla luce sacchi pieni di resti umani, smembrati sempre allo stesso modo: il corpo decapitato, le braccia staccate all’altezza delle spalle, le gambe tagliate alle ginocchia. I crani mostrano segni di colpi e ferite da taglio. Il primo giorno trovano i resti di cinque persone, il secondo di altre sei, alcuni in fosse poco profonde sotto il recinto dei maiali, altri vicino a una latrina o a un lago, poi la polizia “smette di contare”. Tra le prime vittime identificate c’è Jennie Olson, che secondo quanto Belle raccontava ai vicini si era trasferita a Los Angeles. La maggior parte dei resti però non verrà mai identificata.
Dopo la scoperta delle fosse la fattoria diventa addirittura un’attrazione turistica: arrivano curiosi da tutto il Paese per vedere le tombe, e si vendono perfino souvenir.
Ray Lamphere
Ray Lamphere era il bracciante della fattoria e, a fasi alterne, l’amante di Belle. Nel novembre 1908 viene condannato per l’incendio doloso della casa, ma non per omicidio. Quando lo arrestano indossa il cappotto di John Moe e l’orologio di Henry Gurholt.
Più tardi Lamphere confessa che Belle pubblicava gli annunci per derubare e uccidere gli uomini che andavano a trovarla, e che gli aveva chiesto di dare fuoco alla casa con i figli dentro. Sostiene anche che il corpo trovato tra le macerie non fosse il suo, ma quello di un’altra vittima, scelta e lasciata lì per depistare le indagini, e che la visita annunciata dal fratello di Helgelien abbia spinto Belle a bruciare la casa, inscenare la propria morte e fuggire. Una seconda confessione, diversa dalla prima, raccolta in carcere dal reverendo Edwin Schell, viene pubblicata dal giornalista Edward Bechly e porta all’arresto di una sua complice, Elisabeth Smith.
È morta davvero?
Sulla mano carbonizzata del corpo vengono trovati tre anelli, tra cui un anello con diamante che Mads Sørensen le aveva regalato il giorno delle nozze. Ma potevano essere stati messi apposta su un cadavere. Il dottor Harry Long, che conosceva Belle di persona, il 9 maggio dichiara che quel corpo non è il suo: pesava circa 72 chili contro gli oltre 147 di Belle, era più basso di quasi 13 centimetri, aveva braccia ben formate e, soprattutto, unghie curate con attenzione, cosa che Belle non faceva. Il suo dentista riconosce tra le macerie una corona d’oro che le aveva messo lui, e per alcuni investigatori è la prova definitiva della sua morte. Della testa, però, non si è mai trovata traccia.
Per anni continueranno ad arrivare segnalazioni di donne somiglianti a Belle nella zona di Chicago e non solo. Nel 2008 si è tentato un test del DNA, confrontando il corpo senza testa con una lettera spedita da Belle a una delle sue vittime, ma il campione era troppo vecchio per dare un risultato.
Conclusione
La storia di Belle Gunness è un’inquietante storia di inganni, avidità e violenza. Gli storici le attribuiscono almeno quattordici vittime, ma alcuni ipotizzano che possano essere state fino a quaranta, il che ne farebbe una delle assassine seriali più prolifiche di sempre. Su di lei sono state scritte ballate, libri e romanzi, come Hell’s Princess di Harold Schechter, e nel 2021 è uscito il film The Farm, ispirato alla sua storia. Il suo destino finale, invece, resta ancora oggi un mistero, e ci ricorda che il male può nascondersi dietro un’apparenza di normalità.
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☕ Sostieni Emadion su Ko-fiFonti
- Belle Gunness, Wikipedia
- Harold Schechter, Hell’s Princess. The Mystery of Belle Gunness, Butcher of Men, 2018
- Lillian de la Torre, The Truth about Belle Gunness, 1955






