Lo scorticamento, o scuoiamento, è stato un metodo di tortura usato in varie civiltà nel corso della storia e consiste nell’asportare una porzione di pelle da un essere umano ancora in vita (anche se in alcuni casi è effettuato post-mortem) cercando di mantenere intatta la porzione asportata.
Il dermatologo Ernst G. Jung afferma che le principali cause di morte a causa dello scorticamento sono: lo shock, l’ipotermia, il dissanguamento e le infezioni. La morte del soggetto non era immediata, ma poteva richiedere da alcune ore fino ad alcuni giorni.
Scorticamento nella storia
Jung ha scritto anche un saggio sull’argomento “Kleine Kulturgeschichte der Haut” (“Una piccola storia culturale sulla pelle”), in cui descrive la pratica presso gli la civiltà Assira. Nella tradizione assira troviamo riferimento allo scorticamento nelle iscrizioni e negli editti reali.
Da questi abbiamo appreso che lo scorticamento poteva cominciare in vari punti del corpo, come per esempio dalla caviglia, dalla coscia o dal posteriore.
Anche nella storia Cinese lo scorticamento è stato usato da vari imperatori; in particolare, nel 1396, l’imperatore Hongwu ordinò di scorticare 5000 donne.
Nella storia possiamo notare anche altri esempi di scorticamento come metodo d’esecuzione. Nel 1303 il tesoriere dell’abbazia di Westminster venne derubato mentre aveva con sé un’ingente somma di denaro appartenente al re. Vennero indagati alcuni monaci, tre dei quali furono trovati colpevoli e scorticati vivi. La pelle venne poi affissa a tre porte come monito. Una curiosità: per secoli si è detto che i resti di quella pelle fossero ancora visibili su una porta dell’abbazia di Westminster. Nel 2005 alcuni ricercatori li hanno analizzati e hanno scoperto che si trattava di pelle di mucca, non umana.
Uno dei casi più famosi riguarda invece un italiano. Nel 1571 Marcantonio Bragadin, comandante veneziano della fortezza di Famagosta, a Cipro, si arrese agli Ottomani dopo un lungo assedio in cambio della promessa di aver salva la vita. La promessa non fu mantenuta: Bragadin fu torturato per giorni e poi scorticato vivo. La sua pelle, riempita di paglia, fu portata in giro come trofeo e poi spedita a Costantinopoli. Anni dopo fu trafugata e riportata a Venezia, dove si trova ancora oggi, conservata in un’urna nel suo monumento funebre nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo.

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Scorticamento post-mortem
In alcuni casi lo scorticamento avviene dopo la morte, per spregio verso il cadavere o per motivi religiosi.
Quest’ultimo è il caso degli Aztechi che scorticavano le vittime dei sacrifici umani.
Questa pratica è stata usata anche durante il medioevo, in Europa, sui cadaveri di coloro che erano considerati traditori.
Anche fare lo scalpo è considerato scorticamento, trattamento che veniva inflitto ai cadaveri dei nemici di alcune civiltà.
Lo scorticamento nell’arte
Lo scorticamento ha lasciato un segno profondo anche nell’arte e nel mito. Nella mitologia greca il satiro Marsia osò sfidare il dio Apollo in una gara musicale, perse e come punizione fu appeso a un albero e scorticato vivo. Tiziano dipinse la scena in uno dei suoi ultimi capolavori, oggi conservato in Repubblica Ceca.

Secondo la tradizione cristiana fu scorticato vivo anche l’apostolo Bartolomeo, che per questo viene raffigurato con un coltello in mano e la propria pelle sul braccio. Nel Giudizio Universale della Cappella Sistina, Michelangelo lo dipinse proprio così, e nella pelle afflosciata che il santo tiene in mano molti studiosi riconoscono un autoritratto dello stesso Michelangelo.
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