- Cosa sono: vecchie barche da pesca nordcoreane trovate alla deriva o arenate sulle coste del Giappone, a volte con i resti dell’equipaggio a bordo.
- Quante: decine ogni anno; nel 2019 sono state almeno 156.
- Perché: secondo gli esperti si tratta di pescatori che si spingono troppo al largo e muoiono di freddo o di fame.
- Una causa: la pesca illegale di flotte cinesi nelle acque nordcoreane, che ha ridotto drasticamente i calamari.
I vascelli fantasma al largo del Giappone
È dalla metà di ottobre che al largo delle coste giapponesi vengono ritrovati dei “vascelli fantasma”. Questi sono pieni di cadaveri in putrefazione, alcuni dei quali decapitati, altri invece contengono solo scheletri.
Le imbarcazioni sono vecchie, di legno pesante e molto lente. A bordo, oltre ai cadaveri, sono stati ritrovati frammenti di una bandiera che sembrerebbe quella coreana e su alcune barche appaiono dei caratteri coreani: questi due indizi sembrano portare alla conclusione che queste imbarcazioni siano nordcoreane.
Non è ancora stato dichiarato ufficialmente chi siano i componenti degli equipaggi, se marinai finiti fuori rotta o gente disperata che cerca di fuggire dalla Corea del Nord.
Per ora i vascelli ritrovati sono stati 8, ma non è escluso che nelle prossime settimane ne vengano ritrovati altri.
Aggiornamento
Ho scritto questo articolo a fine 2015 e purtroppo i vascelli fantasma non si sono fermati: ogni anno decine di barche nordcoreane arrivano sulle coste del Giappone, soprattutto in inverno, spinte dai venti stagionali.
Secondo l’emittente giapponese NHK, solo tra ottobre e novembre 2015 nelle barche ritrovate c’erano i resti di 25 persone. I corpi erano molto decomposti e in una barca c’erano sei teschi, segno che era rimasta alla deriva per molto tempo.
La Guardia costiera giapponese ha cominciato a raccogliere i dati nel 2011, con 57 barche. Da allora i numeri sono cresciuti: 80 nel 2013, 104 nel 2017, con almeno 31 corpi e 42 sopravvissuti, e almeno 156 nel 2019. Il 28 dicembre 2019 sette corpi sono arrivati sulle spiagge dell’isola di Sado.
Oggi gli esperti pensano che si tratti quasi sempre di pescatori e non di persone in fuga: chi vuole scappare dalla Corea del Nord via mare preferisce la Corea del Sud, più vicina e con la stessa lingua. Le barche sono vecchie, senza motori potenti né GPS, e spesso con pochissimo cibo a bordo. Alcune sarebbero gestite da soldati o affittate dall’esercito ai civili. D’inverno i pescatori vanno a caccia di granchi reali e calamari, che sono tra le principali esportazioni del paese verso la Cina.
Una delle cause è la pesca illegale: fino a 800 pescherecci cinesi hanno pescato calamari nelle acque nordcoreane, violando le sanzioni dell’ONU, e hanno fatto calare del 70% i calamari della zona. Così i pescatori nordcoreani sono costretti a spingersi sempre più al largo e a restare in mare più a lungo, con il rischio di perdersi e morire di freddo o di fame.
Non sempre però a bordo ci sono solo cadaveri: nel novembre 2017 otto uomini nordcoreani sono arrivati vivi sulla costa settentrionale del Giappone, dopo che la loro barca si era guastata. I corpi che nessuno reclama vengono cremati e le ceneri conservate in un complesso buddista a Wajima, mentre le barche vengono smontate e bruciate.
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