La corda era chiamata la “regina dei tormenti” perché economica e facile da usare. Con i tratti di corda, subiti anche da Niccolò Machiavelli nel 1513, la vittima veniva sollevata per le braccia legate dietro la schiena e lasciata cadere di colpo. Con la veglia la si teneva sveglia per ore, mentre il cavalletto, usato anche su Guy Fawkes nel 1605, allungava il corpo fino a lussarlo.
La corda, nella tortura, è definita la regina dei tormenti. Questo perché era economica, facilmente reperibile e poteva infliggere molto dolore con il minimo sforzo. In effetti è proprio alla corda che dobbiamo il nome “tortura”, poiché grazie ad essa venivano torte (da torcere) le membra dei condannati. Ma vediamo nel dettaglio quali erano le torture con la corda.
I tratti di corda
Una delle torture più frequenti era di certo il tratto di corda. Come veniva eseguito? Il metodo principale era questo:
alla vittima venivano legate le mani dietro la schiena, poi un’altra corda veniva fatta passare in mezzo alle braccia e veniva legata.
L’estremità di questa corda era fissata a una carrucola e la vittima veniva issata a qualche metro da terra, facendo così gravare tutto il peso del corpo sulle spalle.
A questo punto il prigioniero veniva lasciato in questa posizione, magari con dei pesi attaccati ai piedi per provocare più dolore alle spalle, o venivano applicati i tratti di corda.
La corda alla quale la vittima era legata veniva lasciata andare brevemente, facendo precipitare il prigioniero. Prima che cadesse al suolo, però, la corda veniva fermata di colpo, provocando un forte dolore alle spalle e molto spesso slogandole.
Il prigioniero veniva così lasciato penzolante con le spalle slogate fino a un’ora, o fino a quando la legge lo permetteva. Poi le spalle veniva risistemate e una nuova sessione poteva avere luogo nei giorni successivi.
Dalle testimonianze di Padre Labat, un domenicano che viaggiò per l’Italia per conto del Santo Uffizio, emerge anche che alcune delle persone sottoposte ai tratti di corda non provavano quasi dolore.
Questo perché venivano “allenati” e sapevano come muoversi per evitare la slogatura, o per slogarsi le spalle col minor dolore possibile.
Una variante ancora più crudele era la squassatio, in cui ai piedi del prigioniero venivano legati dei pesi: quando la corda si fermava di colpo, lo strappo era molto più violento.

Tra le vittime più illustri dei tratti di corda c’è un nome che tutti conosciamo: Niccolò Machiavelli. Nel febbraio 1513, dopo il ritorno dei Medici a Firenze, il suo nome comparve in una lista trovata addosso a due congiurati. Machiavelli fu arrestato, rinchiuso nel carcere delle Stinche e sottoposto a sei tratti di corda. Non confessò nulla, perché non aveva nulla da confessare, e più tardi si vantò di aver sopportato la tortura con dignità. Dal carcere scrisse persino dei sonetti a Giuliano de’ Medici, in cui descriveva con ironia la sua cella piena di pidocchi. Fu liberato nel marzo successivo, grazie all’amnistia concessa per l’elezione di papa Leone X, un Medici.

La veglia

In altri casi il prigioniero veniva steso sul pavimento, in un’intelaiatura di legno. Le mani gli venivano legate sopra la testa e gli venivano immobilizzati i piedi.
Poi delle leve azionavano delle funi legate alle mani e ai piedi, alzando il corpo per le estremità. Questa posizione era estremamente scomoda perché la schiena non aveva nessun punto d’appoggio.
Gli aguzzini hanno però pensato ad un ulteriore metodo per far soffrire le vittime. Sotto alla schiena venivano posti dei puntelli in metallo o dei chiodi, così che il poveretto dovesse mantenere la schiena alzata per non ferirsi.
Questa tortura era nota come “la veglia” perché per i prigionieri era impossibile rilassarsi o dormire senza venire infilzati.
Altre varianti prevedevano dei rulli con delle spine sotto la schiena della vittima.
L’invenzione della veglia viene di solito attribuita a Ippolito Marsili, un giurista bolognese vissuto tra il Quattrocento e il Cinquecento. Il suo scopo era semplice: tenere il prigioniero sveglio per ore, a volte per più di un giorno e mezzo, finché la privazione del sonno non gli faceva perdere ogni resistenza. Molti la consideravano più efficace di qualsiasi altra tortura, proprio perché non lasciava ferite gravi.
Allungamenti
Un’altra tortura che si poteva effettuare con la corda erano gli allungamenti forzati. La vittima veniva messa su una tavola allungabile e le venivano legati mani e piedi alle due estremità della tavola.
Con delle corde azionate da un argano, la tavola veniva allungata e di conseguenza anche il corpo della vittima. Questo causava prima forti dolori, poi slogature di spalle e gambe e poi la rottura dei tendini.
Lo strumento più famoso di questo tipo è il cavalletto, in inglese rack, usato in tutta Europa. Nella Torre di Londra ce n’era uno talmente temuto da avere un soprannome, “la figlia del duca di Exeter”. Ci passò anche Guy Fawkes, l’uomo che nel novembre 1605 fu sorpreso sotto il Parlamento inglese con trentasei barili di polvere da sparo. Il re Giacomo I autorizzò la tortura, chiedendo di cominciare dai tormenti “più lievi” e passare poi ai peggiori. Le due firme di Fawkes, una prima e una dopo l’interrogatorio, mostrano meglio di qualsiasi descrizione cosa gli fecero: la seconda è appena leggibile.

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- Tratto di corda, Wikipedia
- Strappado, Wikipedia (inglese)
- Niccolò Machiavelli, Wikipedia
- Guy Fawkes, Wikipedia (inglese)
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