Aokigahara è il nome di una foresta giapponese che si trova ai piedi del Monte Fuji. In Giappone è conosciuta anche come “Jukai”, mare di alberi, ma nel resto del mondo è nota come La foresta dei suicidi.
Aokigahara
Questo nome è dovuto al grandissimo numero di persone che decidono di togliersi la vita proprio nella foresta. Le forze dell’ordine hanno persino messo dei cartelli in giapponese e in inglese che invitano gli aspiranti suicidi a riconsiderare le loro decisioni, ma sembrano non avere avuto effetto.
La foresta di Aokigahara è considerata uno dei luoghi al mondo dove avvengono più suicidi, e spesso è indicata come il primo in Giappone.
I primi casi documentati risalgono agli anni Cinquanta, e da allora si stimano almeno 30 suicidi l’anno. Dal 1970 polizia e volontari setacciano la foresta ogni anno alla ricerca di corpi.
Le autorità locali tenevano delle statistiche che rendevano pubbliche, informando ogni anno sul numero di suicidi commessi, ma vedendo che ogni volta il numero di casi aumentava hanno smesso di diffonderle, proprio per non alimentare la fama della foresta.
Nel 2003 nella foresta sono stati ritrovati 105 corpi, superando il record di 78 dell’anno prima. Nel 2010 la polizia ha registrato 54 suicidi su oltre 200 tentativi. I casi aumentano soprattutto a marzo, quando in Giappone si chiude l’anno fiscale.

L’origine della macabra usanza
Nonostante i primi casi di suicidio risalgano al 1950, un aumento del fenomeno potrebbe essere spiegato con l’uscita nel 1961 del romanzo Nami no Tō (“La torre delle onde”) di Seichō Matsumoto, in cui una coppia di amanti finisce suicida nella foresta.
Anche la pubblicazione nel 1993 di un controverso best seller di Wataru Tsurumi sul suicidio, che citava la foresta, avrebbe contribuito a farne crescere la triste fama.
Ma non finisce qui. Alcuni dicono che Aokigahara sia anche la foresta più infestata in Giappone e che la gente che la visita non ci vada con l’intento di suicidarsi. Una volta entrata nella foresta, alla vittima apparirebbero fantasmi e spiriti che la spingerebbero a compiere il gesto estremo.
Leggenda e realtà

Nonostante sia vero che molte persone scelgono Aokigahara come ultima meta, è anche vero che molte leggende aleggiano attorno a questa foresta.
Prima di tutto, gli spiriti che la infesterebbero. I fantasmi presenti nella foresta sarebbero quelli delle persone anziane abbandonate (ubasute), che si recavano nella foresta a morire. Una volta decedute, diventavano yourei, degli “spiriti arrabbiati” che spingevano al suicidio le persone che si avventuravano nella foresta.
Altre leggende metropolitane riguardo questo inquietante luogo sono quelle che riguardano il malfunzionamento di bussole e apparecchiature elettroniche. È vero che la foresta cresce su una colata di lava solidificata dopo l’eruzione del Fuji dell’864 e che il ferro contenuto nelle rocce può far deviare l’ago della bussola, ma solo se la si appoggia direttamente sulla roccia. Tenuta in mano, la bussola funziona normalmente: tanto che dal 1956 l’esercito giapponese usa la foresta per i suoi corsi di orientamento.
Per quanto riguarda le apparecchiature elettroniche, invece, il GPS può non funzionare se questo ha basse prestazioni. Orologi digitali e altre apparecchiature, invece, funzionano perfettamente.
La foresta non è solo sinonimo di morte, ma è un ecosistema ricchissimo, con orsi, cervi, volpi e decine di specie di uccelli, ed è possibile fare percorsi guidati su appositi sentieri che portano a grotte di lava come la grotta del ghiaccio di Narusawa, ghiacciata tutto l’anno, e che ovviamente non si addentrano nel profondo della foresta, molto fitta e silenziosa perché la roccia porosa assorbe i suoni.
La foresta triste
Detto questo, Aokigahara rimane comunque un luogo in cui sono avvenuti tanti suicidi, frutto di una sofferenza in vita tale da non essere più sopportata. Un luogo macabro, ma, forse, anche spirituale e decisamente triste.
E tu, visiteresti Aokigahara? Avresti il coraggio di avventurarti, da solo, nel profondo della foresta dei suicidi?
Se stai attraversando un momento difficile o hai pensieri di farti del male, non restare da solo. In Italia puoi chiamare il Telefono Amico al 02 2327 2327 o il Telefono Azzurro, e in caso di emergenza il 112. Nel Regno Unito e in Irlanda i Samaritans rispondono al 116 123, negli Stati Uniti c’è la linea 988.
🦋 Emadion vive grazie a chi lo legge. Se questa storia ti ha tenuto sveglio, offrimi un caffè: mi aiuta a portarti il prossimo incubo.
☕ Sostieni Emadion su Ko-fi





