Eugene Falleni, l’uomo transgender condannato per l’omicidio della moglie

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In breve
Eugene Falleni (1875-1938), nato vicino a Livorno ed emigrato da bambino in Nuova Zelanda, visse in Australia come uomo con il nome di Harry Leo Crawford. Nel 1920 fu arrestato per la morte della prima moglie, Annie Birkett, il cui corpo carbonizzato era stato trovato nel 1917 vicino a Sydney. Condannato a morte con prove solo indiziarie, ebbe la pena commutata in ergastolo e fu liberato nel 1931. Oggi viene ricordato come un uomo transgender.

Eugenia Falleni cambiò il proprio nome in Eugene, poi in Harry Leo Crawford, e visse la sua vita come un uomo. Venne arrestato per l’omicidio della moglie, che secondo l’accusa aveva scoperto il suo sesso di nascita.

Nota: in questo articolo uso il maschile, come fanno oggi le fonti storiche e la sua biografia più completa, che lo descrivono come un uomo transgender.

Eugene Falleni

Eugenia Falleni nacque il 25 luglio 1875 in Italia, vicino a Livorno secondo la famiglia, o a Firenze secondo altri, ed era il più grande di 22 figli, di cui 17 sopravvissero all’infanzia. Verso il 1877, quando aveva due anni, la famiglia emigrò a Wellington, in Nuova Zelanda.

Suo padre, un uomo molto severo, lavorava come carrettiere e come pescatore. Da adolescente Falleni cominciò a vestirsi da uomo per trovare lavoro nei mattonifici e nelle scuderie. Nel settembre 1894 si sposò, ma scoprì presto che il marito era già sposato.

Nel 1895 lasciò la Nuova Zelanda e cominciò a lavorare su una nave, probabilmente come mozzo, con il nome di Eugene, la forma maschile del suo nome.

La sua famiglia non fece molti sforzi per cercarlo, perché per anni si era opposta al suo comportamento.

Il matrimonio in Australia

Eugenia Falleni

Secondo un racconto mai verificato, che lo stesso Falleni avrebbe fatto anni dopo, dopo meno di due anni in mare il capitano della nave, un uomo di nome Martello, scoprì il suo sesso di nascita. Fu proprio Falleni a tradirsi, ubriaco: parlando in italiano della sua infanzia, disse che la nonna lo chiamava spesso “piccolina”.

Sempre secondo questo racconto, Falleni venne emarginato dal resto dell’equipaggio e violentato ripetutamente dal capitano. Nel 1898 fu lasciato a terra, incinto e senza un soldo, al porto successivo, Newcastle, in Australia.

A Sydney diede alla luce una bambina, Josephine Crawford Falleni, che affidò a una donna italiana di Double Bay, la signora De Angelis. Riprese subito la sua identità maschile, con il nome di Harry Leo Crawford, presunto discendente di scozzesi, e andava a trovare la figlia solo di rado. Josephine crebbe chiamando la signora De Angelis “nonna”, convinta che suo padre fosse il capitano di una nave.

Dopo svariati lavori in mattatoi, pub e in una fabbrica di gomma, nel 1912 Falleni cominciò a lavorare come cocchiere e tuttofare per il dottor G. R. C. Clarke a Wahroonga, a nord di Sydney. Lì conobbe la governante, Annie Birkett, una vedova con un figlio di nome Harry.

Annie lasciò presto il lavoro per aprire un piccolo negozio di dolciumi a Balmain e Falleni la seguì, interessandosi al negozio. Il 19 febbraio 1913 i due si sposarono e si trasferirono a Drummoyne, dove Falleni lavorò in alcuni hotel e fabbriche. Annie, a quanto pare, non sapeva niente del suo passato.

La morte di Annie

Nel 1917 una vicina disse ad Annie che suo marito era in realtà una donna. Annie gli chiese spiegazioni, ma lui negò tutto, temendo che lei andasse alla polizia.

Il primo ottobre dello stesso anno Annie propose di fare un picnic vicino al fiume Lane Cove. Secondo quello che Falleni raccontò poi alla polizia, i due litigarono perché lei voleva lasciarlo e, durante la discussione, Annie scivolò all’indietro e batté la testa su una pietra.

Falleni disse di aver cercato di salvarla, ma la donna morì nel giro di pochi minuti. In preda al panico, temendo un’indagine che avrebbe rivelato la sua identità, cercò di bruciare il corpo per renderlo irriconoscibile.

Il secondo matrimonio

Il corpo fu trovato in una zona di sterpaglie a Chatswood. Il medico legale non trovò “segni evidenti di violenza” e concluse che la morte era sopraggiunta “probabilmente a causa delle ustioni”. Il corpo non venne identificato e la polizia pensò a un suicidio: vicino al luogo del ritrovamento c’era una bottiglietta di cherosene e qualcuno aveva visto una donna “dal comportamento strano”. L’inchiesta si chiuse senza un verdetto e i resti furono sepolti nel cimitero di Rookwood come quelli di una “donna sconosciuta”.

Falleni disse al figliastro Harry e ai vicini che Annie era scappata con un altro uomo. Nel 1919 conobbe Elizabeth King Allison, detta Lizzie, che aveva più di cinquant’anni, e la sposò nel settembre dello stesso anno, dichiarandosi un ingegnere meccanico nato in Scozia.

L’arresto

Eugene Falleni

Nel 1920 Harry Birkett andò a trovare la zia e le raccontò alcune cose che la insospettirono. Disse che, dopo la scomparsa della madre, Falleni lo aveva portato a The Gap, una scogliera di Sydney, cercando di convincerlo ad avvicinarsi al bordo.

Una settimana dopo, di notte, lo aveva portato in una zona di sterpaglie a Double Bay e gli aveva fatto scavare una buca. Poi, sconvolto, aveva gettato la pala tra i cespugli e lo aveva riportato in città.

Harry ricordava anche che il patrigno, che non sapeva leggere, gli aveva chiesto di leggergli un articolo sulle scarpe della vittima sconosciuta. Andò alla polizia e riconobbe gli effetti personali della donna come quelli della madre, in particolare le scarpe, che Falleni stesso aveva riparato.

Falleni venne arrestato sul posto di lavoro il 5 luglio 1920 e chiese di essere messo nelle celle femminili. Chiese anche che alla moglie Lizzie non venisse detto niente del suo passato. Il corpo di Annie fu riesumato, ma la seconda autopsia non rivelò niente di nuovo e la salma fu restituita alla famiglia.

Il processo

Al processo, che si tenne nell’ottobre 1920 a Darlinghurst, il caso della “donna-uomo” fece scalpore: Falleni si presentò prima in abito maschile, poi in abiti femminili. Testimoniarono il dentista che aveva fatto la dentiera trovata con i resti, la sorella di Annie, che riconobbe una pietra preziosa trovata con il corpo, e il figlio Harry. Un’ex padrona di casa raccontò che Falleni le aveva detto di aver dato “una botta in testa” alla moglie, e che una notte aveva parlato di voler uccidere il ragazzo.

La figlia Josephine fu trattata come testimone ostile. Raccontò che sapeva che sua madre viveva come Harry Crawford e che, quando Annie aveva scoperto la verità, Falleni le era sembrato molto agitato.

L’accusa mostrò anche un oggetto sessuale in legno e gomma trovato in casa di Falleni, come prova di quanto fosse “abile nell’inganno”. Ma non tutte le testimonianze sostenevano l’accusa: un uomo raccontò di aver visto vicino al luogo del ritrovamento una donna dall’aria confusa con una valigia, e alcuni poliziotti avevano ipotizzato che la vittima si fosse data fuoco accidentalmente.

Dopo appena due ore di camera di consiglio la giuria dichiarò Falleni colpevole e il giudice lo condannò a morte. Falleni si dichiarò innocente, dicendo di essere stato condannato sulla base di false testimonianze. L’appello venne respinto, ma la pena fu commutata in ergastolo. La stampa lo dipinse come un mostro e un pervertito, mentre molti criticarono il processo: non c’era la certezza che il corpo fosse quello di Annie e non c’erano prove concrete che lui l’avesse uccisa.

La libertà e la morte

Dopo varie petizioni di amici e di attivisti per la riforma delle carceri, nel febbraio 1931 il ministro della Giustizia Joe Lamaro lo liberò, perché aveva quasi sessant’anni e una salute fragile.

Prese il nome di signora Jean Ford e divenne proprietario di una pensione a Paddington, a Sydney. Il 9 giugno 1938, subito dopo averla venduta, fu investito da un’auto in Oxford Street e morì il giorno dopo in ospedale. Venne identificato solo grazie alle impronte digitali e alle 100 sterline della vendita che aveva nella borsa, e fu sepolto con il suo ultimo nome nel cimitero di Rookwood, lo stesso in cui era stata sepolta per la prima volta Annie.

Per decenni il caso fu dimenticato, finché nel 1988 la scrittrice Suzanne Falkiner pubblicò la biografia Eugenia: A Man. Da allora la sua storia è stata ripresa da artisti, drammaturghi, registi e studiosi, che la raccontano come quella di un uomo transgender nell’Australia di inizio Novecento.

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Fonti

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