Blue Whale game – il gioco russo della morte

Posted by
In breve
Nel 2017 i media di mezzo mondo parlarono del Blue Whale, un presunto “gioco” nato sui social russi che avrebbe spinto 130 adolescenti al suicidio. Il ventiduenne Philipp Budeikin fu condannato nel luglio 2017 a 3 anni e 4 mesi per avere istigato due ragazze, che sono sopravvissute. Nessuna delle morti attribuite al gioco in Russia e in Asia centrale è mai stata collegata con certezza al Blue Whale.

Ultimamente non si fa altro che parlare di questo Blue Whale game, letteralmente “gioco della balenottera azzurra”. Nei telegiornali si sente dire che questo gioco avrebbe portato 130 adolescenti alla morte, istigandoli al suicidio. Ma cosa c’è di vero in tutto questo?

Il Blue Whale Game

Secondo i telegiornali, che amano fare allarmismo, il Blue Whale game sarebbe un gioco nato in Russia e che avrebbe già portato alla morte ben 130 adolescenti. Il gioco consisterebbe nello svolgere una serie di prove dettate da una sorta di “curatore” per 50 giorni, fino all’ultima, la più terribile: togliersi la vita.

Il caso che ha fatto più scalpore in Europa e che ha dato il via all’allarmismo è stato quello di due ragazze ucraine di 15 e 16 anni, morte a fine febbraio 2017. Secondo i giornali si sarebbero tolte la vita proprio a causa del famoso gioco. Ma, come ha ricostruito anni dopo la BBC, in realtà nessuno sapeva davvero cosa ci fosse dietro quelle morti.

Perché si chiama Blue Whale

Il Blue Whale game sarebbe nato sull’equivalente russo di Facebook, VKontakte. La vittima verrebbe contattata da un amministratore dopo essere entrata in determinati gruppi chiusi, come “Blue Whale” (balenottera azzurra) o “Silent House” (casa silenziosa). Alcuni degli hashtag del gioco sarebbero #SeaOfWhales, #BlueWhales, #WhalesSwimUpwards e #WakeMeUpAt420. L’ultimo fa riferimento a una delle prove: svegliarsi alle 4.20 del mattino.

La scelta del nome deriverebbe dal fatto che a volte le balene si spiaggiano, un comportamento che qualcuno ha interpretato come una sorta di suicidio.

Dalla Russia con terrore

Da quello che si sente, il gioco arriverebbe dalla Russia. Tuttavia la prima notizia che parla del Blue Whale game, risalente alla fine del gennaio 2017, è apparsa su un giornale del Kirghizistan, in cui lo si descriveva come un virus che si stava espandendo nelle scuole. Il numero di 130 vittime, invece, viene da un articolo del giornale russo Novaya Gazeta del maggio 2016, che parlava dei suicidi di adolescenti tra novembre 2015 e aprile 2016 legati a certi gruppi sui social.

In seguito alla notizia, molti genitori si sono fatti sentire sia in Kirghizistan che in Kazakistan, accusando i media di avere gonfiato la notizia e di avere creato più caos del gioco stesso.

Philipp Budeikin

In Russia, nel novembre 2016, è stato arrestato un giovane, Philipp Budeikin, accusato di essere l’ideatore del gioco. Budeikin, ex studente di psicologia, ha detto di averlo creato nel 2013 con il nome “f57”. In un primo momento si era dichiarato innocente, poi nel maggio 2017 si è dichiarato colpevole, arrivando a definire le sue vittime “rifiuti biologici”.

Nel luglio 2017 un tribunale della regione di Tjumen’ lo ha condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere per avere istigato al suicidio due ragazze di 16 e 17 anni, che per fortuna sono sopravvissute. Un numero ben lontano dalle 130 vittime di cui parlavano i media.

Blue Whale game, realtà o psicosi?

Nonostante si parli di 130 morti riconducibili al gioco russo della morte, secondo Radio Free Europe nessuna morte in Russia o in Asia centrale è mai stata collegata con certezza al Blue Whale. I ricercatori che hanno studiato il fenomeno lo considerano in gran parte un caso di panico mediatico, alimentato dalle notizie stesse.

Questo non vuol dire che non ci siano stati adulti pronti a manipolare ragazzi fragili, come dimostra il caso di Budeikin. Ma il vero pericolo, più che un “gioco”, è la solitudine di chi sta male e non trova nessuno con cui parlarne.

Se stai attraversando un momento difficile o hai pensieri di farti del male, non restare da solo: parlane con qualcuno di cui ti fidi o chiama il Telefono Amico (02 2327 2327). Se sei minorenne puoi chiamare Telefono Azzurro al 19696. In caso di emergenza chiama il 112.

🦋 Emadion vive grazie a chi lo legge. Se questa storia ti ha tenuto sveglio, offrimi un caffè: mi aiuta a portarti il prossimo incubo.

☕ Sostieni Emadion su Ko-fi

Fonti

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *