Nel novembre 1565, a Vervins, in Piccardia, Nicole Obry, o Aubry, una ragazza di 15 o 16 anni, inizia a stare male e a dire di essere posseduta. Per i sacerdoti è Belzebù, il “principe degli ugonotti”. Esorcizzata ogni giorno davanti a folle immense nella cattedrale di Laon, l’8 febbraio 1566 viene dichiarata liberata. In piena guerra di religione, il “miracolo di Laon” diventa un’arma della propaganda cattolica contro i protestanti.
Convulsioni improvvise, una forza fuori dall’umano, una voce che non sembra la sua e un odio feroce verso tutto ciò che è sacro. Per la Francia del Cinquecento non ci sono dubbi: non è malattia, è possessione demoniaca. Così iniziò la vicenda di Nicole Obry, spesso chiamata Aubry, una ragazza francese di appena quindici o sedici anni che, tra il 1565 e il 1566, divenne la protagonista di uno degli esorcismi più spettacolari e inquietanti della storia europea, il cosiddetto “miracolo di Laon”.
La Francia delle guerre di religione
Il XVI secolo in Francia era un periodo turbolento. Le guerre di religione tra cattolici e protestanti, gli ugonotti, dilaniavano il Paese, e anche dopo la pace di Amboise del 1563 la tensione restava altissima. Laon si trovava nei domini del principe di Condé, uno dei capi protestanti. In quel clima la paura del demonio era palpabile, e le possessioni venivano viste come prove tangibili della presenza del male, ma anche come un’occasione per dimostrare quale fosse la vera fede.
La storia di Nicole Obry
Nicole viveva a Vervins, una piccola città della Piccardia. Era figlia di un macellaio e, nonostante la giovane età, era già sposata con un sarto. Il pomeriggio del 3 novembre 1565, secondo i racconti dell’epoca, le apparve uno spirito che aveva l’aspetto del nonno morto da poco. Lo spirito le chiese di far dire delle messe e di compiere un pellegrinaggio a Santiago di Compostela per liberare la sua anima dal Purgatorio. Nicole si sentì così male che si temette per la sua vita, poi si riprese e raccontò tutto ai genitori.
La famiglia fece quanto richiesto, ma i sintomi tornarono, peggiori di prima. La ragazza non riusciva più a mangiare, veniva scossa da convulsioni, sembrava avere una forza fuori dal comune e parlava con una voce roca che non era la sua. La famiglia chiamò un frate domenicano, Pierre de la Motte, che dopo averla esaminata decise che quello non era affatto il nonno, ma un angelo maligno, un diavolo. Durante gli esorcismi, costretto a rivelare il suo nome, il demone disse di chiamarsi Belzebù. A volte i diavoli dentro di lei sarebbero stati addirittura trenta.
Il principe degli ugonotti
Belzebù, però, non era un demone qualunque. Si presentava come “il principe degli ugonotti” e dichiarava che i pastori protestanti erano suoi servitori. Soprattutto, diceva che non se ne sarebbe andato per nessuno che non fosse il vescovo di Laon. Il 4 gennaio 1566 il vescovo Jean de Bours arrivò a Vervins, ma anche lui non riuscì a scacciarlo. Gli ugonotti della zona, accusati pubblicamente dal “diavolo” di essere alleati di Satana, gridavano alla truffa e cercarono di fermare gli esorcismi. Anche per proteggerla, il 24 gennaio Nicole fu portata a Laon.
L’esorcismo pubblico
A Laon l’esorcismo non fu un rituale intimo e silenzioso, ma un vero spettacolo religioso. Ogni giorno Nicole veniva portata in processione dal convento in cui alloggiava fino alla grande cattedrale di Notre-Dame, dove saliva su un palco costruito apposta, davanti a migliaia di persone. L’esorcista ordinava al “principe Belzebù” di parlare, e la ragazza, contorcendosi e urlando, pronunciava veri e propri sermoni contro i protestanti. Il demone raccontava che gli ugonotti del posto avevano rubato un’ostia consacrata, l’avevano tagliata a pezzi e bruciata, e si vantava che lui e i suoi ostinati ugonotti avrebbero fatto a Cristo più male degli ebrei.
L’arma principale degli esorcisti era l’Eucaristia. Non era una scelta casuale: mostrando che il demonio fuggiva davanti all’ostia consacrata, i cattolici volevano dimostrare davanti a tutti la presenza reale di Cristo, proprio il dogma che i protestanti contestavano. Nei dialoghi pubblici con Belzebù trovavano conferma anche l’acqua santa, le reliquie e il segno della croce, tutte pratiche che gli ugonotti consideravano superstizioni.
La liberazione
Dopo circa due mesi di esorcismi quasi quotidiani, l’8 febbraio 1566 il vescovo sollevò l’ostia davanti a Nicole e scacciò gli ultimi demoni. Le convulsioni cessarono, la voce tornò normale e il corpo si quietò. Le cronache cattoliche raccontano perfino di tuoni e di una fitta nebbia che avvolse i campanili della cattedrale. Per la folla e per la Chiesa era la vittoria della fede contro il male, e quel giorno venne celebrato ogni anno nella cattedrale di Laon fino alla Rivoluzione francese.
Per i protestanti, invece, era tutta una messinscena. Il principe di Condé fece addirittura imprigionare Nicole, e fu necessario un ordine del re Carlo IX per farla liberare. Di quello che le accadde dopo non si sa praticamente nulla.
Un caso dimenticato
Il caso di Nicole Obry oggi è poco conosciuto, oscurato da vicende più recenti e famose, come quella di Anneliese Michel in Germania. Eppure, nel Cinquecento, fece scalpore in tutta Europa. Nel giro di pochi mesi furono pubblicati diversi resoconti di testimoni oculari, e il professore di ebraico Jean Boulaese raccolse le testimonianze del decano della cattedrale, di un canonico e del notaio reale della città in un libro che divenne famosissimo. Il “miracolo di Laon” ispirò anche altre “possessioni” in Francia, ed è considerato uno dei precedenti del celebre caso delle indemoniate di Loudun.
Gli storici moderni sono molto più prudenti. C’è chi, come lo storico D. P. Walker, ha liquidato Nicole come un’impostora, e chi vede in lei una ragazza fragile, forse malata, finita al centro di una lotta politica e religiosa molto più grande di lei. Persino la sua storia cambiò con il tempo: all’inizio parlava dello spirito del nonno, e solo dopo le visite di tanti sacerdoti si arrivò a Belzebù.
Era davvero possessione, o piuttosto un disturbo che la medicina dell’epoca non poteva comprendere? Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che una ragazzina di sedici anni divenne la protagonista involontaria di una delle più spettacolari lotte tra Chiesa e demonio, e che dietro ogni storia di possessione rimane sempre l’ombra del dubbio.
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- Nicole Aubrey, Wikipedia
- Essays in History, il caso di Laon nel racconto di Boulaese
- Gizmodo, l’esorcismo del Cinquecento diventato propaganda politica
- G. Dall’Olio, Beyond Simulation. An Enquiry Concerning Demonic Possession, Palgrave Macmillan, 2015






