L’omicidio di Julia Martha Thomas

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In breve
Il 2 marzo 1879 a Richmond, Londra, la domestica irlandese Kate Webster uccise la sua datrice di lavoro, la vedova Julia Martha Thomas, poi ne fece a pezzi e bollì il corpo, gettando i resti nel Tamigi. Per due settimane si finse lei. Fu impiccata il 29 luglio 1879. La testa della vittima fu ritrovata solo nel 2010, durante i lavori in un vecchio pub acquistato da David Attenborough.

L’omicidio di Julia Martha Thomas è stato uno dei più famosi e seguiti del diciannovesimo secolo, tanto che i giornali dell’epoca lo chiamavano “il mistero di Barnes” o “l’omicidio di Richmond”. Uno dei motivi per cui ho deciso di raccontartelo è una sua particolarità che scoprirai leggendo l’articolo e che ti lascerà a bocca aperta.

Julia Martha Thomas

Julia Martha Thomas

Julia Martha Thomas è una maestra in pensione, due volte vedova, di circa 54 anni. Il suo medico la descrive come “una signora minuta e ben vestita”. Dopo la morte del secondo marito, nel 1873, vive da sola al numero 2 di Mayfield Cottages, a Richmond, alla periferia di Londra: un cottage in pietra grigia di due piani, con un giardino davanti e uno sul retro, in una zona allora poco abitata, vicino a un pub chiamato The Hole in the Wall.

Nonostante sia una donna piccola, Julia è conosciuta per il suo carattere irascibile e i vicini la considerano eccentrica. Viaggia spesso senza avvertire nessuno e senza dare notizie di sé a parenti o amici anche per settimane o mesi.

Fa parte della piccola borghesia e non è certo ricca, ma le piace mantenere le apparenze ed esce sempre ben vestita e ingioiellata. Ed è proprio per dare un’immagine di prosperità che vuole una domestica che viva con lei.

Ma è una padrona molto severa e le domestiche durano pochissimo, andandosene esasperate.

Il 29 gennaio 1879, su raccomandazione di una famiglia di conoscenti, assume Kate Webster. È un errore fatale.

Kate Webster

Kate Webster

Kate nasce intorno al 1849 a Killanne, nella contea di Wexford, in Irlanda, con il nome di Kate Lawler. Il Daily Telegraph la descrive come una donna alta circa 165 cm, robusta, con la pelle lentigginosa e i denti grandi e sporgenti. Della sua vita si sa poco e molte delle cose che racconterà dopo l’arresto si riveleranno false.

A circa 15 anni viene arrestata per furto in Irlanda e nel 1867 si trasferisce in Inghilterra. L’anno dopo, a Liverpool, viene condannata a quattro anni di lavori forzati, sempre per furto.

Uscita di prigione, nel 1873 si trasferisce a Londra, dove fa amicizia con la famiglia Porter. Nel 1874 nasce suo figlio, John, ma il padre è ignoto: Kate nominerà tre uomini diversi, e di uno dirà che era il suo complice e che l’aveva costretta a rubare.

Negli anni dei furti cambia spesso nome: Webb, Webster, Gibbs, Gibbons, Lawler. Nel 1875 viene arrestata di nuovo e condannata a un anno e mezzo di carcere, e poco dopo il rilascio a un altro anno.

Mentre è in prigione affida il figlio a Sarah Crease, un’amica che lavora come domestica a Richmond. Quando Sarah si ammala, Kate la sostituisce, ed è proprio la famiglia presso cui lavora a raccomandarla a Julia Martha Thomas.

Il lavoro come domestica

Julia assume Kate il giorno stesso, senza fare troppe domande sul suo passato.

Ma dopo che Kate si trasferisce in casa sua, il loro rapporto peggiora rapidamente.

Julia non è contenta del suo lavoro e la critica in continuazione. Kate racconterà in seguito:

All’inizio pensavo fosse una gentile signora di mezza età… poi invece l’ho trovata molto difficile; cercava di darmi fastidio il più possibile mentre lavoravo. Quando avevo finito una stanza, entrava subito dopo di me e mi faceva notare tutti gli spazi che secondo lei non avevo pulito. Questo mostrava che non le andavo a genio.

Kate comincia a provare risentimento nei suoi confronti. Julia lo nota e non si sente più a suo agio da sola con lei, tanto da invitare sempre degli amici a casa. Alla fine decide di licenziarla e le due si accordano perché Kate lasci la casa il 28 febbraio. Questa è l’ultima frase che si trova nel suo diario:

Ho detto a Katherine che se ne deve andare.

L’omicidio

Kate convince Julia a tenerla ancora qualche giorno, fino al 2 marzo. Il 2 marzo è una domenica, giorno libero per le domestiche, ma Kate dovrebbe rientrare in tempo per aiutare Julia a prepararsi per la funzione serale in chiesa.

Kate torna tardi, Julia la rimprovera e le due litigano. Julia però deve andare in chiesa e la discussione continuerà al suo ritorno.

Quando Julia rientra, affronta Kate. Ecco come sono andate le cose secondo la confessione di Kate:

La signora Thomas entrò in casa e salì le scale. Io la seguii e nacque una discussione, poi sfociata in litigio. Mi arrabbiai molto e in preda all’ira la spinsi, facendola cadere dalle scale al piano di sotto. Fu una brutta caduta e io mi agitai molto, perdendo il controllo. Per evitare che gridasse e mi cacciasse in qualche guaio la afferrai per la gola e nella lotta rimase strangolata.

Ora Kate deve sbarazzarsi del cadavere, e decide di farlo a pezzi e di bollirlo nella grande caldaia di rame usata per il bucato. Di nuovo, racconta lei stessa:

Decisi di disfarmi del corpo nel miglior modo possibile. Le tagliai la testa con un rasoio, poi feci a pezzi il corpo con un seghetto per la carne e un coltello. Misi a bollire l’acqua nella caldaia e, una volta giunta a ebollizione, vi gettai i pezzi. Bruciai più interiora possibile.

I resti di Julia

I vicini non si accorgono di niente e Kate continua a vivere nella casa come se nulla fosse. Lava i vestiti e li stende, proprio come avrebbe dovuto fare.

Nel frattempo fa sparire i resti di Julia, mettendoli in una scatola e in un borsone. Non riesce a farci stare la testa e un piede: il piede lo getta in un mucchio di letame, la testa la seppellisce, a quanto si scoprirà, vicino al pub poco lontano da casa.

Poi, con la scusa di far visita a dei conoscenti, getta i resti nel Tamigi. La scatola viene ritrovata da un pescatore, che la apre e scopre i pezzi di un cadavere, ma con le tecniche dell’epoca non è possibile identificarlo e i resti vengono sepolti.

Si dice anche che Kate abbia cercato di vendere il grasso della vittima come strutto ai vicini e al pub, ma non ci sono mai state prove: con ogni probabilità è solo una leggenda.

Kate continua a vivere in casa di Julia e ne assume l’identità, indossando i suoi vestiti. Trova anche un acquirente per i mobili, il proprietario di un pub di Hammersmith, John Church, che le offre 68 sterline.

Il 18 marzo, quando arriva il carro per portare via i mobili, i vicini, che non vedono Julia da due settimane, chiedono chi li abbia venduti. I traslocatori rispondono: “La signora Thomas”, e indicano Kate.

Vedendosi scoperta, Kate scappa. La polizia perquisisce la casa e trova macchie di sangue, ossa di dita bruciate nel camino e grasso dietro la caldaia, oltre a una lettera con il suo indirizzo in Irlanda. Kate è fuggita con il figlio nella fattoria dello zio, a Killanne, e lì viene arrestata il 29 marzo.

Arresto e condanna di Kate Webster

Il processo comincia il 2 luglio 1879 all’Old Bailey e ha una risonanza enorme: l’accusa è guidata dal Procuratore generale e a una delle udienze assiste persino il principe ereditario di Svezia. Kate prova ad accusare Church e il suo ex vicino Porter, ma entrambi hanno un alibi.

Dopo sei giorni la giuria la riconosce colpevole. Per evitare la pena di morte Kate dice di essere incinta, ma una “giuria di matrone”, dodici donne scelte tra il pubblico, stabilisce che non lo è.

La sera del 28 luglio Kate confessa di aver agito da sola. Viene impiccata il 29 luglio 1879 nel carcere di Wandsworth, e la folla fuori applaude quando viene issata la bandiera nera. La casa di Julia resterà disabitata fino al 1897: nessuno voleva viverci. Madame Tussaud’s creò persino una statua di cera della “assassina di Richmond”.

L’incredibile scoperta

Il vecchio pub di Richmond dove fu ritrovato il cranio di Julia Martha Thomas

Il naturalista David Attenborough vive vicino al cottage che era stato di Julia Thomas dagli anni Cinquanta. Il pub The Hole in the Wall chiude nel 2007 e due anni dopo Attenborough lo compra per ristrutturarlo.

Nell’ottobre 2010, durante i lavori, viene ritrovato un teschio. Le analisi rivelano che apparteneva a una persona morta alla fine dell’Ottocento, con una frattura compatibile con una caduta e pochissimo collagene, segno che era stato bollito.

Nel luglio 2011 il medico legale dichiara ufficialmente che si tratta proprio del cranio di Julia Martha Thomas. Dopo 132 anni, la sua testa era stata finalmente ritrovata.

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Fonti

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