Ho deciso di cominciare questo blog con uno degli episodi che da bambina mi aveva affascinato molto: i bambini verdi di Woolpit.
È tempo di mietitura, nella campagna inglese di metà del XII secolo. Ai margini di un piccolo villaggio del Suffolk alcuni contadini si avvicinano alle fosse scavate per intrappolare i lupi. Dentro però non c’è un lupo: ci sono due bambini, un maschio e una femmina. Indossano abiti mai visti, parlano una lingua che nessuno capisce e hanno la pelle verde.

Woolpit, il villaggio delle fosse per i lupi
Woolpit è un villaggio del Suffolk, nell’Inghilterra orientale, non lontano da Bury St Edmunds. Nel Medioevo apparteneva alla potente abbazia di quella città. Il nome stesso racconta l’inizio della storia: deriva dall’inglese antico wulf-pytt, “fossa per i lupi”.
Il ritrovamento dei bambini verdi di Woolpit
La storia di questi bambini non è una fiaba raccolta secoli dopo. A raccontarla sono due cronisti dell’epoca: Guglielmo di Newburgh, nella Historia rerum Anglicarum, scritta negli ultimi anni del XII secolo, e Ralph, abate di Coggeshall, nel Chronicon Anglicanum, qualche decennio più tardi. Nessuno dei due vide i bambini, ma entrambi presero la storia molto sul serio. Ralph scrive di averla sentita più volte dallo stesso uomo che li aveva accolti in casa. Guglielmo ammette di aver esitato a lungo prima di crederci, ma alla fine si arrese davanti al numero e all’autorevolezza dei testimoni.
Secondo Guglielmo, i fatti risalgono al regno di re Stefano, tra il 1135 e il 1154. I due bambini vengono portati da un cavaliere, Sir Richard de Calne, che cerca di saperne di più sulla loro storia, ma è impossibile: i bimbi parlano una lingua sconosciuta e non capiscono l’inglese.
Per giorni rifiutano qualsiasi cibo. Poi qualcuno porta in casa delle fave appena raccolte, ancora attaccate ai gambi, e i bambini le vogliono a tutti i costi. Ma non sanno come si mangiano: aprono i gambi invece dei baccelli, e quando non ci trovano niente scoppiano a piangere. Solo quando qualcuno apre un baccello e mostra loro le fave le divorano, e per molto tempo non mangeranno altro.
Pian piano cominciano a provare anche altri alimenti e la loro pelle perde il colore verde. Vengono battezzati, ma purtroppo il maschietto, il più piccolo e il più debole, muore poco dopo. La ragazzina invece sopravvive, impara l’inglese e può finalmente raccontare la sua storia.

La storia dei bambini verdi
Quello che racconta è ancora più strano del suo aspetto. Lei e il fratello venivano dalla “terra di San Martino”, un luogo dove il sole non sorgeva mai: c’era solo una luce tenue, come quella che da noi precede l’alba o segue il tramonto, e quel crepuscolo eterno aveva reso verde la pelle degli abitanti. In lontananza si vedeva una terra luminosa, separata dalla loro da un grande fiume.
Le versioni su come fossero arrivati a Woolpit sono due. Nella prima, stavano badando al gregge del padre quando sentirono un suono fortissimo, simile alle campane di Bury St Edmunds: rimasero come incantati e all’improvviso si ritrovarono tra i mietitori. Nella seconda, seguirono gli animali dentro una caverna, si persero e trovarono l’uscita seguendo il suono delle campane. Ma quando uscirono la luce del sole li accecò, e la caverna non si trovò più.
La ragazzina crebbe a Woolpit, lavorando per anni in casa del cavaliere che l’aveva accolta. Le cronache del tempo non riportano il suo nome e non sono tenere con lei: la descrivono come una giovane piuttosto libera e sfacciata. Guglielmo di Newburgh scrive che alla fine si sposò con un uomo di King’s Lynn. L’astronomo e scrittore Duncan Lunan, studiando la storia della famiglia di Richard de Calne, è arrivato a una conclusione diversa: secondo lui la ragazza ricevette il nome di Agnes e sposò Richard Barre, un funzionario del re.
Chi erano davvero i bambini verdi?
Nonostante il mistero non sia mai stato risolto possiamo fare alcune ipotesi.
Bambini fiamminghi
La lingua sconosciuta poteva essere il fiammingo: nel XII secolo l’Inghilterra orientale accolse molti immigrati fiamminghi, e uno dei loro insediamenti era a Fornham St Martin, a pochi chilometri da Woolpit, oltre un fiume. “Terra di San Martino” e Fornham St Martin: la somiglianza è curiosa. Nel 1173, proprio a Fornham, si combatté una battaglia in cui morirono migliaia di mercenari fiamminghi. Due bambini rimasti orfani potrebbero aver vagato per giorni nei boschi prima di arrivare a Woolpit. C’è però un problema di date: Guglielmo colloca la storia sotto re Stefano, quasi vent’anni prima di quella battaglia.
La “malattia verde”
I bambini avevano una colorazione verdastra per una dieta troppo povera, un problema molto comune al tempo. Una dieta povera e quindi poco nutriente può causare l’anemia ipocromica, chiamata in passato proprio “malattia verde” o clorosi. Non a caso, appena cominciarono a mangiare normalmente, il verde sparì.
L’arsenico
Un’altra ipotesi parla di un avvelenamento da arsenico, che può dare alla pelle un colore verdastro, togliere l’appetito e indebolire il corpo. Spiegherebbe anche la salute fragile del fratellino.
Le miniere di selce
Il cunicolo di cui parlano i bambini potrebbe essere una miniera. Nella foresta di Thetford, a nord-ovest del villaggio, si trovano le antichissime miniere di selce di Grime’s Graves: centinaia di pozzi scavati nel Neolitico, più di quattromila anni fa. Due bambini sperduti sottoterra avrebbero visto proprio un mondo senza sole, immerso in una luce fioca.

Una leggenda
Oppure è semplicemente una leggenda: il verde è spesso associato, nelle culture nordiche, a fate e folletti, e le fave sarebbero il cibo preferito di queste creature fatate. Due bambini verdi che vengono da una terra sotterranea immersa nel crepuscolo sono, di fatto, due piccoli abitanti del regno delle fate.
I bambini verdi di Banjos
Sono sicura che avrai sentito nominare anche i bambini verdi di Banjos, un villaggio in Spagna. La storia, raccontata da John Macklin nel libro Strange Destinies del 1965, si svolgerebbe nel 1887 ed è quasi identica a quella dei bambini di Woolpit, tanto che il sindaco che accoglie i bambini si chiama Ricardo de Calno, nome praticamente uguale a quello di Richard de Calne.
Ci sono stati quindi 4 bambini verdi, in due stati diversi, oppure una delle due storie è falsa? Basandoci sulle testimonianze scritte, sappiamo che la storia dei bambini di Woolpit, vera o no, è descritta in cronache del XII secolo, mentre per quella spagnola non ci sono prove solide. È quindi probabile che la storia dei bambini verdi di Banjos altro non sia che una leggenda ispirata al racconto di Woolpit.
Woolpit non ha dimenticato
Dopo il Medioevo la storia viene quasi dimenticata, poi torna di moda nell’Ottocento. Nel Novecento ispira perfino lo scrittore Herbert Read, che nel 1935 ne trae il suo unico romanzo, The Green Child.
E Woolpit non l’ha mai dimenticata. Dal 1977 nel paese c’è un cartello in ferro battuto con tre simboli: il lupo da cui prende il nome, la chiesa di St Mary e i due bambini verdi.

Realtà o leggenda? I Bambini Verdi sono ancora uno dei grandi misteri irrisolti. Sono stati vittime di una strana malattia, viaggiatori da un’altra dimensione o semplicemente l’origine di un mito affascinante? La loro storia, a metà strada tra cronaca storica e folklore, continua ad affascinare la nostra immaginazione secoli dopo.
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☕ Sostieni Emadion su Ko-fiFonti
- Guglielmo di Newburgh, Historia rerum Anglicarum; Ralph di Coggeshall, Chronicon Anglicanum.
- Edwin Sidney Hartland, English Fairy and Other Folk Tales, 1890.
- Skeptoid, The Green Children of Woolpit.
- Mental Floss, The Mystery of the Green Children of Woolpit.
- English Heritage, Grime’s Graves.
- Wikipedia – Bambini verdi di Woolpit
- Wikipedia (EN) – Green children of Woolpit






