Bisat al-rih, la tortura del tappeto volante

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In breve
Il “tappeto volante” (bisat al-rih) è una tortura usata nelle carceri siriane sotto Bashar al-Assad: il prigioniero viene legato a una tavola di legno pieghevole, che lo piega a V causando gravi lesioni alla schiena, mentre viene picchiato e torturato con l’elettricità. Le testimonianze raccolte da Amnesty e Human Rights Watch e le foto di “Caesar” lo hanno documentato; dopo la caduta di Assad, nel dicembre 2024, le carceri come Sednaya sono state aperte.

Quando senti o leggi la parola tappeto volante sicuramente pensi a racconti del lontano oriente, come Aladino ne “Le mille e una notte”. Altre persone meno fortunate di te e di me però assoceranno per sempre questa immagine a terribili ricordi.

Il tappeto volante infatti è anche il nome di una tortura moderna, usata soprattutto in Siria nei centri di detenzione durante il governo di Bashar al-Assad

Esecuzione del tappeto volante

Il tappeto volante altro non è che una tavola di legno su cui viene legato supino il prigioniero. In questa posizione, completamente immobile e inerme, viene picchiato dai suoi aguzzini e viene torturato con scosse elettriche, applicate principalmente nei punti più sensibili:

  • zone genitali
  • testa

Il tappeto volante non è fisso, ma mobile e può essere piegato in due, portando le due estremità a unirsi. Quando un prigioniero è legato al bisat al-rih, spesso le due metà della tavola di legno vengono piegate verso l’interno, piegando il corpo del prigioniero a forma di “V”, portando ad avvicinarsi i piedi e la testa. Questo provoca forti dolori e serie lesioni, talvolta permanenti, alla spina dorsale. Una volta in questa posizione, viene picchiato e torturato con l’elettricità.

Testimonianze

BKeXJGlCAAAEwtmEcco alcune testimonianze di prigionieri sottoposti alla tortura del tappeto volante.

Un uomo di 23 anni racconta di come sia stato torturato con il bisat al-rih. E’ stato legato ad una tavola di legno, in posizione supina e completamente nudo. Poi gli sono stati applicati degli elettrodi al pene e gli sono state inflitte scariche elettriche talmente dolorose da farlo svenire. Una volta rinvenuto ricorda di come il suo corpo fosse completamente blu per la quantità di lividi presenti in ogni centimetro di pelle.

Un altro uomo racconta della sua esperienza sul tappeto volante. Anch’egli è stato legato, supino e completamente nudo, su una tavola di legno. Poi il meccanismo della tavola è scattato e le due metà hanno cominciato ad avvicinarsi, lasciando il corpo del prigioniero in forma di “V”. Questo gli ha provocato forti dolori alla parte bassa della schiena e mentre si trovava in questa posizione è stato picchiato per ore dai suoi aguzzini. Ricorda che erano in tre e lo picchiavano a turni. Quando il turno di un torturatore era finito, si sedeva ad un tavolo a fumare e a bere tè fino a quando toccava di nuovo a lui.

Le prove

Per anni il regime siriano ha negato tutto. Ma le prove si sono accumulate. Nel 2012 un rapporto di Amnesty International ha raccolto le testimonianze di decine di ex detenuti e ha elencato oltre trenta metodi di tortura usati nelle carceri siriane, tra cui proprio il tappeto volante. Nel 2013, quando la città di Raqqa cadde temporaneamente nelle mani dei ribelli, i ricercatori di Human Rights Watch trovarono negli uffici dei servizi di sicurezza uno di questi strumenti: una struttura di legno a forma di croce, usata, secondo gli ex prigionieri, per immobilizzare le vittime e piegare o stirare con violenza gli arti.

Nel 2014 un ex fotografo della polizia militare, noto con il nome in codice “Caesar”, fuggì dalla Siria portando con sé decine di migliaia di fotografie di detenuti morti in custodia, molti con segni evidenti di tortura. E nel 2017 Amnesty definì la prigione militare di Sednaya, vicino a Damasco, un “mattatoio umano”, stimando che vi fossero state impiccate in segreto migliaia di persone.

Poi, l’8 dicembre 2024, il regime di Bashar al-Assad è crollato e il presidente è fuggito in Russia. Nei giorni successivi i ribelli hanno aperto le porte di Sednaya e di altre carceri. Migliaia di persone si sono riversate nei corridoi cercando parenti scomparsi da anni. Sono stati liberati prigionieri che non ricordavano più il proprio nome, e sono stati trovati cappi, celle sotterranee e strumenti di tortura. Gli ex detenuti hanno raccontato ancora una volta del tappeto volante.

Famiglie siriane in attesa davanti alla prigione di Sednaya dopo la caduta di Assad nel dicembre 2024
Famiglie siriane davanti alla prigione di Sednaya dopo la caduta di Assad, dicembre 2024. Foto Voice of America, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

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Fonti

  • Amnesty International, “I wanted to die”: Syria’s torture survivors speak out, 2012
  • Amnesty International, Human Slaughterhouse: Mass hangings and extermination at Saydnaya Prison, 2017
  • Saydnaya Prison, Wikipedia (inglese)

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