Tra il 1632 e il 1634, a Loudun, nel Poitou, le suore orsoline guidate dalla madre superiora Jeanne des Anges dicono di essere possedute dai demoni e accusano il parroco Urbain Grandier di averli evocati. Dopo esorcismi pubblici e un processo voluto dal cardinale Richelieu, Grandier viene torturato e bruciato vivo il 18 agosto 1634. Le “possessioni” continueranno fino al 1637.
Nel cuore della Francia del XVII secolo, tra il 1632 e il 1634, la piccola città di Loudun divenne teatro di uno dei più drammatici e controversi episodi di persecuzione per stregoneria della storia europea, il caso dei “Diavoli di Loudun”. Un intreccio di fede, politica, sessualità, potere e rivalità locali trasformò una presunta possessione demoniaca in un vero e proprio spettacolo di esorcismi, processi e condanne a morte. Ancora oggi, a quasi quattro secoli di distanza, la vicenda continua a ispirare libri, film e opere teatrali.
Ma cosa accadde davvero a Loudun? Chi erano i protagonisti e quali dinamiche alimentarono quella che oggi viene spesso definita una “caccia alle streghe” di proporzioni quasi teatrali? In questo articolo vediamo i fatti storici, le testimonianze dell’epoca e le interpretazioni moderne di uno dei capitoli più enigmatici della storia della stregoneria.
Il contesto storico
La Francia di Luigi XIII viveva un periodo di grandi tensioni. La monarchia, guidata dal cardinale Richelieu, cercava di rafforzare il potere centrale, e le ferite delle guerre di religione tra cattolici e protestanti erano ancora aperte. La Controriforma spingeva verso una maggiore ortodossia e una morale più rigida.
La città di Loudun
Loudun, nel Poitou, oggi nella regione della Nuova Aquitania, era una città divisa tra cattolici e ugonotti. Per indebolire le roccaforti protestanti, la Corona aveva ordinato di abbattere le mura e il castello della città, e su questo i cittadini erano spaccati: gli ugonotti volevano tenerle, i cattolici in gran parte appoggiavano il re. Come se non bastasse, nel maggio 1632 scoppiò un’epidemia di peste che fece molte vittime. Il convento delle Orsoline, aperto nel 1626, ospitava diciassette suore, con un’età media di venticinque anni, guidate dalla priora Jeanne des Anges.
Urbain Grandier, il parroco scomodo
Urbain Grandier era arrivato a Loudun nel 1617 come parroco di Saint-Pierre-du-Marché e canonico della chiesa di Sainte-Croix. Era un uomo bello, colto, benestante e un predicatore brillante, e proprio per questo suscitava l’invidia di molti. Si diceva che avesse avuto un figlio da Philippa Trincant, figlia del procuratore del re Louis Trincant, che era suo amico, e che avesse disonorato diverse famiglie importanti con le sue relazioni. Aveva perfino scritto un libro contro il celibato dei preti.
Intorno al 1629 un certo Jacques de Thibault lo bastonò davanti alla chiesa di Sainte-Croix per la sua condotta con le donne, e dal processo che seguì Grandier finì davanti al tribunale ecclesiastico. Il vescovo di Poitiers gli vietò di esercitare per cinque anni nella diocesi e per sempre a Loudun, ma Grandier fece ricorso, diversi testimoni ritrattarono e il caso fu archiviato. Soprattutto, Grandier si era opposto pubblicamente alla demolizione delle mura voluta da Richelieu, e circolava una sua satira feroce contro il cardinale.
Lo scoppio della crisi
Le prime “possessioni” iniziarono nell’autunno del 1632, circa cinque mesi dopo l’arrivo della peste, mentre l’epidemia si stava spegnendo. Una giovane suora raccontò di aver avuto la visione del suo confessore, padre Moussant, morto da poco, e presto altre consorelle riferirono visioni simili. Il canonico Jean Mignon, cappellano del convento e nipote di Trincant, quindi nemico di Grandier, decise di procedere con gli esorcismi.
Le suore dicevano che il demone Asmodeo era stato mandato a compiere con loro atti malvagi e impudichi. All’inizio diedero risposte diverse su chi lo avesse inviato, ma l’11 ottobre 1632 fu fatto il nome di Grandier, anche se nessuna di loro lo aveva mai incontrato. La madre superiora, Jeanne des Anges, sarebbe stata posseduta da Astaroth, entrato in lei, dicevano, il giorno in cui Grandier le aveva fatto avere un mazzo di rose, e con lui altri demoni, tra cui Leviatano. I testimoni raccontavano che il prete compariva nel convento a tutte le ore, senza che nessuno sapesse come entrasse.
Secondo Aldous Huxley, tutto sarebbe nato dal rifiuto di Grandier di diventare il direttore spirituale del convento. Jeanne des Anges, che lo aveva visto da lontano e sentito parlare delle sue avventure, ne sarebbe stata ossessionata, e respinta avrebbe chiamato al suo posto proprio il canonico Mignon. Un consigliere dell’epoca, invece, sostenne che fu Grandier a candidarsi e che il posto andò a Mignon. In ogni caso, in città molti parlavano già di impostura. Grandier chiese che le suore fossero isolate, e l’arcivescovo di Bordeaux ordinò di separarle: per un po’ le “possessioni” sembrarono calmarsi.
Le accuse

Ma il comportamento delle suore diventò sempre più estremo. Urlavano, bestemmiavano, abbaiavano, e attiravano folle di curiosi. A quel punto intervenne Richelieu. Jean de Laubardemont, l’uomo inviato a demolire la torre di Loudun, era stato fermato dalla milizia cittadina e, tornato a Parigi, aveva raccontato anche quello che accadeva tra le Orsoline. Nel novembre 1633 fu incaricato di indagare, e Grandier fu arrestato e chiuso nel carcere di Angers.
Le suore lo accusavano di aver firmato un patto con il diavolo e di averle stregate per spingerle alla tentazione. Durante il processo fu presentato perfino un “pactum diaboli”, un documento in latino che sarebbe stato firmato da Grandier e da diversi demoni. Le lettere del balivo di Loudun, il suo principale sostenitore, che definiva le possessioni un’impostura, furono intercettate.
L’esorcismo pubblico
Il 31 maggio 1634 Laubardemont tornò a Loudun con un decreto del Consiglio del re che confermava tutti i suoi poteri e vietava al Parlamento e a qualsiasi altro giudice di intervenire. Per due mesi e mezzo il vescovo di Poitiers e diversi religiosi, tra cui il cappuccino padre Tranquille e il francescano padre Lactance, esorcizzarono le suore davanti a un pubblico enorme. Le “possedute” urlavano, si contorcevano, assumevano posture innaturali, in uno spettacolo che alimentò il clima di panico e di fervore religioso in tutta la regione.
Il 23 giugno 1634 Grandier fu portato nella chiesa di Sainte-Croix, la sua chiesa, per assistere agli esorcismi. Visto che lui e i suoi sostenitori parlavano di impostura, gli fu ordinato di fare lui stesso da esorcista. Non poté rifiutare. Le suore lo aggredirono, e la scena fu presa come un’ulteriore prova della sua colpa.
Il processo e il rogo
Nell’agosto 1634 il caso arrivò davanti ai giudici. Grandier fu accusato di aver stretto un patto con il diavolo e di aver invitato qualcuno a un sabba, e il 18 agosto fu riconosciuto colpevole di magia, malefici e di aver provocato la possessione delle Orsoline. La sentenza prevedeva che chiedesse pubblicamente perdono, con una corda al collo e un cero acceso in mano, davanti alle chiese di Saint-Pierre-du-Marché e delle Orsoline, e che poi fosse bruciato vivo in piazza Sainte-Croix, con le ceneri disperse al vento. Prima ancora, doveva essere sottoposto alla tortura per fargli rivelare i complici. Tra le altre torture subì quella dello “stivale”, che gli frantumò le gambe. Non fece nessun nome.
Gli era stato promesso che avrebbe potuto parlare alla folla e che sarebbe stato strangolato prima che le fiamme lo raggiungessero, un atto di “pietà”. Ma quando dal patibolo cercò di parlare, i monaci gli gettarono in faccia tanta acqua santa che nessuno riuscì a sentire le sue ultime parole. Poi, secondo lo storico Robert Rapley, fu padre Lactance, infuriato dagli insulti della folla, ad accendere il rogo prima che il boia potesse strangolarlo. Le fiamme si alzarono così violente che bruciarono la corda, e Grandier cadde vivo tra la legna ardente.
Dopo la condanna
La morte di Grandier non fermò le possessioni, e gli esorcismi pubblici continuarono. Tra gli esorcisti arrivati dopo la sua morte c’era il gesuita Jean-Joseph Surin, che si dedicò soprattutto a Jeanne des Anges. Le esibizioni durarono fino al 1637, quando, secondo i racconti, gli ultimi demoni lasciarono il corpo della madre superiora facendo comparire sul suo braccio sinistro i nomi di Giuseppe e Maria. Jeanne fece un pellegrinaggio alla tomba di san Francesco di Sales, ad Annecy, e nel 1638 fu ricevuta da Richelieu e da Luigi XIII.
Una caccia alle streghe tipica del suo tempo
Il caso di Loudun ha molti punti in comune con altri processi dell’epoca, come le possessioni di Aix-en-Provence del 1611: testimonianze di possessione, accanimento contro un uomo in vista, uso politico della vicenda. Già nel 1679 il filosofo inglese John Locke scriveva che la storia delle suore possedute di Loudun non era altro che una macchinazione di Richelieu per distruggere Grandier, gestita dai cappuccini e recitata bene dalle suore, ma che era tutto un inganno.
Le interpretazioni moderne
C’è chi pensa che le prime “manifestazioni” fossero solo scherzi delle educande per spaventare le suore, e che poi sia stato il canonico Mignon a suggerire il nome di Grandier a delle religiose molto suggestionabili. Lo storico Michel de Certeau ha letto i sintomi delle suore come un disturbo psicologico, una forma di isteria, e la possessione come un modo per esprimere attraverso la voce di un altro idee, paure e desideri che non potevano dire apertamente, in un convento chiuso, in una città sconvolta dalla peste.
Il ruolo della sessualità
Le accuse di natura sessuale hanno portato molti storici a leggere il caso come un riflesso delle tensioni dell’epoca. La Chiesa della Controriforma imponeva un ideale di castità assoluta, e giovani donne chiuse in convento, spesso non per scelta, potevano dare forma ai loro conflitti interiori proprio attraverso la “possessione”.
Nella cultura popolare
Nel 1952 Aldous Huxley pubblicò il saggio “I diavoli di Loudun”, che mescola ricostruzione storica e interpretazione psicologica. Dal libro nacque il dramma “The Devils” di John Whiting, portato in scena dalla Royal Shakespeare Company. Nel 1961 il film polacco “Madre Giovanna degli angeli”, tratto da un racconto di Jarosław Iwaszkiewicz, si ispirò liberamente ai fatti, e nel 1969 Krzysztof Penderecki ne trasse l’opera “I diavoli di Loudun”, che debuttò all’Opera di Stato di Amburgo. Nel 1971, infine, uscì “I diavoli” di Ken Russell, basato su Huxley e Whiting, diventato un film di culto per la sua rappresentazione cruda di religione e potere.
Cosa possiamo imparare dai Diavoli di Loudun
Il caso dei Diavoli di Loudun dimostra come la paura collettiva, la politica e la religione possano intrecciarsi fino a generare un vortice di accuse e violenze. Prima di tutto, ci ricorda quanto possano essere pericolose delle accuse senza prove, sostituite da testimonianze emotive e da pressioni sociali. Poi, mostra il pericolo di un potere che sfrutta la giustizia per i propri scopi. E infine ci dice quanto sia importante guardare a questi fenomeni anche con gli occhi della psicologia. A distanza di quasi quattro secoli, Loudun rimane un simbolo di intolleranza, ma anche di un fascino oscuro che non smette di interrogarci.
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- Loudun possessions, Wikipedia
- Aldous Huxley, I diavoli di Loudun, 1952
- Michel de Certeau, La possessione di Loudun






